“Mostraci il Padre e ci basta!”

Filippo disse a Gesù: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio, e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”.
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: ‘Vado e tornerò da voi’. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate”

Gv 14,8-22.23-29

Ho voluto aggiungere anche i versetti 8-22, perché ritengo che le parole di Gesù siano più ‘comprensibili’. In questa parte dei discorsi che Gesù tenne nell’ultima cena annuncia la Sua partenza, il Suo primo ritorno dopo la Risurrezione – per cui lo vedranno soltanto quelli che Lo amano – annuncia il Suo ultimo ritorno, annuncia la “inabitazione” reciproca di Lui, del Padre e dei discepoli, se questi osserveranno e custodiranno i comandamenti di Gesù, che sono quelli stessi del Padre; annuncia l’invio e la venuta dello Spirito Santo ‘dentro’ i discepoli: quello stesso Spirito che ora, mentre Gesù sta parlando con loro, è vicino a loro. Si parla poi della pace di Gesù, non di quella del mondo.

È tutto un intreccio d’affermazioni, promesse, raccomandazioni, dalle quali – chissà in quel momento lì dell’Ultima Cena cosa potevano capire i discepoli! – … dalle quali traiamo queste tre semplici certezze, cercando di immedesimarci nel cuore dei discepoli che Lo stanno ascoltando: (1) Gesù deve alla fine andare via, tornare dal Padre, ma non semplicemente nel senso che morirà.

(2) Deve venire lo Spirito Santo. (3) Deve accadere un’inabitazione reciproca tra il Padre, Gesù e i discepoli che amano Gesù.

Cosa dire di tutto quest’intreccio, del quale io ho riportato solo una piccola parte, e pure maldestramente?

Prima di tutto ci dovrebbe colpire il fatto che Gesù “se ne deve andare”, se no lo Spirito non può venire dentro di noi e nemmeno Lui, Gesù, può venire ad abitare dentro di noi. E Gli chiediamo, senza capire granché, perché lo Spirito e Lui stesso – Gesù – possono venire dentro di noi soltanto se Lui, Gesù, se ne va con la Sua presenza fisica visibile.

Poi: Gesù dice che lo Spirito che deve venire dentro i discepoli è già presso di loro, e Lo possono ricevere solo i discepoli che credono in Gesù, perché in qualche modo vedono e conoscono già questo Spirito. E questo Spirito permetterà di conoscere a fondo Gesù (vuol dire che i discepoli non conoscevano ancora a fondo Gesù). Il mondo dev’essere salvato da Gesù, anche se odia Gesù. Ma, man mano che qualcuno del mondo si affeziona a Gesù, poco alla volta si accorge della presenza dello Spirito di Verità e diventa capace – a un certo punto – di riceverLo in pienezza.

Ancora: Spirito della Verità … Si capisce, nell’intreccio delle parole di Gesù, che l’uomo è fatto per la verità, ma non ci arriva da solo alla verità piena, completa. Da solo conquista soltanto frammenti, che spesso non sa nemmeno mettere assieme con un senso logico, reale. Ma di che Verità si tratta? Della realtà dell’uomo e dell’universo considerati dall’unica prospettiva adeguata: dalla prospettiva di Colui che ha dato vita alla realtà e la mantiene in vita. E che ha donato l’intelligenza all’uomo per conoscere la realtà e innamorarsi di Dio.

Verità

Quello che vado a scrivere ora vi sembrerà forse una lezione di filosofia … Ma ci vuole pure quella. E vi accorgerete che ho già scritto ogni tanto su questo. Quando noi vogliamo dare un senso pieno alla parola “verità” (… perché oggi tante volte vogliamo convincere gli altri e noi stessi che la verità è il nostro proprio pensiero, quando, addirittura, non il proprio comodo …), abbiamo il coraggio di dire che una parola o un discorso o un pensiero sono veri quando corrispondono alla realtà1: se piove e uno cerca di dire che il tempo è sereno, gli diciamo che sta

1 Se mi permettete, mi pare importante approfondire un dettaglio su cui a volte mi sono soffermato, accennandolo. Quando vogliamo parlare per difendere il nostro diritto a pensare e fare quello che vogliamo, diciamo che ognuno ha la sua verità e pretendiamo che ognuno abbia la sua verità, il che – sotto sotto – vuol dire che ognuno può fare ciò che vuole e nessuno può impedirglielo o imporgli la propria opinione. Questa è una della malattie più gravi della nostra società.

Siamo i primi poi a contraddirci su questa idea di verità, tutti quanti, quando veniamo accusati ingiustamente di qualcosa che non abbiamo commesso ma di cui vogliono renderci colpevoli. Allora sì abbiamo il coraggio, finalmente, di ribellarci a questo grave errore sulla verità e riconosciamo che la verità non è il nostro modo di pensare, di decidere, di ‘opinionare’, ma che è la caratteristica dei nostri pensieri e dei nostri discorsi soltanto quando corrispondono a quella che è la realtà dei fatti.

Vorrei aggiungere un dettaglio, che sembra uno sfizio, ma non lo è. Se la verità è – come infatti è – la caratteristica di un mio pensiero o di un mio discorso quando descrivono la realtà dei fatti, dobbiamo anche considerare questa ‘sottigliezza’. E, cioè, che posso dire una cosa vera anche quando ‘proclamo’ una cosa falsa. Esempio: se io vi parlo e vi dico i miei pensieri su qualcosa e voi me li ripetete con le vostre parole e dite correttamente quello che è stato il mio pensiero, voi parlate dicendo la verità: dite, cioè, quello che ho detto davvero, dite veramente i miei pensieri. Però, se io non ho detto cose vere, voi avete riportato, sì, fedelmente il mio pensiero, ma siccome il mio pensiero è falso, è sbagliato,

mentendo. E se insistesse convinto di quello che dice, saremmo preoccupati, perché vuol dire che in qualche maniera è malato. Oggi il mondo è malato, perché ormai da troppo tempo vuole convincersi e convincere che alcuni comportamenti sono diritti assoluti dell’uomo, mentre invece distruggono l’uomo, al di là della gratificazione momentanea (pensate solo alla questione dei ‘matrimoni’ tra persone dello stesso sesso; pensate alla fecondazione artificiale, alla sperimentazione sui feti e alla produzione di feti per fare solo sperimentazione, feti che poi vengono distrutti: tutto questo viene fatto passare come diritto della scienza. Pensate alla piaga ormai sempre più dilagante dell’aborto, sotto mille forme: ormai ci sono modalità chimiche di aborto per cui una donna non si accorgerà mai che ha abortito).

Quando abbiamo il coraggio di non mettere i nostri capricci davanti a tutto e tutti, allora sappiamo dire cos’è vero e cos’è falso.

E questo s’incontra bene con quello che Gesù dice quando parla della verità. Però Gesù intende Verità in una maniera un po’ diversa, una maniera che ho già esposto prima tra le righe: una maniera che contiene sì quella nostra, ma che la supera, e permette addirittura alla nostra maniera di essere valida. La verità è ciò che Dio, Gesù, fa conoscere. La verità è ciò che Dio rivela. E Dio rivela che cos’è il mondo, l’uomo, qual è il senso della vita, e chi è Lui, Dio. Quando Dio si fa conoscere, mette l’uomo dentro la verità, e l’uomo la può vivere. Perché la verità, così come Gesù la presenta e la porta, non è solo qualcosa da conoscere, ma qualcosa che si deve vivere. Quando l’uomo incontra Dio che gli rivela il senso profondo di tutto, allora l’uomo scopre che i frammenti di verità che aveva colto con la sua intelligenza sono davvero veri, riesce a collocarli in armonia tra loro, e riesce anche a scartare il falso. Senza questo incontro con Gesù Dio, la verità, quel po’ di verità che l’uomo può conquistare, rimane sempre come alla ricerca di sé stessa, come un po’ mescolata di intuizione e di oscurità, di luce e di errore, quando addirittura non si disperde e si polverizza.

Ci sono dunque solo due modi d’intendere correttamente la verità, e questo non è integralismo, o rigidismo o terrorismo spirituale: è solo dire come stanno le cose, quelle profonde, che non dipendono mai né da me né da voi né da nessun altro. Ci sono dunque solo due modi, e sono tutti due veri perché si integrano a vicenda.

• La verità è riconoscere, pensare e dire i fatti e le cose della realtà per quello che sono indipendentemente dalla mia volontà, o addirittura dai miei capricci.

• La verità è quello che Gesù viene a rivelarci perché possiamo conoscere le cose e noi stessi e Dio stesso per quello che esse sono, per quello che noi siamo, per quello che Lui è al di là dei nostri desideri, o progetti.

voi non state dicendo come stanno le cose nella realtà, dite solo secondo verità quelli che sono stati i miei pensieri, ma state anche ripetendo la mia falsità.

Questa ‘sottigliezza’ è importante, perché nella vita ci accade spesso di dover capire e dire cosa pensano gli altri, ma dobbiamo anche prendere posizione su quello che loro dicono, per non far credere a chi ci ascolta che noi condividiamo gli errori degli altri. Riferire secondo verità/con esattezza quello che un altro pensa e dice non vuol dire affermare una cosa vera, ma solo il pensiero di quella persona. E quando quella persona sbaglia, non devo solo riferire correttamente il suo pensiero, ma anche prenderne le distanze.

Come vedete i due modi si integrano tra di loro, per due motivi evidenti: anzitutto io, voi, non siamo al centro, non siamo noi a decidere: noi soltanto scopriamo e accogliamo. Che cosa? La realtà. Noi stessi siamo una realtà che esiste in un certo modo fondamentale non perché lo decidiamo noi. La nostra dignità profonda non dipende dai nostri pensieri, ma da quello che siamo per natura.

Oltre alla realtà, l’altro motivo per cui le due maniere di intendere la verità si integrano è che l’uomo non “inventa” le cose fondamentali: le trova, e si accorge che è dipendente. Sia lui – l’uomo – che le cose esterne all’uomo sono dipendenti da qualcos’altro, perché non si sostengono per conto loro, né nel loro modo di essere profondo (possono sì essere modificate, ma solo “in superficie”) né nel loro significato profondo. Dipendono da altro. Ed è solo questo “altro” che può dire loro qual è il loro significato. Naturalmente scriviamo senza paura questo “altro” con la “A” maiuscola. Solo il costruttore può spiegare veramente ciò che ha costruito e perché lo abbia costruito. Tutti gli altri possono solo capire qualcosa o molto di quella costruzione, ma non tutto. Ecco perché la “vera verità” che l’uomo scopre spesso con fatica, si incontra con la “vera verità” che viene rivelata da Dio, il costruttore amante dell’uomo. Al di là di ogni apparenza, e di ogni nebbia spirituale.

Ognuno di voi è ben capace, più di quanto possa fare io, di ricavare da quello che ho ricordato fin qui le applicazioni morali e spirituali necessarie alla propria vita di ogni giorno.

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