Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, Gesù entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito
parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti
da Gesù, lo supplicavano con insistenza: “Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –
, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga”. Gesù si incamminò con loro. Non
era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti!
Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno
di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione
di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed
egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla
folla che lo seguiva, disse: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”.
E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Qualche nota …
Questo fatto è raccontato da due dei tre Evangelisti Sinottici, un termine con il quale, come ricordiamo, indichiamo i tre Evangelisti i cui Vangeli possono essere messi su tre colonne parallele, perché riportano spesso tutti tre gli ‘stessi’ fatti e discorsi di Gesù, e sovente anche con la stessa sequenza narrativa: si possono cioè osservare con uno sguardo d’insieme – questo vuol dire, appunto, sinossi –. Giovanni, invece, con il suo Vangelo non permette questa possibilità se non, in pratica, per le narrazioni della “cacciata dei mercanti dal Tempio”, della prima moltiplicazione dei pani e pesci, della ‘camminata’ sul lago, e della passione-morte- risurrezione. Due dei tre sinottici, e cioè Matteo e Luca, riportano dunque questo fatto.
… Con una differenza, però, “vistosa”. San Luca sottolinea che il Centurione non è andato di persona da Gesù, ma ha chiesto la ‘mediazione’ degli anziani di Cafarnao. E quando vien informato che Gesù è nei pressi della sua casa, nemmeno allora Gli va incontro, e Gli invia degli amici. In san Matteo il Centurione parla direttamente con Gesù, ma non Gli ‘permette’ di andare nella sua casa perché non si ritiene degno. La differenza è vistosa.
Si danno diverse spiegazioni. C’è chi insiste sul fatto che ognuno dei due Evangelisti ha un suo proprio ‘piano narrativo’ e dunque racconta i dettagli dell’episodio ‘piegandoli’ in base a questo ‘progetto’. Altri fanno notare che san Luca sembrerebbe – qui – riportare il fatto in maniera più aderente a come si è svolto nella realtà, san Matteo lo ricorderebbe un po’ in sintesi, semplificando sui dettagli, e concentrandosi sul fatto che Gesù, commentando la fede del Centurione, afferma qualcosa di ‘preoccupante’. E cioè che i “figli del Regno” rischieranno di essere estromessi dal Regno, mentre ci entreranno le ‘moltitudini’ che giungeranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa con Abramo Isacco e Giacobbe. Altri ancora suggeriscono che, in realtà, san Matteo potrebbe raccontare la cosa con sufficienti dettagli, ma con il sistema ‘tipico’ con il quale si dice che uno “fa una cosa” anche se incarica altri di portarla a compimento. Ne è il responsabile principale, ma fa agire altri che collaborano con lui: essendo il responsabile principale si dice che la fa direttamente lui. Dunque, san Matteo metterebbe in bocca al Centurione le parole che dicono, in verità, i suoi messaggeri, poiché questi devono comunque dire le parole che il Centurione ha detto di dire. I messaggeri parlano, ma è come se parlasse il Centurione, come se lui fosse presente.
C’è poi un fatto assai simile, narrato da san Giovanni, sempre legato a Cafarnao, per cui alcuni studiosi ritengono che san Giovanni parli dello stesso episodio dei Sinottici, anche se con dettagli abbastanza differenti. I dettagli differenti sono sufficienti per dire che le somiglianze non permettono di identificare l’episodio come se fosse il medesimo che ricordano Matteo e Luca.
Lc 7,1-10
D’altronde, sul particolare che più sembrerebbe indicare che siamo di fronte allo stesso fatto (e cioè che l’uomo che si rivolge a Gesù è sempre una persona che c’entra con il governo politico: i due Sinottici lo chiamano “Centurione” e san Giovanni “ufficiale del Re”), possiamo dire che san Giovanni in tutto il suo Vangelo è molto preciso sui termini che usa: se si fosse trattato di un Centurione l’avrebbe chiamato Centurione, e non “ufficiale del Re”. Così pure è ben difficile che Matteo e Luca scrivano “Centurione”, che è un termine tecnico, per indicare ‘semplicemente’ un funzionario del re (re che è necessariamente Erode Antipa) o uno che eserciti a Cafarnao qualche forma di governo a nome del Re Erode.
Un’altra nota, rilevante per ambientare il fatto. Cafarnao, che era snodo commerciale importante, con tanto di dazio/dogana, apparteneva al Regno governato da Erode Antipa. Che ci fa un centurione dell’Impero Romano lì, dal momento che Erode aveva i suoi soldati? Sì, Erode aveva i suoi soldati, ma stazionavano nel suo Regno, così come negli altri Regni “amici di Roma”, guarnigioni dell’Impero Romano, formate piuttosto da una sorta di mercenari (non propriamente Legionari), comandate da centurioni. Facilitavano l’ordine pubblico e la comunicazione con i Governatori romani in caso di necessità o di situazioni a rischio. Ed erano anche deterrente, perché se dei rivoltosi o banditi toccavano i militari del Re, la cosa riguardava direttamente il Re, se invece veniva attaccata la guarnigione romana la cosa coinvolgeva immediatamente l’Impero di Roma. Questo fatto permette di comprendere che a Cafarnao c’erano uno o più ufficiali del Re Erode così come un comandante di una guarnigione romana, con la guarnigione dislocata nei pressi.
Invece, al di là di decidere se è più preciso nei dettagli Luca che Matteo, teniamo il succo del discorso: e, cioè, che quello che il Centurione dice, o fa dire ai suoi inviati, coincide in entrambe le narrazioni, quella di san Luca e quella di san Matteo. San Luca, invece, sottolinea la bontà del Centurione nei confronti della popolazione ebraica.
… Veniamo al nostro passo. Ci troviamo dinanzi un uomo buono, e costituito in autorità, e, dalle più varie fonti della letteratura antica greca e romana, sappiamo che esistevano persone le quali esercitavano gravi responsabilità di governo e le sapevano esercitare con precisione sì, ma anche con bontà, rispettando i sudditi. Un uomo buono, non di fede ebraica, e affezionato al suo servo: “lo aveva molto prezioso”, dice il testo (spesso accadeva che ci fossero padroni che trattavano i loro servi con familiarità e decoro. Qualcuno anche li rendeva uomini liberi e li adottava come figli, con diritto di eredità). Tanto affezionato da chiederne la guarigione poiché è in fin di vita.
È molto bello, questo, ma prima di tutto ancora è assai significativo che le autorità morali e spirituali religiose di Cafarnao intercedano per questo uomo. Egli merita che Gesù abbia pietà del servo del Centurione. Ne è degno.
… È buono, ama il popolo ebraico. Chissà quante volte sarà intervenuto per risolvere liti e problemi in maniera equa e non dura, prima che sfociassero in qualcosa di grave, dove solo la forza severa e punitiva poteva riportare le cose a un minimo di ordine.
Ridiciamole in sequenza, queste ‘cose’: è buono, è uno che ama, ama il suo servo e ama il popolo. Possiamo ben supporre che sarà stato serio ed efficiente con i suoi militari, ma al tempo stesso benvoluto anche da loro. Quei pochi dati che san Luca ci offre ci permettono di dire che era una persona attenta. È buono, ama … È degno. Degno della misericordia di Gesù. Del potere di Gesù. Che si incammina per andare a casa sua. I capi del popolo, e lo stesso popolo presso il quale lui viveva lo ritengono degno … Lui, invece, non si ritiene all’altezza di ospitare Gesù sotto il suo tetto.
Accade sempre così: una persona buona, riconosciuta da tutti come buona, non si ritiene mai buona, si pensa sempre difettosa, mancante. E, nel caso specifico, se entrava in casa sua, Gesù avrebbe dovuto poi fare una serie di pratiche per la purificazione. Questo Centurione buono è anche attento e non vuole che Gesù si contamini entrando a casa sua ma, oltre a ciò, non si sente proprio ‘adatto’ a ricevere Gesù, che è come troppo per lui. Però, Gesù che è potente e buono può aiutarlo anche senza vedere e toccare il suo servo.
Sì, accade che questo Centurione, che meriterà alla fine una lode piuttosto unica che rara da Gesù, esce in un’espressione che esprime una fede cristallina e tranquilla. Una certezza assoluta. Lui non viveva sempre ‘appiccicato’ a Gesù così da sapere e d’aver visto ‘tante cose’ su di Lui. Ciò che conosce di Lui, però, e ciò che ha capito di Lui, gli fa fare un atto di fede disarmante. Quasi avesse detto a Gesù: Tu non hai bisogno di essere presente per
guarire il mio servo. Tu hai autorità: non serve che Tu ‘controlli’ se l’ordine che hai dato venga eseguito. Se Tu dai quell’ordine, io so che il mio servo sarà guarito e salvato dalla morte. Non disturbarti di più!
Faccio lavorare un po’ la fantasia: chissà cos’avrebbe detto a Pilato, questo Centurione, se fosse stato presente nel Pretorio il giorno della condanna a morte di Gesù. Lo pensiamo in quel frangente ancora vivo e di stanza ancora a Cafarnao a capo della sua guarnigione. Cos’avrà pensato, cos’avrà fatto quando sarà stato raggiunto dalle varie notizie sulle torture e sulla morte e sulla resurrezione di Gesù?
Fede limpida, cristallina. Un ragionamento di una logica essenziale. No, Gesù, non serve che Tu venga da me, è troppo, io non sono adeguato a ospitarti. Da’ solo un ordine. E lui sarà guarito. Quel che Ti chiedo è un po’ come se io, nel mio piccolo, ordinassi qualcosa a un mio soldato: non è possibile che lui non esegua l’ordine. È certezza questa. Così, Tu, da’ solo l’ordine. Basta questo. Accadrà per forza ciò che Tu ordini. Grazie, e scusa se Ti ho disturbato. Vedi, non mi sono ritenuto nemmeno degno di venire io in persona da te. Dì soltanto quella parola che Tu sai! Grazie!
È davvero … disarmante, diffonde stupore questo dolce contrasto: lui non si ritiene degno, il popolo di Cafarnao lo ritiene degno, e Gesù non solo lo ritiene degno, ma addirittura dice che non ha trovato fino a quel momento lì una fede più grande (tenendo conto che il Centurione di Gesù sa solo quello che gli hanno riferito di Lui).
Umiltà e sublimità. Umiltà di quell’uomo buono, che era in autorità, sublimità di quell’uomo buono nel senso che Gesù lo innalza, lo riconosce in alto. Avranno avuto un po’ d’invidia di quel Centurione quelli che avevano ascoltato Gesù? Credo di sì. Ma, poi, anche il Centurione avrà saputo del commento che Gesù aveva fatto su di lui, e, quindi, cos’avrà pensato, come avrà reagito nel suo cuore al sapere che fino a quel momento Gesù non aveva trovato una fede così grande?
Cerchiamo di comprendere qualcosa in più. I capi del popolo, le autorità religiose, che dovevano interfacciarsi con il potere politico intercedono per un non ebreo. Non un non-ebreo qualunque, ma un non-ebreo che rappresenta il potere politico militare dell’Impero Romano, che lì fa da supporto al governo del Re Erode, il quale ha fatto uccidere Giovanni il Battista. Non è una situazione così liscia liscia. Eppure, questo capo politico militare, che deve garantire l’ordine e con la sua sola presenza nel territorio di Israele mostra la presenza di un dominio straniero, … questo capo militare è ben voluto. Ha saputo conquistarsi il ben volere della gente. Un ben volere che non è stato conquistato con l’ipocrisia di finti favori, per trarre vantaggi sulla popolazione e dominarla meglio. A dire che, anche in situazioni complesse e tese su un filo di rasoio, la bontà vera e l’attenzione alle qualità morali belle delle persone permettono di convivere e aiutarsi a vicenda. Questo sarebbe, mi pare, un grande insegnamento per tante situazioni di oggi.
C’è un altro spiraglio che si apre in questo miracolo, e che in modo forte è ricordato dal fatto così come raccontato da san Matteo, ma che fa ‘capolino’ anche in san Luca (diremo, alla romana, fa capoccella). Gesù è per tutti. Anche se nella Sua vita terrena si concentrò sul popolo ebraico, ogni tanto fa vedere quella che sarà la missione degli Apostoli. Lui è per tutti, senza confini di razza e lingua. Purché Lo si voglia accogliere in pienezza e non “pressappoco”, selezionandone alcuni pezzi. È per tutti.
Cerchiamo di rivivere meglio la scena …
Vanno da Gesù i “mediatori” a parlarGli bene di questo Centurione, che vuole bene al popolo: tutti sanno che si è impegnato per la costruzione della Sinagoga (alcune tracce di questa Sinagoga sono visibili sotto quella attuale che si visita a Cafarnao, la quale è del V-VI secolo d.C.). Questo Centurione chiede la grazia per il suo servo che gli sta molto a cuore, “ce l’ha molto prezioso”.
Pensiamo a come il Centurione potrà aver parlato con loro, affidandosi, per sperare nell’intervento di Gesù. È un antefatto importante questo. Questo servo sta male, è prezioso al cuore del Centurione, un Centurione buono. Chissà se è stato lo stesso Centurione a parlare con i capi del popolo o se loro stessi, sapendo della malattia del servo, si sono offerti con lui di parlare con Gesù.
Sono importanti questi mediatori, comunque. E c’è un rapporto di grande stima reciproca. E Gesù non può che essere contento di questa mediazione, e del rispetto e dell’affetto che lega queste persone. Non può che essere contento di una persona che esercita l’autorità con rigore, se necessario purtroppo, ma sempre con rispetto e decoro, e anche affetto verso la popolazione. Quando Gesù vede che c’è la bontà, nonché la preoccupazione sana
degli uni per gli altri, non può che essere contento. Immaginiamo una Sua commozione, una Sua partecipazione interiore alla richiesta. Quel servo era prezioso al cuore del suo padrone. Al cuore di Gesù, come si capisce leggendo tutti i Vangeli per intero, siamo preziosi tutti. Qui c’è affinità di cuore, tra Gesù, il Centurione e i capi del popolo.
Gesù s’incammina verso la casa del Centurione, seguito dalla gente. Quindi c’è un tempo. Un tempo non lungo, non un’ora certamente. Ma è un tempo. Il tempo di Gesù che va alla casa, con i Suoi pensieri interiori, con un Suo colloquio intimo con il Padre nello Spirito Santo, mentre parla con le persone che Gli stanno intorno. Forse gli stessi capi del popolo continuano a parlarGli del Centurione. I pensieri e i sentimenti di Gesù, mentre cammina verso quella casa, nella quale non entrerà mai … Sarebbe bello poterne scrutare qualcuno. E gli sguardi Suoi. Sì, perché mentre cammina guarda attorno, e vede le persone ormai ben conosciute, mentre altre magari – chissà – non le ha incontrate tante volte. Sguardi, sorrisi per salutare, parole, pensieri, sentimenti. Mentre cammina con la folla che Gli fa corona.
Nel frattempo vanno a dire al Centurione che Gesù sta arrivando, e forse anche che c’è un bel po’ di gente che Lo segue. “Nello stesso frattempo” il Centurione aspettava, con speranza e apprensione; forse lì, fisso al capezzale del servo malato, o forse in un ‘andi-rivieni’ continuo tra il letto del servo e la porta di casa; chiedeva informazioni: “Vedete qualcuno dei capi del popolo tornare?”. Forse lunghi silenzi. Sussurri degli altri, per non disturbare. Passi e movimenti attenti a non far rumore. Sentimenti, pensieri; del Centurione, e degli altri della casa. Scambi di parole, sommessi. Il Centurione che avrà, forse, detto al servo di aver chiesto l’intervento di Gesù, per dargli come una forza in più perché resistesse. Speranza, attesa … L’ultima speranza, da come possiamo capire. “Gesù, ascolterà la richiesta che Gli ho inviato? Lui, … è buono! …”.
Arriva la notizia: Gesù sta venendo. Immaginiamo come gli viene riferita la notizia: chissà, in maniera concitata una volta soltanto, da chi è arrivato di corsa, trafelato, oppure magari ripetuta più volte, quasi a voler rassicurare che era vero; e comunque la notizia si diffonde dentro la casa, e raggiunge anche il servo.
Immagino come una sinfonia che cambia d’improvviso la melodia, il ritmo delle note, una sorta di crescendo, qualcosa che si diffonde ovunque, ad abbracciare e pervadere tutto … “Sta venendo! Gesù sta venendo”.
Agitazione nella casa, agitazione come quando la speranza che hai, l’ultima che avevi, incomincia a farti intravedere la salvezza. Come quando uno che si risveglia da un coma, e si accorge che può parlare e muoversi, vede e sente che la vita è ancora lì, dentro di lui …
Chiedono al Centurione come mettere le cose, cosa preparare. Chissà se avrà deciso in un attimo, o se s’era già preparato a questa possibilità, o se ci son voluti alcuni minuti per decidere. Non tanto comunque: Gesù è vicino. “No, no, … no, no … non può venire da me! ”. Prende gli amici che ha lì e li manda: “diteGli che non sono degno. Basta una Sua parola, lì, da dove sta ora. Davvero. Lui può, Lui sa. Io non sono degno, noi non siamo degni. DiteGlielo. Io non ero degno nemmeno di andare io stesso a chiederGlielo. Mi basta una Sua parola. È troppo che venga qui ” … Quasi che la presenza di Gesù in casa sua fosse qualcosa di ben più grande della guarigione del servo prezioso. Che se Gesù avesse insistito per andarci lo stesso, chissà che avrebbe fatto … Si sarebbe prostrato ai Suoi piedi? E Gesù – e mi dispiace un po’ – che accoglie questa sua umiltà, la rispetta, non la forza. Delicatezza. Si ferma. E tornerà indietro, dopo aver guarito, e aver fatto sapere a tutti che quella fede lì, non l’ha mai trovata. Mi vergogno di me.
Immagino – ci si può riuscire? – l’esultanza interiore, e lo stupore, e la dolcezza provate da Gesù al sentire quella fede precisa, limpida, semplicissima, disarmante. Che prende l’esempio dalla vita quotidiana del Centurione. Immagino che la meraviglia e lo stupore d’ammirazione di Gesù per quell’uomo si siano notati nel Suo volto. Sguardo, sorriso … Chissà, forse anche un sospiro profondo. Una partecipazione fisica di Gesù alle parole del Centurione, una partecipazione che ha superato le parole stesse di lode. Dev’essere stato bello, per chi era attorno a Gesù, vederLo così contento, così felice di quella persona, dell’intimo di quella persona. Dev’essere stato bello vedere Gesù lì, così. Bello vederLo mentre lo lodava, con gli occhi che brillavano, sorridenti, felici.
Purtroppo, non sappiamo cosa sia successo dopo, appena Gesù, terminate le parole, è tornato indietro. Certo, gli amici tornano a casa e trovano il servo guarito, e dicono senz’altro al Centurione come Gesù avesse commentato. Ma non sappiamo cos’abbia pensato di nuovo quest’uomo d’arme, che non si sentiva degno della presenza di Gesù
e scopre d’essere stato degno d’una lode senza pari. È successo qualcosa in quella casa con la guarigione di quel servo prezioso; è successo qualcosa di … prezioso, che avrà reso quella casa, gli abitanti di quella casa diversi da prima … Una cosa sicura: se quel Centurione ha mostrato la propria umiltà prima della guarigione, ed era conosciuto per la sua rettitudine e bontà, come sarà stato stimato dopo la guarigione del servo, che aveva ottenuto con una fede sublime?
Mi domando: se io fossi stato lì, al seguito di Gesù … forse ero io a non essere degno d’entrare nella casa di quel Centurione, e a stargli vicino …
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