In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: “Non piangere!”. Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “Ragazzo, dico a te, àlzati!”. Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi”, e: “Dio ha visitato il suo popolo”.
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
Lc 7,11-17
Vorremmo averLo un Gesù così! Sempre! Vorremmo averLo avuto sempre. Che ci fosse stato sempre. Ma … Non è così. Scrivo in tempo ancora di pandemia. Immagino che legga questo passo di Vangelo una mamma che ha perduto il proprio figlio, magari unico. Oppure quella giovane donna – sposata da un mese e mezzo! – che ha perso suo marito (parlo di un fatto reale) a causa del covid. Come può leggere questo passo? Cosa può pensare?
Ma ci sono anche le morti improvvise, o che raggiungono da molto lontano dopo malattie distruttive … Mi attanagliano la mente.
Come chissà quanti altri sacerdoti, mi sono trovato in circostanze nelle quali dovevo predicare dinanzi a genitori che avevano perduto i loro figli, o a mariti che avevano perduto le loro giovani mogli, e a mogli che avevano perduto i loro giovani mariti, appunto. Per non parlare delle morti causate dalla cattiveria di persone cattive, delinquenti senza scrupoli, che hanno fatto di sé stessi il dio da adorare. Questo, tutto questo, attanaglia la mente. La mia certamente.
E leggo questo brano di Vangelo … Non è sempre facile leggere il Vangelo, soprattutto in certi momenti, in certi periodi, in certe ‘stagioni’ della vita. Non lo si legge a cuor leggero, con leggerezza. Non si può mai leggerlo così, in verità; ma, certo, quando sei in mezzo alla sofferenza, alla tempesta, al male che non finisce, alla morte che strappa via chi vorresti ancora con te … quando siamo in queste situazioni meno che mai possiamo leggerlo a cuor leggero. E nemmeno ci riusciremmo a farlo, anche se lo volessimo. C’è anche chi non lo vuole leggere per nulla. E smette la propria fede.
Vorremmo sempre un Gesù così, come quello che ci ricorda san Luca qui, a Nain, che arriva, inaspettato, al momento giusto. Cerco di dimenticare per un attimo quello che mi attanaglia la mente, e di concentrarmi sul fatto di Gesù a Nain.
Gesù è in viaggio, come sempre, e con Lui ci sono i discepoli, accompagnati da folla. Arrivano alla porta di Nain, dove c’è, per tutt’altro motivo, un’altra folla. Benedetto quel giorno in cui Gesù ha deciso di passare per Nain! Dai Vangeli si capisce che era sempre Lui a decidere dove andare, per quali villaggi passare. Benedetto quel giorno … “Veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei”. San Luca con poche parole, con pochi colpi di pennello ci tratteggia una tragedia: “figlio unico di una donna vedova”.
Cerchiamo di metterci dentro a queste parole, facciamocele risuonare dentro la testa, una a una. A me sembra di sentire un rimbombo, cupo, che mi stordisce, a ogni parola. Cerchiamo di
metterci in mezzo a quella molta gente che segue la mamma, orfana ormai anche del figlio. Se mai riuscissimo, chiediamo la grazia a Dio di rivivere i sentimenti di quella madre. Ricordo un lutto simile all’interno della mia parentela: un mio parente, un po’ più grande di me, con il quale passavo parte delle mie estati giocando, quand’ero piccolo. Figlio unico. Morto in un incidente in moto a 19 anni, a poca distanza da casa sua, mentre vi ritornava.
Gesù vede quella mamma. La vede. Mettiamoci dentro quello sguardo. È lo sguardo del Figlio di Dio, fattosi uomo: uno sguardo divino e umano al tempo stesso. Lo sguardo umano di Gesù che traduce in maniera perfetta quello di Dio.
Viene informato delle cose e, dice il testo in italiano, “fu preso da grande compassione per quella donna”. Il testo in greco dice la cosa in maniera più figurata, più … fisica. Avete presente quando una forte emozione, di gioia o di dolore o di rabbia, fa fremere il nostro intimo, ci smuove tutte le viscere? Ci com–muove appunto, ci smuove tutto quanto dentro … Ecco questo descrive il verbo (splanchnízein/splancnivzein). Gesù la vede, e sente un fremito profondo conquistarGli il corpo.
ImmaginiamoLo mentre si muove in silenzio verso la mamma. Forse qualcuno della gente di Nain si era già accorto che c’era Gesù. ChiediamoGli che ci faccia partecipare al Suo fremito … E poi … con quale tono di voce può averle detto: “non continuare a piangere”, “non piangere più”. E come avrà reagito la mamma? Aveva capito che Lui era Gesù, quello di cui ormai si stava parlando da per tutto?
Gesù tocca il feretro. Con delicatezza? In maniera decisa? E – dobbiamo sempre immaginarLo con questa commozione diffusa interiore – i portatori si fermano. Mi vien in mente questa … “stranezza”: Gesù stava andando per la Sua strada, questi portatori con la mamma e la gente stavano andando alla tomba. Due cammini che si incrociano. E uno, quello di Gesù, arresta l’altro.
La gente guarda. I più vicini passano la voce ai lontani, per dire cosa sta capitando. La madre guarda. Guarda. Tutto s’è fermato. La morte aveva fermato quel ragazzetto. Gesù ora è Lui che ferma tutti, e tutto. Gesù comanda. Comanda al ragazzo, al giovanetto “giovanetto, iotidico,alzati!”. Il ragazzino si mette seduto, e incomincia a parlare. Chissà che avrà detto?
Gesù lo restituisce alla mamma. L’avrà aiutato ad alzarsi in piedi. E poi, come capiamo dai verbi che usa san Luca, per mano lo affida alla madre, glielo dà, glielo dona. La gioia della mamma e la gioia del ragazzetto non ci vengono descritte: ci vien detta la gioia generale. Purtroppo non sappiamo più nulla di come Gesù si sia intrattenuto in seguito con quella mamma e quel ragazzo. Immaginiamo la riconoscenza per Gesù. Immaginiamo altre parole di Gesù a loro due. Nemmeno sappiamo il nome di quel ragazzo e di quella mamma. Sembra quasi che i nomi non siano importanti … Eppure sì, lo sono importanti. A volte gli Evangelisti sembrano un po’ avari di particolari importanti.
Mi dico ancora …
… San Luca descrive un comando imperioso, forte, dato da Gesù. C’è un Signore commosso, che ordina con forza, e con amore. Non si fa risorgere uno dalla morte senza provare amore. Proviamo a immaginare questo comando dato con amore e con forza. L’amore di Gesù strappa dai morti il giovanetto.
Ma prima ancora: avete visto che Gesù non muove direttamente verso il feretro, dal giovanetto, ma va prima dalla mamma? Si preoccupa di lei: “non piangere più”. È scosso in tutto il Suo corpo per lei.
Io non son capace di far risorgere dai morti … Ma almeno posso imparare qualcosa dal modo in cui Gesù reagisce davanti alla morte, e dal modo in cui si accosta a chi è in lutto. Questo sì posso farlo. Devo farlo. Chissà come so farlo!?
Come sto vicino a chi viene colpito da lutti gravi e dilanianti? Lutti di quelli per cui tante volte perdi la fede, o credi che Dio sia crudele, ma non credi che Dio sia crudele perché tu sei un delinquente e vuoi usare Dio per i tuoi luridi progetti mentre Lui non ti risponde, ma perché stavi cercando di vivere con decoro e onestà e ti sembra di essere abbandonato da Lui.
“Dio ha visitato il Suo popolo”, così dicono le genti che si passano di bocca in bocca le ‘cose’ che fa Gesù. Io, come visito il mio popolo? Può, almeno un po’ del “mio popolo”, lì dove svolgo il mio ministero, pensare che, quando mi vede, Dio lo sta visitando? Percepisce la vicinanza di Dio, del Dio vero? E chi non la percepisce, perché non la percepisce? Certo, un conto sarà non percepirla perché sono totalmente disinteressati di Dio, o addirittura ritengono poveri stupidotti coloro che credono; un conto sarà non percepirla perché da me vogliono solo che assecondi i loro desideri; un conto è se mostro di fare preferenze e tratto ognuno a seconda della simpatia che mi suscita. E poi, e comunque, … io non posso far risorgere nessun morto, ma sono mosso nel mio intimo da un fremito dinanzi alle tragedie che colpiscono le persone?
Sì, certo, sono sincero mentre lo scrivo, se potessi riportare in vita tutti coloro che muoiono in modo tragico, lo farei sempre. Ma questo non potrò farlo mai. Provare forte com–mozione per chi soffre, questo dovrei farlo sempre. Mi chiedo quanto prego per queste persone…
Ma anche mi chiedo questo: … Gesù per ogni persona che incontra fa quello che “può fare e sa fare”, e lo fa con una totale partecipazione dei Suoi sentimenti. “Fa cose buone”, “visita il Suo popolo” con affetto. Tutto quello che fa per il Suo popolo lo fa con affetto, magari anche quando non viene capito perché rimprovera. Io … so fare poco, comunque non tanto. Ma quello che so fare e che posso fare, lo faccio con affetto per la gente, per le persone, con com–mozione, o magari c’è soprattutto ricerca di gratificazione? O una specie di inerzia, ma non c’è tentativo di affetto? Me lo devo chiedere. E una ‘spia’ per saperlo sono la gratuità e la generosità che ci metto.
Aiutate voi me con la preghiera a essere questo generoso pastore che si com–muove mentre fa quel poco che può e sa, così come io devo pregare per voi perché anche voi facciate con generosità e con com–mozione quello che sapete e che potete. È il modo per assomigliare a Gesù, che passò “beneficando e sanando tutti”.
Vi benedico con affetto.
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