Qualcosa sulle tentazioni di Gesù

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”.

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”.

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Lc 4,1-13

Siamo ormai abituati a questo fatto del Vangelo, che è quello con cui si apre il Tempo della Quaresima di ogni anno. Già gli antichi Padri, i Vescovi dei primi secoli che dovevano predicare ai fedeli nelle grandi liturgie, nonché i santi si sono “incontrati/scontrati” con questo fatto delle tentazioni, che può porre alcune perplessità, come del resto può porle il fatto del Battesimo di Gesù immediatamente precedente alle tentazioni, e che è – in verità – strettamente collegato a esse. Questo l’ho ricordato ormai diverse volte.

A un certo punto, quando l’insegnamento della Teologia si sistemò nelle scuole, a seguito dell’insegnamento dei Padri … A un certo punto i maestri di teologia – confermati quando serviva dal magistero dei Papi e dei Concili – insegnavano che Gesù poteva essere tentato al male da satana, perché satana tenta ogni uomo, ma non poteva peccare, per due motivi, che s’intrecciano a vicenda: (1) perché godeva di una perfetta armonia in tutta la Sua umanità – per cui viveva le passioni in pieno equilibrio e godeva sempre della freschezza e della perfezione della Sua intelligenza umana – e, pertanto, poteva smascherare immediatamente qualsiasi tentazione demoniaca; (2) e poi perché, essendo Dio, “permeava” della perfezione divina tutta la propria attività umana, i propri sentimenti umani, i propri pensieri, i propri affetti e le proprie scelte umane. Dunque poteva essere tentato, ma non poteva peccare.

Ma satana, allora, fu così ‘stolto’ da volerlo tentare lo stesso? Sì, e no. Cioè: satana doveva tentare Gesù per capire se fosse proprio Lui Colui che era destinato a governare le genti con scettro di ferro (cfr Ap 12,5), Colui che era venuto a distruggere il suo impero, Colui nel quale tutto era stato creato e tutto si sarebbe compiuto, Colui che poneva gli angeli, e quindi satana stesso, in subordinazione nell’opera della creazione.

Certo, il desiderio di farlo cadere satana ce l’aveva, ma doveva anzitutto sapere se Gesù era proprio quello che “doveva venire”. Sì, satana, creatura (persona) d’intelligenza particolare, peccando del suo peccato di superbia e orgoglio, si è staccato da Dio e, quindi, ha perduto la possibilità di esercitare la sua intelligenza in maniera piena e sensata. E, pertanto, nella sua “pazzia intelligente” o “intelligente pazzia”, poteva anche sperare di farLo cadere Gesù, così come sperò di farLo rinunciare all’opera della redenzione, e così come sperò, provocandone la morte, di distruggere il piano creatore di Dio. E in questo ha mostrato tutta la sua stoltezza, lo spegnimento della sua intelligenza. Ma tant’è, direbbe Manzoni, un’intelligenza sublime priva dell’umiltà finisce per portare una persona a essere più stupida degli stolti, e a perseguire cose impossibili, assurde. È la follia dell’intelligenza superba che divora sé stessa e rimane solo cecità e naufragio perenne.

Applicazione pratica? Béh, almeno una: quando ci pensiamo intelligenti, assicuriamoci di essere anche umili, mai superficiali e presuntuosi, e mai pettegoli, che è il primo segno della superficialità e della stoltezza. Se satana è diventato stolto pur avendo una capacità intellettiva rarissima, noi non possiamo pensare di essere esenti da questa stolta allucinata intelligenza perduta. Vale per tutti, per me, per voi … Quando pensiamo di essere qualcuno, mettiamoci in ginocchio a chiedere aiuto e luce e umiltà al nostro Signore, tentato ma rimasto illeso dalle insidie di satana, e maestro di verità e vera intelligenza.

Qualcosa in più

Perché

  • Perchécerchiamoilgodimentoelagratificazioneistantaneaefineaséstessa.
  • Perché non riconosciamo che è una tentazione di satana, e quindi una cosa cattiva.
  • Perché lì per lì ci dimentichiamo di Dio e dei danni del peccato.
  • Perché ci ricordiamo di Dio sì, ma ci piace di più in quel momento ciò che ci viene proposto lì per lì.
  • Perché non preghiamo affinché Dio impedisca di farci condurre da satana dentro la tentazione.
  • Perchéormairiteniamodinonpoternepiùfareameno.Pensiamochetuttoèperduto.
  • Perché ormai – questo riguarda coloro che sono ormai pervertiti nel gusto del male: li chiameremo satanici – … perché ormai siamo innamorati del male e vogliamo offendere Dio e dirgli che noi siamo Dio, e non Lui. I motivi per cui cadiamo nelle tentazioni stanno tutti dentro a quest’elenco, in una maniera o in un’altra. Vi porgo una riflessione, ma forse devo chiamarla meglio un abbozzo, un insieme di pezzi di riflessioni sulle quali almeno io dovrei meditare per tutta la vita. È indubbio che Gesù nelle Tentazioni del deserto e nel Getzemani ci insegna a combattere contro le tentazioni, mentre in tutta la Sua predicazione e in tutti i Suoi comportamenti pratici ci insegna a riconoscerle. Così come ci insegna che le prove della vita possono trasformarsi in tentazioni, anche se di per sé non lo sono. Io sono invece “bloccato” nel mio pensiero sulla domanda: “perché ha accettato di essere tentato, dal momento che sapeva che non avrebbe mai potuto cadere? ”. Sembra una sorta di presa in giro nei confronti di satana. Ma da come Gesù gli risponde non sembra che lo voglia deridere. Anche se a me farebbe molto piacere! Certo: come appunto si insegna da sempre, Gesù accettando di essere tentato ci mostra come si fa a non cadere. Ma mentre qui nel deserto, nonostante la fame e la stanchezza fisica, sembra rispondere a satana con tranquillità e superiorità, senza alcuna fatica, smascherandolo ogni volta come mentitore e imbroglione, nel Getzemani invece sembra fare molta fatica a non soccombere. Eppure è lo stesso Gesù. Elaboro una risposta a partire dal dono che ci fa la Rivelazione e dalla riflessione millenaria della Chiesa. Gesù – di fatto – è venuto nel mondo, dentro la realtà dell’uomo per distruggere le opere del diavolo. Ma bisogna dire ancor prima che Egli è dovuto entrare nel mistero della creazione per compierla. Questo era, infatti, il piano fin dall’origine, “prima” che satana e l’uomo peccassero. Il disegno originale di tutta la creazione – cioè delle ‘cose’, degli uomini e degli angeli –, perché doveva ricapitolare e unire tutti in Sé stesso secondo il piano originario. Essere il perno, il significato di ogni creatura, per unirla in pienezza alla Santa Trinità. Anche gli angeli: per un mistero che per il

cadiamo nelle tentazioni di satana?

momento ancora ci sfugge e che possiamo solo affermare sulla scorta di quanto professano San Paolo e altri Apostoli nei loro scritti.

Quindi, Gesù “doveva” entrare anche nel mondo del diavolo (che è un angelo), nella sua realtà, per confermare che lui, satana, e i suoi angeli depravati sono creature di Dio sottoposte a Dio e non padroni dell’universo, come vorrebbero. È quindi entrato nel loro mondo, non per redimerli – perché la loro scelta di male è irrevocabile – ma per distruggere il loro potere e per riaffermare dinanzi a loro con tutta la Sua potenza che Lui, il Figlio Eterno Incarnato, è il loro Signore: Colui in vista del Quale e per il Quale anche loro erano stati creati. Quindi, Gesù “ha dovuto” entrare nel loro mondo di perversione e nella tentazione per mostrarne la nullità davanti a Dio, per riaffermare la condanna degli angeli ribelli e decaduti, e per proclamare anche dinanzi a loro che anche loro, comunque, avevano senso soltanto nel Figlio Incarnato, al quale però non hanno voluto unirsi. È entrato nel loro mondo, sotto ogni aspetto, ratificandone la condanna, e proclamando che Dio comunque ama e non distrugge. Così come è entrato nella morte per distruggerne il potere.

Nel Getzemani, momento del quale solo i mistici hanno potuto capire qualcosa di quel calice dal quale Gesù chiede di essere liberato, Gesù entra nel profondo del mistero del male e della cattiveria di satana che vuole perdere gli uomini e l’intera creazione. Vede qualcosa che non ci è dato di sapere così facilmente cosa sia stata. Sperimenta su di Sé la turpitudine e la crudeltà del peccato; deve venire un angelo a renderlo forte fisicamente per reggere la crisi psico-somatica (un angelo a fronte di tanti diavoli angeli depravati); deve passare un tempo interminabile – sembra qualche ora – affinché la prova di satana venga sconfitta. È come disceso nel profondo dell’inferno (non ancora nel mondo della morte, ma nell’inferno di satana e dei dannati) e delle macchinazioni che tentano di pervertire ogni singolo uomo attraverso la cattiveria pura. È penetrato nel mistero dell’iniquità. E ha distrutto, con la propria sofferenza umana e con la potenza di Dio, il potere distruttivo dei peccati di satana e di ogni singolo uomo.

Così, ha posto nelle mani di ciascuno di noi uomini la possibilità di essere nuovamente liberi di fronte alla cattiveria e di scegliere la Vita Divina, con l’aiuto della grazia Sua. Incarnandosi, infatti, ha dovuto e voluto far Sue tutte le opere di ogni uomo e di ogni angelo: le opere belle per renderle gloriose (e di là le vedremo tali), le opere cattive per distruggerle e lasciarle nelle mani di satana e dei suoi seguaci senza alcun frutto, se non quello della dannazione personale di ogni angelo dannato e di ogni uomo che si dannerà. La dannazione personale: solo quella; e non invece la dannazione e la distruzione di tutte le creature assieme.

C’è un’altra domanda sulla quale sono “incastrato”, ma sulla quale non posso ‘mettere giù’ le riflessioni stavolta:

“perché non ha tolto per sempre la morte? Perché non ha tolto per sempre le malattie e la sofferenza, così che almeno dopo la Sua prima venuta, il mondo sarebbe andato avanti con un po’ più di decenza? Non bastavano le sofferenze che c’erano state nel mondo fino alla Sua prima venuta?”.

Come vedete, una domanda fatta di più domande che girano assieme su uno stesso unico perno. Domande che sono peraltro la sfida di tutti coloro che faticano nella fede o che rifiutano Dio come Creatore e Padre. Speriamo che Dio conceda un po’ di luce per scrivere qualcosa di sensato e di utile su questo.
Accenno solo che la risposta fondamentale dobbiamo trovarla nel pensare che la creazione tutta, in tutti i suoi dettagli, sta tutta in una piena eternità dinanzi a Dio, dove non c’è qualcosa prima, qualcosa adesso e qualcosa dopo. Tutto nell’eternità è contemporaneo. E perciò non poteva togliere qualcosa dopo di Lui, perché tutto è dinanzi a Lui e in Lui contemporaneo.

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