La Verginità di Gesù e di Maria cosa mostrano? …La domanda fu di un ragazzo
{Lo schema} “Ingredienti della Pizza”
Acclimatazione: due domande.
- Che cosa pensa la Chiesa della sessualità? Due idee.
- La sessualità si realizza pienamente solo nel matrimonio? Se sì: chi non si sposa rimane almeno un po’ irrealizzato?
Argomento delicato, tra i più belli:
* riguarda l’intimo della persona: qui la persona si scopre del tutto nel suo intimo.
* “Ognuno può agire secondo coscienza”.
* La Chiesa non può imporre regole su queste cose intime, private. Non può imporre la sua verità.
Revisionare l’idea di coscienza e di libertà.
Alcune affermazioni di base, che rispondono a questa domanda: Perché la Chiesa pretende di
insegnare qualcosa su questa realtà?
- Esiste una verità delle cose, valida per tutti: non la “mia”, la “tua” verità.
- L’uomo può conoscere questa verità, la desidera, ed è inquieto finché non la trova.
- L’uomo è debole e facilmente ingannabile.
- L’uomo può “riuscire alla grande” con la forza di Dio.
- Ciò che la Chiesa insegna lo insegna perché riflette sulla verità delle cose,
- è assistita dallo Spirito Santo per non fare errori,
- Gesù ha insegnato quello che poi diremo,
- Gesù ha dato alla Chiesa l’autorità di insegnare.
1
2Cor 4,2: « Avendo ottenuto misericordia e avendo ricevuto questo incarico…non camminiamo nell’inganno e nemmeno falsifichiamo la Parola di Dio, e facendo conoscere/rendendo chiara la verità ci presentiamo fermi / stiamo saldi davanti alla coscienza di ogni uomo al cospetto di Dio ».
1Cor 13,12: « adesso è come se fissassimo lo sguardo su di una immagine riflessa nello specchio…dopo vedremo faccia a faccia».
Le provocazioni di Gesù e della Chiesa.
La verità della sessualità: ma, come disse Pilato, «che cos’è la verità»?
Secondo Gesù è il rapporto con la Santissima Trinità (è scoprire l’amore della Santissima Trinità
La nostra persona: “gli ingredienti necessari per una buona zuppa”:
e viverlo).
… e in questo modo:
Cosciente
Libera, responsabile Limite
insoddisfazione / mistero Errore / correggersi.
2
… è questo:
Conosce Vuole (ama) Ricorda Corpo
Relazione
… Funziona così:
Idee, progetti Passioni, sentimenti Affetti
Scelte
Relazione
La persona inizia solo ricevendo poi, soltanto poi, dà qualcosa.
Il corpo umano:
* un semplice gesto…
* il significato non materiale:
es. corpo morto / corpo vivo
capirsi, vedere, parlare / il registratore, la pellicola fotografica. * Mette in relazione,
* per-mette la relazione, che è sempre fisica, di conoscenza e di affetto. * Permette la vita.
* È sempre sessuato.
* Relazione: bisogno
Perfezionamento Donare/ricevere Felicità
Gesù e il mio corpo:
cfr Mc 7, 17-23.
cfr 1 Cor 6: « Il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore e il Signore è per il corpo. E Dio, che ha risuscitato il Signore risusciterà anche noi per mezzo della Sua potenza. Non sapete che i nostri corpi sono membra di Cristo? … Colui che si unisce a Cristo è un solo spirito. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che avete da Dio e non siete di voi stessi? Siete stati comprati a caro prezzo / come oggetto di valore. Glorificate dio nel vostro corpo».
3
Un volo d’aquila
Attrazione
Diversità – uguale dignità Fecondità: diversità di ‘ruoli’
Responsabilità verso terzi.
Abbiamo bisogno dell’altro: Fatti dagli altri
Viviamo con gli altri Fatti per gli altri “facciamo” gli altri.
Non ci bastiamo
Provocazioni:
• Io …tutte queste dimensioni
La sessualità:
Le dimensioni della sessualità (amore)
Aspetto storico (generazioni/culture) Amore genitori figli
Amore fratelli sorelle
Amore tra amici
- La nostra sessualità in tutti questi aspetti: immagine di Dio…ma Dio non è Maschio / Femmina.
- Gesù assume una natura umana come maschio da una donna, vergine, e rimane Lui stesso vergine: non è per caso. Genesi, capp. 1-2
Amore uomo-donna
Aspetto misterioso:
insoddisfazione Incompletezza.
Efesini, 5, 21ss.
Conclusione: l’unico significato della sessualità (assieme alle altre facoltà spirituali): farci assomigliare alla Santissima Trinità.
Gesù e Maria Vergini: Nota: nella Sacra Scrittura si parla di Maria sempre in riferimento a Gesù. Gen 3: il discendente della donna
Lc 1: « Concepirai e darai alla luce un figlio…»
Madre e Vergine: cioè Vergine perché deve essere Madre di Dio.
Gv 19: « Donna ecco Tuo figlio…»
Ap 12: il dragone, il figlio maschio, la donna, il resto della discendenza.
Conclusione: dall’unione di Gesù con Maria scaturisce una fecondità tutta particolare: la redenzione.
“La sospirata fine”:
Maria Vergine ricorda a ogni donna e a ogni uomo il senso pieno…eterno della sessualità
4
La mia doveva essere una relazione, una esposizione, ma vorrei impostare questo mio intervento – un po’ lungo! – come una confessione della mia vita. E questa mia “confessione” la inizio con una premessa un po’ particolare, insolita, dal momento che è una premessa che dovrete farla tutta da voi, nel silenzio del vostro cuore, della vostra mente.
Prima di ascoltare quello che io dirò, ognuno di voi dovrebbe raccogliersi per qualche minuto in silenzio e “trar fuori” dalla sua mente due idee con le quali può riassumere tutto quello che, secondo lei/lui, la Chiesa insegna sulla sessualità.
La seconda premessa che vi chiedo di fare ancora da voi stessi è la seguente: ognuno di voi deve dirsi nel segreto del proprio intimo, senza che nessun altro senta, se pensa che l’unica maniera di realizzare pienamente la sessualità sia il matrimonio, o comunque la vita di coppia: in altre parole se ritiene che chi non si sposa (la suora, il prete) non si può realizzare pienamente come uomo, come donna.
Soltanto dopo che voi avete posto da voi stessi queste premesse io posso continuare.
______________________
Perché vi ho chiesto di porre da voi stessi queste premesse? Perché vi mettiate davanti a quello che dirò con tutta la vostra responsabilità, “compromettendovi” per così dire.
Da parte mia vorrei parlare al vostro cuore, alla vostra mente, lì, nel vostro intimo dove voi siete tutto voi stessi, senza inganni, senza illusioni, con tutti i vostri desideri più profondi.
Parlare della sessualità per me non vuol dire parlare di qualcosa di astratto, tutt’altro: vuol dire che vi parlo di me, di quello che sono nel mio profondo, come maschio, e di quello che penso della donna, vuol dire che vi parlo di me proprio come padre Giovanni, dunque di un maschio che è prete, e che vive il sacerdozio con una sua precisa sessualità. Parlo dunque di ciò che è del tutto intimo, di come son fatto io, di come mi vivo … Quasi come se dovessi fare delle rivelazioni private fenomenali da scoop giornalistico!
Non metto però in gioco solamente me stesso, perché parlare di me nel modo più profondo vuol dire al tempo stesso parlare di quello che Gesù ha detto e di come Lui ha vissuto la Sua sessualità, che è poi quello che la Chiesa ancora oggi dice e cerca di vivere, da sempre.
D’altro canto, è anche vero che qui parlo a tutti voi insieme, e non posso affrontare le vostre “cose” più personali: per far questo è meglio che ci incontriamo a tu per tu.
Ho scelto di impostare questa conversazione con voi a mo’ di racconto, narrandovi il modo in cui poco alla volta ho imparato da Gesù il valore della mia sessualità e di quella degli altri: di quella vostra dunque.
5
Oggi posso dire che l’argomento della sessualità è tra i più delicati, ma è tra i più delicati perché è tra i più belli. Una volta avevo paura dell’argomento, pur essendone attratto. Col tempo, mi sono accorto del perché avevo paura: riguarda quel campo, quello spazio, quel luogo talmente intimo dove una persona si scopre tutta, si disarma tutta, si rivela tutta, si può mettere tutta nelle mani dell’altro, può addirittura diventare padre o madre.
Non è stato invece assolutamente difficile accorgermi che la sessualità riguardava per tutti quell’ambito della propria vita nel quale ognuno pretende di vivere secondo coscienza, e quindi non lascia che un altro venga a insegnargli come deve viverla: «Io la mia sessualità voglio viverla come stabilisco io».
D’altra parte, man mano che approfondivo la mia fede sentivo ripetermi da altri, o per televisione, o sui giornali, che la Chiesa non ha il diritto di interferire su faccende così private, così personali.
Sì, dunque, la sessualità argomento tra i più coinvolgenti, come tutti se ne rendono conto non appena sentono la prima attrazione di simpatia nella loro vita.
Vi devo dire che per me è stato fondamentale avere vicino persone che vivevano la loro sessualità in modo sereno e rispettoso, perché così controbilanciavano quel mare di sentimenti che può facilmente agitarsi per una burrasca.
In questo clima “temperato”, dal quale, però, percepivo anche le burrasche, vedevo emergere alcune certezze, che facevo mie, certezze che era come se me le fossi trovate io, come se fossero cosa mia, ma erano e dovevano essere certezze anche per gli altri.
Io queste certezze qui non ve le posso dimostrare, non ne abbiamo il tempo – magari avremo l’occasione in altre circostanze – tuttavia devo assolutamente mettervele davanti, perché senza di esse non potete entrare nel mio intimo … e neppure in quello di Gesù, che vale molto più di me! Sì, perché queste certezze sono i punti forza della mia sessualità, … e di quella di Gesù. Queste scoperte allora io ve le riporto qui così, semplicemente: voi prendetemi in fiducia.
Sono come “8 comandamenti” che man mano che li conquistavo mi rendevo conto che rispondevano a questa domanda di fondo: « perché la Chiesa pretende di insegnare qualcosa che valga per tutti sulla sessualità? Per tutti, anche per chi non è cristiano!». In effetti, forse, se la Chiesa pretendesse di dire qualcosa per conto suo tutti la lascerebbero parlare e si direbbe: «sono affari suoi, no? Ognuno la pensa come crede». Ecco, dovevo scoprire dove era radicata questa pretesa della Chiesa. È una mania, una fissazione, è orgoglio, oppure c’è qualcosa d’altro?
6
La risposta si delucidava pian piano, come a piccoli gradini.
1 – La prima scoperta sicura fu che esiste una verità delle “cose”; non esiste la “mia”, la “tua” verità, una verità per ogni testa, ne esiste soltanto una, valida per tutti e per tutti i tempi, iscritta nella natura dell’uomo. “Valida per tutti” però voleva dire anche che tutti la potevano e la dovevano realizzare. Non è fatta dall’uomo la verità, dunque, ma l’uomo la deve realizzare.
2 – L’altra grande scoperta è stata questa, che l’uomo, io, voi, tutti possiamo conoscere questa verità. Sì, essa non dipendeva da me, ma era stata fatta per me da qualcun altro, e io potevo conoscerla, così come è. Pur attraverso gli errori e gli sbagli che potevo fare e nei quali potevo cadere, io avevo la capacità di afferrarla e di non lasciarmela più sfuggire.
Non solo la posso conoscere, ma addirittura la desidero, anche se spesso non me ne rendo conto, e sono ed ero inquieto per lei, finché non la trovo.
3 – È stato importantissimo affermare che io potevo conoscere la verità, la realtà delle cose, ma fu importante anche riconoscere che io ero debole e che potevo anche sbagliare, fallire il bersaglio, che cioè, dovevo fare fatica per trovarla.
4 – Eppure, ho scoperto “sulla mia pelle” che, anche se dovevo fare fatica e potevo inciampare nella conquista della realtà, ce la potevo fare, potevo “riuscire alla grande”: con la forza e la luce di Dio e con le mie qualità, che poi sono dono Suo, io potevo superare gli sbagli, i limiti.
Gli altri punti fermi riguardavano la Chiesa, e ci venni a capo passando da una pratica solo regolare della fede a una regolare e ragionata, motivata, “fatta mia”.
5 – In questo mio cammino la Chiesa che cosa c’entrava? Divenne evidente, con il tempo, nella mia semplice vita proiettata davanti a tutta la storia, … divenne evidente che quando la Chiesa insegnava qualcosa su questioni fondamentali, come quella della sessualità, lo diceva perché rifletteva sulla verità delle cose.
6 – Non solo, ma era – ed è – assistita dallo Spirito Santo perché non sbagliasse.
7 – E aggiungo anche questo: se uno si mette a leggere con attenzione il Santo Vangelo, si accorgerà che quello che io dirò e che mi sforzo di vivere è proprio quello che Gesù ha insegnato con parole Sue. Per cui, come quella volta lo fu per me, così anche per voi deve essere chiaro con tutta forza che la Chiesa non insegna altro che quello che Gesù stesso ha insegnato sulla sessualità, e quindi dire “non sono d’accordo con la Chiesa» vuol dire non essere d’accordo con Gesù.
Vedete, finché uno pensa di non essere d’accordo con la Chiesa è un fatto, ma non si esce da questo inghippo se non ci si mette di fronte a Gesù: se non sei d’accordo con la Chiesa prima di tutto e in fondo a tutto non sei d’accordo con Gesù. Accorgersi di questo è fondamentale, come lo è stato per me: non essere d’accordo con Gesù non vuol dire essere cattivo, ma vuol dire che non posso più nascondermi dietro chissà quale paravento: vuol dire che ormai sono scoperto davanti a Lui, è con
7
Lui che mi devo misurare, discutere, “prendermela”. «No, Giovanni – a un certo punto mi son detto – non essere d’accordo con Gesù non vuol dire essere cattivi, ma certo essere fuori strada. E finché uno non si mette a confronto diretto con Cristo non si esce dallo stallo». È soltanto così che siamo capaci di ragionare sul serio e dirci «Allora, se centra Gesù, vediamo un po’, non posso subito chiudere la questione come cosa mia». Difatti, finché è una faccenda che rimane chiusa nel nostro mondo possiamo discutere sempre, e “chi più ne ha più ne metta”, ma nel momento in cui centra Gesù e la vita dopo la morte allora devo prendere posizione davanti a Lui.
8 – Col tempo digerii anche quest’altra convinzione: la Chiesa pretendeva di insegnarmi qualcosa perché Gesù stesso le aveva dato l’autorità di farlo. S. Paolo dice questo con le sue parole: «guai a me se non predicassi il Vangelo!».
Quando più tardi ho affrontato lo studio della Sacra Scrittura ho trovato una frase di S. Paolo che è molto incisiva, che riassumeva questa “pretesa della Chiesa”, con parole lapidarie, belle, forti, che mi hanno fatto respirare ancor più a pieni polmoni. A Corinto c’era una comunità che godeva di tanti benefici e di particolari doni da parte di Dio, ma c’erano ancora problemi molto gravi che S. Paolo doveva affrontare. Ad un certo punto delle sue esortazioni e dei suoi richiami S. Paolo scrive: «Io, come Apostolo, cioè inviato da Gesù, non falsifico la verità, non posso far questo, ma mi devo mettere davanti alla coscienza di ciascuno di voi: non solo, quando mi pongo davanti alla vostra coscienza e vi presento la verità, così come essa è, sto al cospetto di Dio». Questo vuol dire che sempre la coscienza mia, e quella vostra, e quella di tutti, non sta davanti a sé stessa, ma sta davanti a Dio, sempre… sempre, davanti a Gesù Cristo. L’apostolo, la Chiesa è come se si mettesse in mezzo per facilitare questo rapporto.
Ecco, con questa frase io riassumo quella che è la “pretesa” che la Chiesa ha: «Io ho un servizio – dice S. Paolo – non posso falsificare la Parola di Dio, perché devo mettermi davanti alla vostra coscienza, davanti all’intimo vostro, con la verità, perché l’intimo vostro sta davanti a Dio, e io sono responsabile davanti a Dio e davanti a voi».
_________________________
La via forse più bella e più affascinante per capire quello che Gesù insegna sulla sessualità e come Lui la vive sarebbe quella di percorrere nel Vangelo tutti i fatti nei quali Gesù si incontra con le donne, parla con loro, ci passa del tempo assieme. Questa via però qui non ci è possibile, per cui la lascio come impegno a voi: a me basta avervela data come provocazione. Io per conto mio cerco di farlo, e vi assicuro che ne ricevo tanta luce.
8
Invece, io continuo il mio “racconto”, e sono ormai arrivato al punto di condividere con voi quella che è la verità della sessualità.
Pilato ha chiesto a Gesù « che cos’è la verità ?», forse con un tono scettico, disilluso, anche perché non è rimasto lì a sentire la risposta. Al di là di tutto quello che potremo dire con gli studi umani io prendo quello che Gesù ci dice e lo riassumo così: la verità è conoscere e vivere l’amore della Santissima Trinità: sperimentare, vivere, essere trasformati dall’amore della Santa Trinità. Nessuna definizione filosofica dunque, anche se nel corso degli studi e delle mie “battaglie” interiori avevo appigli per definire la verità: preferisco più semplicemente dire che la verità è il rapporto che ognuno ha con la Santissima Trinità.
Naturalmente mi sono dovuto prendere il peso delle conseguenze di questa convinzione, e ho dovuto accettare che se la verità è il mio rapporto con Dio, tutto quello che io ero e che sono e che sarò entra nella verità.
E io, che sono? …Non soltanto io, intendiamoci, anche voi, ogni uomo…
Per parlare della sessualità bisogna mettere bene in luce quello che siamo. E dico così:
Le nostre qualità fondamentali non sono tante, son poche, solo che se ne togliamo una, o non ce l’abbiamo fin dall’inizio del nostro concepimento, non siamo persone. E questo non nel senso che viviamo male, ma che proprio non ci siamo.
Se mi togliete l’intelligenza, la capacità di conoscere le realtà che mi sta attorno e me stesso, non sono un uomo.
Se mi togliete la capacita di volere, di decidere, di scegliere, di amare, non sono un uomo.
Se al momento in cui vengo concepito non mi date la capacità di ricordare, la memoria, neppure sono un uomo, perché tutto quello che io conosco, come anche l’amore, deve essere depositato, deve rimanere; e la memoria è appunto quella qualità che permette che tutto rimanga. Quante volte ho pensato che la memoria assomiglia all’eternità di Dio: Dio rimane sempre, così dentro di me tutto quello che accade rimane perché ho la memoria.
Se non ho il corpo, non sono uomo. Inoltre, il corpo è sempre con una sessualità. Sì, ho dovuto “far mio”, accettare il fatto bellissimo che se non sono maschio o femmina, io non sono una creatura umana.
La mia ricerca sulla verità della persona, della mia persona e della vostra persona, non si è fermata qui, però, perché a tempo opportuno ho dovuto dirmi: guarda che c’è quest’altra qualità strana, che non è a fianco delle altre, ma è come il “condimento” di tutte queste: io vivo sempre assieme agli altri, alle cose, alla natura: sono sempre in relazione, sono sempre legato a qualcun altro a qualcosa d’altro. Se mi togliete questo legame del tutto, semplicemente mi uccidete. Non son più vivo.
9
Andando fino in fondo a questa galleria delle meraviglie mi son dovuto dire: «Guarda che non soltanto tu sei sempre per forza legato all’esterno, in rapporto con gli altri, ma nel tuo stesso intimo sei così: l’intelligenza, la volontà, il corpo, la memoria sono sempre per forza, “legati” tra loro, se no non esisti».
Pensate alla morte: io mi accorgo che uno è morto quando vedo che non dà più segni di vita, perché tocco il suo corpo ma non si muove più da solo, per niente, è freddo, non dà più alcuna risposta agli stimoli esterni, e poi sono ormai del tutto finite le funzioni interne fondamentali: il cervello, il cuore, i polmoni.
Vi ho messo sul tavolo le mie qualità fondamentali, che sono anche le vostre: se me le togliete non sono più p. Giovanni.
Non mi basta però. Queste qualità funzionano, ed è stato determinante per la mia educazione preoccuparmi anche del loro funzionamento, Nascono idee, progetti, scaturiscono i sentimenti e le passioni, gli affetti, le scelte. E tutti questi “prodotti” sono sempre in relazione tra di loro, collegati, sempre. Sì, ma come li produco? In modo cosciente – per esempio: so che sto sviluppando un’idea, e che sto provando un certo sentimento- e in modo libero (sono cioè responsabile di quello che faccio dentro di me e fuori di me). Tuttavia, mi rendo conto che in questo lavorìo sono molto limitato, vorrei fare molto di più, ma non ci riesco. Anzi, vorrei far tutto giusto, e spesso sbaglio. Posso anche correggermi, però…anche se alla fine sono sempre un po’ insoddisfatto, anche quando tutto è andato bene. Ecco: ho dovuto accettare che tutte quelle mie qualità funzionano conservando un senso di mistero.
Questa consapevolezza del mistero è forse stata la chiave di tutto, perché mi ha permesso di rendermi conto che nonostante tutte le possibili esperienze ero sempre in attesa ancora di qualcosa d’altro.
Ecco dunque la conquista cosciente delle mie colonne portanti, che mi fanno sussistere come persona. Ma la sessualità, mi direte, che c’entra con questo? Ho scoperto e mi hanno aiutato a scoprire che la sessualità così come la intende e la vive Gesù riguarda tutte queste qualità, fino in fondo. Come Gesù diceva (per esempio lo trovate in Mc 7,18-23 e in Mt 5,27-28) la sessualità non è problema di corpo, ma di testa, di mentalità, di stile intimo di vita. Purtroppo, quando parlo con le persone ho l’impressione che la sessualità venga pensata soprattutto come “cosa fisica”: ed è senz’altro fisica, accidenti, sì! Ma non solo, e non principalmente. Così, a un certo punto mi son detto: «allora peccare non è fare cose cattive usando qualità cattive, o almeno pericolose, ma rovinare le qualità buone!».
10
A questo punto voglio continuare a raccontarvi la mia sessualità e la vostra con alcune provocazioni, proprio come io sono stato provocato col passare del tempo.
E parto dal corpo. Quando sto insieme con un gruppo di persone, o con una sola persona, normalmente mi rendo conto se uno sta attento o no a quello che dico, se è preoccupato: da come si muove o non si muove, se sbarra gli occhi, se sospira, se sbuffa. Questi sono segni puramente “fisici”, banali si potrebbe dire, ma con questi segni quella persona lì mi comunica le sue idee, il suo affetto, forse la sua noia, il suo interesse, cose queste che non sono più fisiche, tutt’altro, sono intime, e determinanti. E sì, dai, tutti ci accorgiamo che se uno non è d’accordo con quello che sto dicendo me ne accorgo dai gesti, ancora prima che mi dica con la bocca «ma che sta’ a di’?». Un gesto fisico risponde a delle idee, a sentimenti, è sempre molto di più di quello che appare.
La volta in cui realizzai coscientemente questa convinzione stavo proprio pensando alla sessualità, e mi dissi pressappoco così: «caspita! Il corpo è una faccenda seria, non è un semplice strumento!». Fu una scoperta importante: il mio corpo non ha un significato materiale; è materia sì, perché lo tocco, ma non ha un significato solo materiale. Già abbiamo visto la differenza tra un corpo morto e uno vivente, ma pensate anche a questo.
L’altro giorno, mentre parlavamo c’era una telecamera che ci riprendeva e un registratore che registrava i discorsi. Pensate un po’: io stavo guardando e stavo parlando, mentre la telecamera riprendeva immagini e incideva la voce. Ora, io capivo le immagini e il significato dei suoni che sentivo, li capivo come parole che volevano comunicarmi qualcosa, mentre la telecamera, che subiva le stesse modificazioni non capiva niente, non vedeva, non si rendeva conto dell’immagine fissata, neppure del messaggio che riceveva. Così accade sempre: i vostri occhi e le vostre orecchie, a differenza di una telecamera, realizzano immagini dando un significato a tutto quello che diciamo, ai suoni che escono dalla nostra bocca, come anche voi e io diamo un senso a questi segni stampati su questi fogli. Per voi per me questi sono parole che vogliono dirci qualcosa, per il foglio su cui sono stampate non dicono nulla, sono semplici modificazioni materiali, superficiali.
Vi assicuro che dal momento in cui mi son convinto in prima persona, e non solo “per sentito dire”, che il mio corpo non ha un significato solo materiale, che le mie sensazioni fisiche sono più che semplici sensazioni o provocazioni psichiche, ho provato e provo tuttora una meraviglia unica, tanto da contemplare il mio corpo senza fare per nulla culturismo da palestra, ma guardandolo, cioè guardandomi come sono, sia nella salute che nella malattia. È vero che prima questo avevano cercato di insegnarmelo, ma adesso non era importante averlo saputo inizialmente attraverso gli altri: ormai l’avevo compreso da me.
11
Il mio corpo, dunque, non è uno strumento e non posso pensarlo uno strumento. Posso dire con tutta la forza che io sono il mio corpo, e assieme che io sono la mia intelligenza, la mia volontà, la mia memoria, che io sono una relazione.
Dicevo che se mi togliete il corpo non son più io, non son più vivo: sì, perché il corpo mette in relazione, è la base di tutte le mie relazioni, di tutti i miei legami. L’intelligenza, la volontà, la memoria non funzionano, non vivono se non sono legate almeno un po’ al corpo, perché è lui che le lega con il mondo esterno, e anche con quello interno.
Non mi ricordo con chi di voi dicevo scherzando: «Ma tu ti sei mai visto in viso da solo senza una specchio, o una fotografia?» …NO! Per renderci conto di chi siamo bisogna sempre andare, in un certo senso, all’esterno di noi stessi. Se non vedo, se non tocco qualcosa, se non sento (gli occhi, le orecchie, le mani sono del corpo), soprattutto se non c’è qualcuno o qualcosa che mi mostra il mio viso, nemmeno mi rendo conto di chi sono.
Davanti a tutta questa faccenda seria del corpo incominciai a comprendere come mai Gesù avesse prese un corpo per sé, e l’abbia fatto risorgere, non l’abbia abbandonato nella tomba. Appunto perché non era uno strumento che aveva per un certo tempo e che poi non gli sarebbe più servito. Ecco allora che una volta di più questo sguardo a Gesù mi convinse che il mio corpo era indispensabile per me e con esso la mia sessualità.
Ma mentre all’inizio pensavo che la mia sessualità fosse irrinunciabile perché ero sempre un maschio di fronte ad altri maschi o a altre donne, in seguito sono rimasto coinvolto da una “rivelazione”, da una “illuminazione” che mi ha superato, del tutto inaspettata. Perché mentre prima pensavo soltanto che non dovevo peccare, non dovevo fare “cose brutte” (il che è importantissimo comunque sempre), dopo quella “illuminazione” ho intuito perché non dovevo fare “cose brutte”. Vi faccio entrare in questa illuminazione con l’aiuto di S. Paolo. Nella sua prima lettera ai fedeli di Corinto, interviene su alcuni problemi molto delicati, anche nell’ambito della sessualità; C’erano infatti situazioni di scandalo assai gravi. Interviene con forza. E dice tra l’altro:
«Il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore … (vuol dire che il mio corpo ha senso con Gesù Cristo, tanto che più avanti dice con vigore: “il tuo corpo è Suo, non tuo”) … e il Signore è per il corpo … (dando un senso pulitissimo e puro a questa espressione possiamo dire: “il Signore desidera il tuo corpo, e tutto quello che tu sei di buono”) … E Dio, che ha risuscitato il Signore risusciterà anche noi per mezzo della Sua potenza. Non sapete che i nostri corpi sono membra di Cristo? … (è come se tutti insieme formassimo una unica “persona” che si chiama Gesù Cristo)… Colui che si unisce a Cristo è un solo Spirito. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito
12
Santo, che avete da Dio e non siete di voi stessi? Siete stati comprati a caro prezzo (si può anche tradurre “come oggetto di valore”.
Ecco perché all’inizio vi ho proposto quei momenti di silenzio in modo che “tiraste fuori” quello che pensavate nel vostro intimo: adesso questi vostri pensieri vanno confrontati con questa rivelazione di Gesù, del tutto inaspettata) … Glorificate Dio nel vostro corpo».
In un’altra sua lettera, quella ai Filippesi, sempre S. Paolo dice che Gesù trasformerà il nostro corpo che adesso è umiliato, dandogli quella forma che ora ha il Suo corpo glorioso.
Un regalo così io non me l’aspettavo mai, e nemmeno ero capace di immaginarlo, e quindi non ero nemmeno capace di chiederGlielo, se Lui non me l’avesse detto. Che bello! Trasformerà il nostro corpo con la sua sessualità senza fargliela perdere, a immagine del Suo corpo di gloria. Concludo dicendo che la mia sessualità, e la tua c’entra del tutto e direttamente con Gesù risorto e asceso al Padre.
Ormai non soltanto la prima bomba era esplosa, ma incominciavano a esplodere a catena tutte le altre collegate con questa. Innanzitutto non vedevo più contrasto tra una vera e limpida riflessione umana sulla sessualità e l’insegnamento cristiano.
Adesso, all’apparenza torno qualche passo indietro, per raccontarvi – « e finalmente!» direte – la mia sessualità in due modi diversi. Prima quasi facendo una ricognizione dall’alto, un volo d’aquila, poi portandovi alla scoperta delle mie dimensioni fondamentali dell’amore.
Quando faccio una ricognizione dall’alto sulla mia sessualità di p. Giovanni, che ci scopro? Quali le caratteristiche necessarie della mia sessualità?
* L’attrazione verso qualcuno: se sono attratto vuol dire che in qualche modo sono contento. Questa attrazione è importantissima.
* La diversità tra uomo-donna: Che ovvio! Sì, ma quant’è importante e delicato! Io ho tre sorelle e fin da quand’ero piccolo mi sono reso conto che «loro non erano io». Io ero maschio, mentre loro erano donne anche se non capivo che cosa volesse dire: … béh, sapevo che loro erano come la mamma, ma non erano la mamma. L’unica cosa che da piccolo sapevo era che facevo sempre baruffa, perché, come pensavo “avevano sempre torto loro”. Sono cresciuto e per fortuna ho cambiato idee… Diversità, dunque, ma uguale dignità, e complementarietà. Facevo sempre baruffa, ma lentamente, con tanta pazienza, con l’aiuto di tanti ho compreso che non c’è uno sopra l’altro ma che stiamo bene insieme.
* Mi sono poi reso conto che la mia sessualità dice fecondità: non solo che anch’io “ero stato fecondato” da un uomo e da una donna, ma che anch’io avevo la capacità di essere fecondo. Di più.
13
L’uomo e la donna sono fecondi, ma con “ruoli” diversi (guardate una mamma in gestazione e il compito del papà nei suoi confronti), e complementari.
Dalla fecondità poi scaturisce una responsabilità verso altri. Verso il figlio sì, ma se io sono il papà di questo figlio sono responsabile verso la mamma, e la mamma lo è verso il papà di questo bambino. Poi, quando questo bambino conoscerà altri compagni io diverrò responsabile anche verso di loro. Insomma, la fecondità della sessualità comporta responsabilità verso “un sacco di gente”.
* Una nota in più: con il tempo perdo la capacità di fecondare fisicamente, ma non la sessualità, per cui la sessualità non può esaurirsi con la sola fecondità fisica.
* Guarda ancora alla mia sessualità e dico: «non solo attrazione…caspita! Io ho bisogno degli altri». Proprio io, p. Giovanni, ho bisogno degli altri. Come?
Béh, sono stato fatto da due persone: se non c’erano loro io non c’ero.
Poi, vivo con gli altri: all’inizio con i genitori, con i fratelli, parenti, gli amichetti…compagni di scuola, con quelli con cui lavoro, con il vicinato.
Quindi, sono fatto per gli altri, perché io tendo verso gli altri, ne sono attratto, li cerco.
Da ultimo, in qualche modo io “faccio” gli altri: il papà e la mamma “fanno” un’altra persona: certo, uso la parola fanno tra virgolette perché un figlio non è un semplice oggetto.
Dirò di più: non soltanto però il papà e la mamma “fanno” gli altri, ma anche io nel modo in cui vivo la mia sessualità di p. Giovanni influisco sugli altri, lascio in loro un segno, in qualche modo li “faccio”.
* C’è poi l’ultima dimensione della mia sessualità, sempre presente: io non mi basto, ma non mi bastano neppure gli altri, non ci bastiamo, voglio qualcosa d’altro ancora, un di più. C’è questo senso di insoddisfazione misteriosa, che è la spia importantissima della mia tensione verso Dio.
Parlavo di un secondo modo di considerare la sessualità e l’amore, ed è questo che segue. Secondo me (ma soprattutto secondo Gesù) io sono costruito con queste dimensioni dell’amore, e devo viverle tutte, in modo armonioso.
1. La mia sessualità, il mio amore ha un aspetto storico, sociale: cioè io vengo al mondo in una determinata generazione, dopo alcuni, prima di altri, insieme con altri, e ci vengo in una cultura determinata. Infatti, quando mi sono reso conto di chi ero, ho scoperto di avere dei nonni, degli avi, ho scoperto di avere una storia prima di me, e che ero nato e vivevo in una precisa città, Pordenone. 2. Un altro aspetto, del tutto fondamentale è che io sono figlio di due genitori, e questo significa che la mia sessualità mi legherà ormai per sempre ad un padre e a una madre, come anche loro sono legati a dei figli, per sempre: la mia sessualità comporta un amore tra genitori e figlio.
14
3. Nel mio caso poi, e nella stragrande maggioranza dei casi la mia sessualità mi lega a sorelle, con le quali condivido lo stesso sangue. La mia sessualità, il mio amore ha necessariamente anche un aspetto fraterno.
Poi, essa mi lega ad altre persone come amici, non in modo neutro: io, con gli amici, con voi, mi comporterò sempre come maschio.
4. C’è poi la dimensione di cui si parla di più nell’amore, nella sessualità, quella del legame forte tra un uomo e una donna, dell’attrazione particolare tra i due.
5. Infine, come ultima dimensione, ma direi piuttosto come il cacio sui maccheroni, io vivo il mio amore, la mia sessualità con un aspetto misterioso, che mi supera, perché io sono ben consapevole di tutte queste dimensioni, ma non mi bastano, e io non basto agli altri. Ecco qui che ritorna la insoddisfazione di cui parlavo prima, che è la spia del significato religioso della mia sessualità, del mio amore.
……
Ecco qui allora che vi lancio un’altra bomba: io come prete devo vivere tutti questi aspetti racchiusi nella mia sessualità. Tutti. Non ne devo lasciare fuori uno: non rinuncio a niente. Devo vivere anche l’amore uomo – donna nel suo senso profondo. «Ma, p. Giovanni … stai dicendo che anche i preti si possono sposare?!». No, dico solo che io ho davanti a me Gesù Cristo, che ha vissuto la sua sessualità fino in fondo in tutte queste dimensioni, e guardando a Lui vedo che è possibile anche per me stare con una singola persona (per esempio una donna) in un modo particolare, sperimentando tutto quello che è il nostro affetto, senza per questo essere sposati. E questo deve avvenire nel mio ministero, nella mia preghiera. Per cui quando sarò insieme a bambini/e, ragazze/i, donne/uomini, anziani/e, sperimenterò tutte queste dimensioni dell’amore. Dunque, insisto nella provocazione: io non rinuncio a nessuna dimensione della mia sessualità, la vivo – cerco di viverla – in modo totale con ogni persona, naturalmente a seconda della mia vocazione, di quello che Gesù mi chiede. Quando io sono davanti a una bambina, una ragazza, una donna adulta, una anziana non sono neutro, non mi comporto in modo neutro, ma come maschio, le sto davanti con tutta la mia sessualità, cercando di instaurare con loro un rapporto unico e di dare a quella persona tutto quello di cui sono capace, tutto quello che le darebbe Gesù. E lo stesso anche quando sono davanti ad altri maschi (bambini, giovani, ecc.).
Mi sono così riallacciato a quella serie di scoperte-esplosioni di cui parlavo prima. E continuo sulla scia.
L’altra provocazione che voglio lanciare, che contiene tutte queste seminate fin qui e scoperte lentamente nella mia vita, è questa. Il mio amore, la mia sessualità con tutte queste caratteristiche sono immagine di Dio: in altre parole, io vivo queste dimensioni perché assomiglio a
15
Dio: sì, noi in quanto maschi e donne assomigliamo a Dio. Dove sta il segreto, visto che Dio non è né maschio né donna? Nel fatto che siamo “costruiti” per stare vicino l’uno all’altro, che sentiamo la necessità di stare assieme, nel fatto che cerchiamo l’altra persona, che la desideriamo. E Dio ha voluto farci capire questo dicendo, all’inizio della creazione: «li voglio creare maschio e femmina, in forma corporale». E così Dio ha costruito l’uomo, Adamo ed Eva, capaci di volersi bene, di cercarsi l’un l’altro; capaci di essere fecondi, di donare la vita come Lui, Dio; capaci di governare, amministrare tutte le creature.
Poi è successo un disastro, che è il peccato originale, e da lì ha inizio tutta la storia del lavoro con cui Dio recupera pian piano l’uomo. Passano secoli, millenni e giunge a noi S. Paolo, che tra gli altri Apostoli ci dice: «state attenti, quando Dio all’inizio della creazione “fa” l’uomo maschio e femmina, ha preparato in realtà la venuta di Gesù. Allora? Noi dobbiamo guardare all’amore tra l’uomo e la donna per capire come Gesù ama ciascuno di noi. Gesù ha amato la Chiesa, ciascuno di noi, come? Salvandola, facendola bella, dandole la capacità di generare nuovi figli, fidanzandosela per poi presentarsela bellissima, alla fine dei tempi, nel giorno della gloria (Lettera agli Efesini 5, 21-33). Questo è l’amore che Gesù Dio ha per la Chiesa, per tutti quanti noi». Io quest’amore lo capisco guardando come si amano il marito e la moglie, quando si amano davvero.
Questo è dunque il primo grande passo di verità: noi assomigliamo a Dio e l’amore tra l’uomo e la donna è una “faccenda” serissima, perché tocca la realtà di Dio, la vita di Dio.
Ma il secondo grande passo è questo, e qui è la Chiesa che ce lo insegna, con la Sua autorità e sapienza, contemplando la rivelazione posta nella Sacra Scrittura e tramandata nella Tradizione, Non solo all’inizio della creazione, quando Dio costituiva l’uomo e la donna immagine e somiglianza di Sé stesso, pensava a Gesù e alla Chiesa: no, Dio in Adamo e Eva vuole anticipare, prefigurare due altre persone. Quali? Gesù e Maria.
E qui, secondo me saltano tutte le idee che noi normalmente abbiamo sulle nozze. Per me, fino a quando non mi si è aperta questa ulteriore rivelazione, si sposavano sempre un uomo e una donna e dalla loro unione nascevano figli normalmente. Invece, noi ora dobbiamo usare la parole matrimonio in modo diverso, più ampio, più profondo …più vero. Gesù e Maria non si sposano certo nel nostro modo, però è come se si fossero sposati, perché dalla loro particolare unione (Maria è salvata dal peccato originale al momento del concepimento e da ogni peccato nella sua vita a motivo del Figlio, di Gesù; Gesù è concepito in Maria e nasce da Maria per opera dello Spirito Santo infuso dal Padre), dalla loro particolare unione “nasciamo” tutti noi che siamo salvati. Da Maria nasce Gesù: Maria è vergine, ma è vergine per Gesù, non perché non voleva avere contatti
16
con suo marito, quasi che li ritenesse una cosa cattiva; nemmeno è vergine per sé stessa, perché non ritiene nessun uomo degno di lei. Maria è vergine per Gesù. E Gesù rimane vergine perché è legato a Maria e insieme a lei deve far nascere tutti quelli che sono salvati. Ed è lo Sposo di tutti, non solo di una donna.
Questo è appunto il secondo significato della loro verginità: proprio perché non sono sposati con altre persone loro possono essere i “genitori” di tutti noi che siamo salvati; anzi, grazie alla loro verginità, la loro fecondità supera i limiti del tempo e loro sono i “genitori” di tutti i salvati, da Adamo, che è venuto prima di loro, all’ultimo uomo che verrà su questa terra.
La verginità di Gesù, dunque, è per Maria sì, ma in vista di tutti quanti noi, così quella di Maria è per Gesù in vista di tutti quanti noi, per tutti noi. È la verginità, quella di Gesù, di uno sposo che è lo Sposo di tutti
Quindi la sessualità nel suo significato profondo per la Chiesa, e per me, è quello eterno, non quello che vedo per strada sui tabelloni, non quello di chi dice: «io la penso così e la vivo così». No, l’unico significato è questo. Io sono legato in modo unico – e incredibile – a Gesù e a Maria, quindi a Dio. E il fatto che ho una determinata sessualità che cosa mi fa capire? Quanto Dio mi desideri (come io desidero stare con voi, e lo desidero attraverso la mia struttura sessuale), quanto desideri di stare con me in un modo eterno, per sempre, senza mai lasciarmi … Ho detto con altre parole le qualità che conosciamo del matrimonio: fedeltà, indissolubilità, unità.
Questo è quindi l’unico senso che Gesù dà alla sessualità, come aveva detto S. Paolo: «il tuo corpo è per Gesù e Gesù è per il tuo corpo». Pertanto, gli sposi non hanno diritto assoluto sul loro corpo, ma insieme “vivono il loro corpo” per camminare verso Gesù, che li attende nella gloria.
Ecco… mi rendo conto che a questo punto io e voi siamo obbligati a capovolgere il nostro modo di impostare la vita. E come si fa? Con la forza di Dio, con la preghiera e i sacramenti.
… Ecco anche perché ho desiderato porvi quelle domande all’inizio: «cosa sai e cosa pensi?»: adesso potete confrontare con questa grande verità – e anche io – tutto quello che pensavate e sapevate all’inizio.
La sessualità, dunque, è qualcosa di veramente grande, tanto che Gesù ha voluto essere maschio e nasce da una donna vergine per dirci in modo perfetto tutto il significato della sessualità. Gesù, dunque, non è maschio per caso, ma volutamente. Nasce da una donna vergine e rimane vergine. Nessuno meglio di Lui poteva far felice una donna sposandola: se non si è sposato non è perché non stimava il matrimonio, ma anzi, perché deve farci vedere che lui si sposa in un modo del tutto
17
particolare con tutti, al di là del tempo, e che dà la vita a tutti in modo diretto, miracoloso sì, ma diretto.
In riassunto, chiudiamo così la riflessione-confessione sulla verginità di Gesù e Maria.
La verginità di Gesù e di Maria realizza e mostra il significato eterno, religioso della sessualità di ogni uomo.
Gesù e Maria con la loro verginità, che li ha uniti tra loro in un modo unico, hanno potuto “fecondare” tutti gli uomini, donando loro la vita eterna, e così si sono uniti indissolubilmente a tutti gli uomini.
Sì, si sono legati in modo unico a ogni singola dona e ogni singolo uomo (da Adamo ed Eva fino all’ultimo che verrà sulla terra): essi sono i genitori di tutti i salvati, e lo sono senza alcun limite di tempo e di spazio.
Inoltre, Gesù e Maria con la loro sessualità verginale ci mostrano che il vero significato della sessualità in tutte le sue dimensioni è proprio quello dell’aldilà, quello che sperimenteremo nell’aldilà.
Allora, che cosa possiamo dire quanto alla sessualità dei coniugi? La loro sessualità ha senso perché costruisce (se vissuta in modo puro) la loro eternità, e li lega così anche a tutti gli altri uomini (senza che essi vedano questo legame).
Invece, la persona che fa voto di verginità? Essa mostra che il significato profondo, pieno della sessualità di tutti (come appunto anche il significato dello sforzo che i coniugi compiono) è già stato raggiunto: il Paradiso c’è, lo si può toccare, è già in noi, tra noi.
Pertanto, dobbiamo dire che se Gesù a Maria si fossero sposati normalmente non avrebbero potuto essere legati in modo unico e diretto a tutti gli uomini (cioè essere i veri genitori della vita eterna), e non sarebbero i veri capostipiti dell’umanità, e non avrebbero nemmeno potuto mostrare “nella loro carne” a tutti gli uomini il desiderio di Dio di essere Unito a ogni uomo in modo indissolubile per tutta l’eternità.
Quindi, Maria Vergine ricorda alla donna e al maschio il senso pieno completo eterno e religioso della sessualità di ogni donna e di ogni maschio.
Ecco qui la mia confessione, dunque… la confessione di quello di cui son sicuro, di quello che cerco di vivere. Sapete, non è stato facile fare questo cammino, e non è un cammino che ho fatto da solo. No, sono stato aiutato, e lo sono tuttora. Non è possibile conquistare la verità se non cammini insieme con chi è già un po’ conquistato e illuminato dalla verità.
18
Tante sono le tentazioni, le seduzioni, le distrazioni e le preoccupazioni che sono venute “tra i piedi” nel corso di questo cammino, e spesso erano travestite da bontà e bellezza, per cui ci voleva qualcuno che mi insegnasse a riconoscere questi inganni, questi intralci, e a tenere la testa alta verso la mèta.
Dal punto di vista concreto, quello che più di tutto mi ha aiutato nella scoperta e nella faticosa conquista è stato il sacramento della confessione, che per me si trasformava spesso in colloquio fraterno con i sacerdoti che mi sono stati vicini. I quali non hanno lavorato con la bacchetta magica, non mi hanno illuso, ma mi sono sempre stati al fianco, consapevoli della loro stessa debolezza ma della loro forza. La vita di sacramenti, sempre più radicata nel cuore, la confessione frequente, l’incontro con Gesù nell’Eucaristia, sono stati la strada. Camminando in questa strada, devo ringraziare chi mi ha spinto ad arricchire continuamente le mie idee, chi mi ha reso la volontà più forte di quella che avevo all’inizio, chi mi ha spinto alla generosità pratica, a “spendermi” un po’ per gli altri, a “sporcarmi le mani”, a prendere contatto con diversi ambienti della emarginazione, con le preoccupazioni della Chiesa nel mondo (per esempio la vita dei missionari) … e devo ringraziare chi mi aiuta tuttora a non pensare mai di avere capito già tutto fino in fondo, come se avessi ormai scoperto già tutto.
Fatica dunque, eccome!, anche adesso. E la via è sempre questa che vi ho confessato qui, in “poche righe”. Davvero Dio benedica e ricompensi sempre quel sacerdote che ormai da anni mi segue e mi sprona e Dio mi tenga sempre sveglia, accesa quella sete di saperne sempre di più, di cercare ancora, in modo che la mia mente e il mio cuore non si atrofizzino.
… Concludo con una fine che sembra non centrare per nulla: la preghiera a Maria. Io all’inizio mica capivo perché bisognasse pregare Maria, perché fosse quasi la via preferenziale per arrivare a Gesù e quindi per entrare in Dio. Anche adesso che capisco qualcosa, mi sfuggono un sacco di dettagli su di Lei: però vi assicuro che la preghiera continua a Maria – anche quando hai la testa confusa e stanca – funziona … poco alla volta ti apre alla luce, e riesci a rimanere puro, casto… a vivere bene la tua sessualità, a realizzarla come Gesù.
19
Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.