Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.
Lc 10,38-42
Anno 2016
Maria viene lodata, Marta viene rimproverata. Maria fa qualcosa di insolito, mettendosi ai piedi del Maestro come gli altri discepoli maschi? Chissà? Gli studiosi ancora discutono cercando documenti antichi che permettano di capire se il comportamento di Maria era qualcosa di strano, raro, o addirittura unico, oppure abbastanza normale.
Per avere un’idea completa del rapporto che c’era tra Gesù, Marta, Maria (e Lazzaro) bisogna leggere anche il capitolo 11 del Vangelo secondo Giovanni e parte del capitolo 12. Ne ricaviamo una confidenza tutta unica tra Gesù e ognuno di quei tre fratelli. La stessa risposta di Gesù a Marta, nonché il modo in cui Marta si rivolge a Gesù, dicono una confidenza particolare. Dunque, Maria viene lodata, certo. Marta viene rimproverata, certo. La parola “rimproverata” mi sembra troppo forte, tuttavia …
È più importante essere come Maria piuttosto che come Marta? La questione, così, è mal posta. Anzitutto, stando al brano evangelico, che è l’unica cosa che abbiamo, Gesù risponde a Marta per quella precisa circostanza, non per tutte le circostanze possibili. In quella circostanza lì Marta si occupava di fare troppe cose e, data la confidenza che c’era, in quel momento Gesù avrebbe preferito che anche Marta stesse lì, come Maria. Le cose che affaccendavano Marta non erano cattive, o inutili in sé stesse, erano addirittura fatte tutte per Gesù, ma in quel momento Maria si era scelta la parte migliore: in quel momento i molti servizi non erano importanti per Gesù, che voleva stare con i Suoi intimi (ricordiamo che Gesù sta facendo l’ultimo viaggio a Gerusalemme). Si trattava solo di accorgersi che in quel momento un’accoglienza più “spartana” a Gesù andava benissimo, come sempre del resto. Perché allora Gesù non ha subito detto a Marta la cosa? Forse perché era l’unica maniera con la quale Lei poteva capirlo: aspettare che si accorgesse “a proprie spese”.
Ma di questo brano e degli altri che ci parlano della famiglia di Marta dobbiamo tenere anche alcuni altri “pezzi” importanti:
• c’è una casa vicino a Gerusalemme dove Gesù “ci sta proprio bene”, si sente proprio a casa sua. • Ci sono “cose”, come ascoltare Gesù, che in qualche momento valgono più di altre comunque buone. Gesù non è contro le faccende domestiche, che vanno fatte e che avrà fatto chissà quante volte con Sua mamma, Maria, anche per accogliere un ospite nella Sua casa di Nazareth, ma a volte è meglio farle tutti insieme e avere tutti un po’ di più tempo per stare con Gesù.
• C’è una confidenza che permette di stare “ai piedi di Gesù”, accoccolati lì;
• c’è una confidenza particolare che permette di parlare con Gesù come Marta (ricordiamo anche il fatto della risurrezione di Lazzaro).
• C’è un modo in cui Gesù richiama che tocca il cuore, e che ci fa capire con immenso affetto le cose più importanti.
… E dunque, per essere pratici, una domanda: quando in casa ospitiamo qualcuno, deleghiamo alla solita persona di fare tutto, e questa non gode se non poco tempo dell’ospite, oppure ci diamo una mano tutti insieme nelle faccende così che tutti godiamo dell’ospite, e poi tutti insieme spicciamo le faccende? Abbiamo la preoccupazione di chiedere a Gesù, nella preghiera costante: Io, questa cosa che voglio fare, che sto facendo, è sicuramente buona … Ma è proprio quella adesso necessaria, o ce n’è un’altra necessaria, fatta la quale farò ancora meglio l’altra?
Anno 2019
Caro il mio Gesù, questa volta tutte le donne di casa sante, o per lo meno buone, quelle che devono arrabattarsi in tutte le faccende perché i loro mariti fanno poco o niente e i figli manco s’accorgono delle cose di casa, se non quando devono mangiare (non tutti i mariti e tutti i figli fanno poco o niente, ma molti davvero non fanno quasi nulla, o peggio danno fastidio – come molte donne di casa potranno confermare!) … tutte queste donne Ti sgridano, o per lo meno saranno un po’ urtate.
Due anni fa scrissi che per capire il rapporto confidenziale tutto particolare tra Marta, Maria, Lazzaro e Gesù bisogna leggere anche il cap. 11 e parte del cap. 12 del Vangelo secondo Giovanni; aggiungendo anche quello che si capisce tra le righe dal Vangelo di Matteo e di Marco: Gesù aveva come punto d’appoggio Betania (il villaggio di Marta) quando andava a Gerusalemme.
Ora, parliamo un po’ a favore delle “massaie” dei nostri giorni, che sono spesso anche donne che rincasano dal lavoro e devono occuparsi dei lavori di casa nel tardo pomeriggio e delle cose dei figli, perché comunque “la mamma è sempre la mamma”!
Si è fatto leva su questo brano di Vangelo e soprattutto sulla risposta di Gesù per mettere in primo piano, sul piedestallo, la vita contemplativa del cristiano rispetto a quella attiva, la vita di preghiera rispetto alla vita di lavoro. Con conseguenze davvero negative. In realtà nessuno può usare questo brano di Vangelo per fare ciò. Per affermare la necessità e il primato della vita contemplativa bisogna ricorrere semplicemente al fatto che Gesù di notte o in altri momenti si appartava per colloquiare con Suo Padre senza essere disturbato. Ma Gesù è uno che ha lavorato parecchio, e che ha “risolto” in Sé Stesso il dilemma – peraltro artificioso – vita contemplativa versus/contro vita attiva. Gesù, contemplando continuamente Suo Padre (cfr quanto Giovanni ci dice nel suo Vangelo) sapeva contemplare anche tutto quello che faceva. Era continuamente in contemplazione mentre era in azione.
Lo stesso monaco o eremita, che è esperto della contemplazione, conosce molto bene la vita del lavoro, del lavoro materiale, di quello che stanca, di che cosa vuol dire farsi da mangiare e
prevedere e provvedere a “cosa fare per mangiare” ogni giorno. Di cosa vuol dire lavarsi la biancheria.
A Marta – come ricordavo – Gesù dice semplicemente che in quel momento lì non doveva occuparsi di tutte quelle cose, ma mettersi anche lei ad ascoltarLo. Le faccende dell’ospitalità si sarebbero fatte comunque in altra maniera. Gesù desiderava la presenza anche di Marta. Maria stessa, che sembra fare la parte della diafana estatica che sta solo e sempre con la testa nella preghiera mentre altri la servono … Maria stessa era abituata ai lavori di casa (lo si capisce proprio da come si lamenta Marta). A meno che una famiglia non avesse parecchi servi/schiavi, nessuna donna di quella società si trastullava nell’ozio. E anche se avevano molti servi/schiavi, le padrone, nella società ebraica come in quella greco-romana e in tutte le altre, erano continuamente attive per organizzare il lavoro degli schiavi. È impensabile in quella società una Maria di Betania solo assorta in preghiera ogni giorno mentre Marta sbuffa ogni giorno per una sorella fannullona. È che, in quel momento, Maria si era scelta la parte migliore.
Quindi … prolunghiamo il fatto come in una fiction a favore delle massaie: forse che Marta si sarà fermata e si sarà messa anche lei ad ascoltare Gesù? Oppure Gesù avrà detto a tutti: “forza! Si da una mano a Marta, così anche lei può stare poi con noi!”. Non lo sappiamo. Ma, di sicuro, Marta ha compreso che tante cose buone fatte per Gesù possono ogni tanto impedirci proprio di stare meglio con lo stesso Gesù.
E mentre consiglio, nuovamente, a tutti i membri di una famiglia di dare sempre una mano vera e concreta alla “mamma massaia”, e non solo quando ci sono ospiti, in modo che tutti abbiamo la possibilità poi di rilassarci in serena compagnia (sembrerà strano, ma questo condividere le faccende di casa è il primo termometro della santità) … mentre consiglio questo, domando a me e a voi: quanto tempo ci regaliamo per stare semplicemente a fare compagnia a Gesù? Senza chiederGli per forza qualcosa di cui abbiamo bisogno, ma solo per farGli compagnia…
E chiedo a me e a voi: quando lavoro, lavoro in compagnia di Gesù, oppure Lui è solo uno di cui mi ricordo – se mi ricordo! – alla mattina e alla sera, con un veloce segno di croce e qualche preghiera altrettanto veloce? Oppure quando devo chiederGli aiuto?
Qualcosa in più
Ogni tanto abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi che, anche se stiamo facendo cose buone, e pure con le migliori intenzioni, stiamo in realtà perdendo tempo. Ci stiamo perdendo dell’oro prezioso, un attimo di tesoro che, se invece lo prendiamo, poi ci rimarrà per sempre come proprietà sicura, come cosa migliore che non ci sarà tolta. Questo è il senso del rimprovero di Gesù a Marta.
Prendo come assunto “insindacabile” il fatto che Maria non fosse fannullona, o non avvezza alle faccende di casa, una che approfittava sempre della situazione per far sgobbare Marta: in quel tipo di società non era possibile – nella nostra sì! – … Teniamo il fatto così semplice che, in quel momento lì, senza nemmeno porsi chissà quante domande o dubbi, si era fermata ad ascoltare il Maestro.
Faccio finta di prendermela un po’ con Gesù … Ma non poteva andare a dirglielo, a Marta, di lasciar perdere e portarla con Lui lì, assieme a Maria?
Per inciso, ricordo che nella tradizione cristiana posteriore Marta diviene una santa particolarmente invocata contro i diavoli … Maria sembra quasi scomparire, anche perché qualcuno la confuse con la Maddalena, la quale, per altro, non era per nulla la peccatrice per cui le è stata appioppata una fama non indifferente!
Sì, certo che poteva andare a chiamarla, ma non l’ha fatto. Ha aspettato. E non credo proprio che poi Maria si sia rivalsa davanti a Marta di essere stata “lodata” da Gesù!
Gli Apostoli … Avranno capito anche loro, e quando si misero “a fare da Gesù”, a diffondere il Vangelo ovunque, avranno – credo – preteso che anche le donne e le persone addette ai servizi di casa fossero nutrite della Parola che predicavano. L’accoglienza, così importante per l’uomo antico e per il mediorientale, non poteva privare del tesoro del Vangelo chi doveva occuparsi delle faccende domestiche. E ci fu anche un cambiamento, silenzioso e semplice, nei confronti dei servi, degli schiavi nelle famiglie che si facevano cristiane (prendete il caso di Filemone, Onesimo e san Paolo).
Dunque, Marta e Maria “permettono” a Gesù di darci un insegnamento importante: tutti devono poter ascoltare Gesù, solo così possono schierarsi per Lui e far proprio il Tesoro uscito dal Suo Cuore. Tutti devono divenire capaci di discernere ciò che è necessario e ciò che è relativo. Tutti dobbiamo capire che non tutto quello che è bene è sempre la cosa migliore. C’è, a seconda delle circostanze, un bene più grande, appunto migliore, in particolare quando si tratta di conoscere meglio Gesù e amarLo meglio. Ma c’è anche il fatto di aiutarci gli uni con gli altri in modo che non ci siano di quelli che lavorano e sgobbano molto, e altri che non s’accorgono quasi dell’incombenze quotidiane. Così come quando io torno a casa stanco dal lavoro, non vuol dire che chi sta già a casa non abbia fatto nulla fino a quel momento e quindi lui/lei ‘devono’ lavorare mentre io mi riposo …
… Potremmo continuare la lista di quello che Marta e Maria “permettono” a Gesù d’insegnarci, ma una cosa è sicura: prendiamo Marta, che viene in questa circostanza “rimproverata”, mentre tutti gli altri presenti intanto capiscono che le faccende di casa bisogna farle insieme e non delegarle a qualcuno … Prendiamo Marta: Marta sa accogliere il rimprovero di Gesù perché Gli vuole bene, Lo accoglie con affetto, al punto da entrare in intimità profonda e stabile con Lui. Quest’intimità affettuosa, matura, e al tempo stesso “franca”, limpida, permette a Gesù di educarla.
Abbiamo il segreto, e una domanda al tempo stesso:
io, voi, ci lasciamo educare da Gesù, cerchiamo di capire e di chiederGli – di volta in volta – cos’è più importante, cos’è necessario? Cerchiamo d’entrare sempre più in intimità profonda e stabile con Lui? E, magari, siamo anche disposti a essere “rimproverati” da Lui?
E finisco: Marta, anche se viene “rimproverata”, proprio con quello che sta facendo ci mostra un’altra pietra miliare del cammino della nostra vita. Marta si stava affaccendando per ospitare Gesù: tutto quello che stava “trafficando” lo faceva per Gesù. E così – pur non avendo saputo sùbito scegliere la parte migliore – ci mostra comunque che lei stava lavorando per Gesù. Marta ci insegna, cioè, a “trafficare le nostre cose” quotidiane avendo in mente Gesù, e a farle soprattutto per Lui.
Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.