Omelia nel Giovedì Santo
Carissimi, le riflessioni che vi offro in questa occasione sono necessariamente in relazione con il Mistero del Sacerdozio e dell’Eucaristia.
Ciascuno di noi ha un legame unico, intimo con la Santissima Trinità. Ognuno di noi non è nemmeno pensabile senza la vita della Santissima Trinità, e il legame che ci vincola a Essa è così profondo, intimo, vitale, essenziale da essere ancora più forte di quello che c’è tra la nostra anima e il nostro corpo. Nemmeno il peccato, pur rovinando questo legame, può romperlo definitivamente: il solo fatto che gli angeli dannati e le anime dannate continuino a vivere pur nell’inferno è segno dell’amore di Dio, segno che questa relazione con la Santissima Trinità è necessaria. Certo non è più nel loro caso una relazione di gloria ma di disperazione. Una relazione di disperazione che noi abbiamo il potere di costruire appunto con il nostro peccato. Per grazia di Dio Gesù Cristo ha redento l’uomo da questa situazione, che senza il Suo intervento sarebbe stata irrimediabile.
La Santissima Trinità, dunque: che cosa possiamo dire di Lei, per cercare di capire come mai il Sacerdozio e l’Eucaristia abbiano origine in Essa?
Il Padre genera il Figlio donandogli tutto Sé Stesso, la Sua Vita intera e il fatto di essere Persona Divina: così, tutto quello che il Figlio è, è immagine perfetta del Padre.
Il Figlio, a Sua volta, tutto quello che ha ricevuto dal Padre, cioè la vita piena perfetta, la rioffre in segno di gratitudine e amore: tutto quello che Lui è, la Sua vita. Rioffre al Padre lo stesso dono ricevuto, il Suo essere Persona Divina generata nell’amore del Padre.
Questo stesso unico dono, reciproco, questa stessa unica azione reciproca del donarsi l’uno all’altro e del riceversi l’Un l’Altro è lo Spirito Santo, che è l’altra persona; ed è necessariamente una Persona come lo sono il Padre e il Figlio perché, se non fosse anch’Egli una Persona, il dono che il Padre e il Figlio si scambiano continuamente non sarebbe perfetto, non donerebbero in continuazione tutto quello che Loro sono, ma soltanto qualcosa. il Padre e il Figlio, infatti, si scambiano continuamente il loro essere Persona Divina. Non nel senso che il Padre dona al Figlio il fatto di essere anch’Egli Padre, quasi “Padre del Padre”, e non nel senso che il Figlio dona al Padre il fatto di essere anch’Egli “Figlio del Figlio” (il che è impossibile e assurdo). Ma nel senso che, donando tutta la Vita divina e ricevendola e ridonandola, si donano il fatto di essere Persona, e dunque il dono stesso che si scambiano è una Persona, la Persona che Li unisce, che “li fa essere” Padre e Figlio. Poiché, appunto, se il loro atto di donarsi – che ‘fuoriesce’ da Loro e al tempo stesso rimane in Loro – non fosse una Persona, il Loro dono non sarebbe per nulla perfetto e non permetterebbe all’Altro di essere una Persona.
Ecco, in questo “movimento”, in questo eterno perfetto donarsi del Padre al Figlio e del Figlio al Padre nello Spirito Santo vediamo l’origine e la forma di quello che è il mistero del Sacerdozio e dell’Eucaristia.
Il Figlio infatti offre al Padre quello che ha ricevuto: tutta la propria persona, tutta la propria vita: non tiene nulla per sé: restituisce in perenne gratitudine.
Quando Gesù si incarna, rivela a noi questa vita, questo movimento di amore. E nella sua vita terrena ci svela, ci mostra perfettamente quel che accade nel mistero della Trinità: tutto quello che Egli ha ricevuto dal Padre come uomo, cioè la propria vita, le proprie qualità, la propria natura, lo offre al Padre, e con questa offerta rende tutto ciò sacro, lo fa sacro, santo, di esclusiva appartenenza al Padre: appunto lo sacrifica. Questo è il suo Atto Sacerdotale. Cosicché Lui è il Sacerdote, perché (1) è Colui che offre al Padre, che risponde al Suo dono di amore, e perché (2) Lui è al tempo stesso l’offerta, perché offre tutto Sé stesso, non mantiene nulla per sé. Anzi, il suo dono è appunto in gratitudine, ringraziamento pieno perfetto di amore: Eucaristia vuol appunto dire ringraziamento: e quale ringraziamento più perfetto del dono di sé stessi, di tutta la propria vita che è stata donata dal Padre?
Dunque, Gesù offre Sé stesso in ringraziamento, rende sacra, santa tutta la Sua natura umana, tutte le Sue qualità e caratteristiche umane: le sacrifica. Ecco la realizzazione del sacerdote e dell’Eucaristia. In questo modo Egli svela quello che Lui compie nella Santissima Trinità come Figlio Eterno del Padre: offre al Padre tutto quello che da Lui ha ricevuto.
Possiamo dire anche qualcosa di più: In questo suo offrire Sé stesso al Padre in ringraziamento perenne Egli mostra e svela a noi quello che lo Stesso Padre è e fa. Il Sacerdozio e L’Eucaristia di Gesù sono cioè immagine perfetta del Padre. È il Padre che offrendo tutto Sé Stesso al Figlio, generandolo, gli dona ciò che Lui è e la capacità di offrire Sé stesso in ringraziamento. Gli dona la capacità di essere sacerdote e il dono stesso da offrirGli. Gesù Sacerdote e Eucaristia, sacrificio, è l’immagine perfetta del Padre. “Io sono nel Padre e il Padre è in me: chi vede Me vede il Padre: il Padre e Io siamo una sola unica srealtà”: Gesù può offrire Sé stesso al Padre perché il Padre gli ha offerto tutto Sé stesso.
Ma non basta. Che cosa c’entriamo noi in questo scambio di amore della Santissima Trinità? Noi siamo stati creati nello Spirito Santo per mezzo di Gesù, in vista di Lui: Noi siamo il dono che il Padre ha fatto al Figlio, perché partecipassimo della Sua stessa vita. Gesù, ci raccoglie come dono dalle mani del Padre e ci rioffre, uniti a Sé stesso, al Padre.
Ma, dal momento in cui si è introdotta la terribile distruzione del peccato, questa offerta che Gesù Figlio eterno vuole fare di noi al Padre viene operata attraverso la redenzione, la
remissione dei Peccati. Così, per noi, il Sacerdozio e il Sacrificio di Gesù, acquistano un significato di sofferenza, di passione, di morte, per poi avere il significato della Risurrezione. Gesù vuole annientare in sé il frutto della nostra disobbedienza per offrirci come sacrificio vivente santo e gradito al Padre. Per fare di noi in Lui una perfetta eterna Eucaristia.
Così è compiuto il destino dell’uomo, quello di essere unito a Dio, immerso nella sua Vita Trinitaria, e non come semplice spettatore: siamo chiamati a essere anche noi in Gesù attori in questa vita di dono-offerta-ringraziamento che è la Vita della Santissima Trinità.
Solo Gesù, dunque, Lui che è Verbo del Padre agli uomini e Verbo unico perfetto degli uomini al Padre, Lui che è l’unico che può parlare al Padre e pregarlo e lodarlo nel modo perfetto e santo … Solo Gesù conosce la profondità tragica del peccato, di ogni singolo peccato, ma solo Lui conosce pure l’infinita onnipotenza e immensità del dono del Padre a noi, figli nel Figlio. Solo Lui dunque conosce quale stravolgente dono ha fatto agli uomini rendendoli capaci di partecipare al Suo unico sacerdozio e a Lui, unica Eucaristia.
Ecco, dove si innesta il Sacramento dell’Ordine, e dell’Eucaristia di cui oggi celebriamo l’Istituzione. Ma ecco anche dove si innestano e da dove sgorgano tutti gli altri sacramenti.
Dunque, carissimi confratelli siamo resi ministri, servi, dell’unione, della glorificazione degli uomini in Dio attraverso il Figlio, unione che avviene attraverso la distruzione dei peccati. Dono stupendo e delicatissimo a un tempo, perché si tratta di entrare e agire con lo stile di Gesù nell’anima dei fedeli, e nella nostra stessa anima. Impegno faticoso e bello, santificante.
Dono, soltanto dono, che possiamo amministrare senza nessuna pretesa, soltanto sapendo che anche noi abbiamo ottenuto misericordia.
Dono, soltanto dono, di misericordia infinita, davvero infinita.
Esercizio di un dono che ci mette nella possibilità di contemplare l’opera che la Santissima Trinità compie oggi nel cuore di coloro che si lasciano vincere da Essa, penetrare dal Padre dal Figlio e dallo Spirito Santo, che si lasciano riconciliare con Dio, che possono con Gesù offrire sé stessi come Santa Eucaristia, senza macchia.
Dono, soltanto dono, che ci spinge a pregare a implorare grazie per i fedeli che si accostano a noi, a condividere le loro sofferenze, a caricarcele sulle spalle, a sostenerle. Ma a far nostre anche le loro virtù, le loro conquiste, il loro amore per Dio.
Dono che ci permette di contemplare quello che Dio opera nel cuore degli uomini, proprio perché noi con Dio agiamo nel cuore degli uomini: giungiamo a vedere a percepire quasi l’attimo continuo della creazione del Signore. È vero, nessuno di noi ha visto Gesù risorgere
dal sepolcro e ascendere al Padre, ma lo contempliamo che risorge nelle anime degli uomini e donne che vivono la loro vita come Gesù. Contempliamo l’opera di Cristo, e rendiamo grazie al Padre, con i sentimenti di Maria, che nel Magnificat ha cantato.
Non padroni, dunque, di questi sacramenti, ma servi, servi che operano contemplando l’opera di Dio. Servi in contemplazione.
Carissimi fedeli: pregate per noi; aiutateci a essere questi servi in contemplazione di quello che Dio opera in ciascuno di voi.
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