Quando mai …?

I capri alla sinistra e le pecore a destra Mt 25,31-46

Mi permetto di essere un po’ drastico: se uno isola questa parabola dalle altre che Gesù ci ha regalato sui “requisiti” per entrare nel Regno e non rimanerci esclusi per sempre, e non solo la isola ma la prende come se fosse l’unica parabola che presenta i requisiti dell’esame finale, fa un grande danno a sé stesso, agli altri, e anche va fuori strada nel pensare a “come è fatto Dio” e a come siamo fatti noi. Chiunque insistesse solo su questa parabola: … io che vi scrivo, qualunque predicatore, qualunque studioso, qualunque operatore di carità, qualunque autorità, qualunque sacerdote, o vescovo, qualunque Papa. Chiunque.

Questa parabola è fondamentale, certo, ma assieme alle altre. Dobbiamo scrivere questo perché oggi è quanto mai facile confondere un intervento caritativo nel sociale (pensate all’emergenza dell’immigrazione che da anni investe l’Italia e che è un problema cruciale e assai contorto – per fermarci solo all’Italia!) riducendo a questo tutto ciò che è Gesù.

Mettiamo allora insieme in fila alcuni spunti a partire soltanto dal capitolo 18 del Vangelo secondo Matteo, e poniamo in rilievo alcuni dettagli su cui Gesù si ferma.
• Perdonare al fratello: un sacco di volte, ma deve pentirsi (naturalmente deve avere sbagliato veramente lui, perché se invece ho sbagliato io, ma pretendo che si penta lui, siamo del tutto fuori della realtà); dunque: se perdono, sarò perdonato.
• Se uno della comunità sbaglia gravemente e persiste, bisogna richiamarlo a conversione, al punto che – se non vuole sentire ragioni – bisogna lasciarlo solo e impedirgli di fare danni (quanta zizzania viene seminata nelle nostre comunità da chi vuole essere al centro dell’attenzione e da chi pretende che Gesù Cristo gli farebbe sempre fare ciò che vuole lui!).
• I lavoratori della vigna della prima e dell’ultima ora: se ti impegni e non trovi scuse e non sei pigro, stai tranquillo che il Signore ti dà uno stipendio bello.
• I due fratelli mandati nella vigna: uno dice “no” e fa “sì”, l’altro dice “sì” e fa “no”. Bene: entra in cielo chi si converte (i famosi pubblicani e prostitute convertiti alla predicazione di Giovanni Battista e di Gesù). Non basta essere cristiani di nome: finisce che chi si converte sul serio, si salva sul serio, mentre chi pensa che Dio “è proprio come lo penso io e quindi posso decidere io come impegnarmi”, avrà qualche sorpresa un po’ amara.
• I vignaioli omicidi: chi ha autorità nel guidare le persone alla conoscenza e all’amore di Dio non si può permettere di sostituirsi a Dio; non può insegnare agli altri un Dio che non esiste.
• La festa di nozze (due parabole): il Paradiso, la vita eterna di Dio, è LA felicità, l’unica felicità. Quando ti accorgi che sei invitato, se lo hai capito veramente, devi vivere soltanto aspettando che finalmente la festa di nozze arrivi, e tutte le cose che fai nella tua vita devono essere orientate a quello. Non c’è una festa di nozze alternativa. E comunque, non ci entri a quella festa di nozze in maniera furbesca, senza esserti ben ripulito e messo a posto.
• La moneta di Cesare Imperatore: dai sempre a Dio quel che è di Dio, e saprai anche capire quello che vale il potere politico, e non metterai mai questo potere al di sopra di Dio. E magari saprai anche cambiare il potere politico, se andrà storto.
• Ancora: “la cattedra di Mosè”… cioè: chi insegna agli altri cosa davanti a Dio è giusto o sbagliato dev’essere coerente, altrimenti è meglio che si ritiri “in buon ordine”.

• Le vergini sagge o stolte: Dio ci chiama alle Sue nozze; ma io, tu, noi, che nozze cerchiamo in verità? Ci arrabattiamo per tante cose, e poi magari rimaniamo senza l’olio giusto per le nozze vere?
• I talenti: non preoccuparti se uno ha più talenti di te, considera invece che quelli che hai tu sono un bene davvero grande; nel Regno non ci entri se non moltiplichi i talenti, e se hai paura di fallire nell’impiegarli dovrai chiedere a qualcuno, che vedi “più bravo di te”, come si fa. Se lui i talenti li sta impiegando bene, vedrai che non può essere geloso, e ti aiuterà.

• E per finire, questa parabola, quella delle opere di misericordia. Opere che oggi mettono in gioco parecchi intrecci anche politico sociali.

Non tutti possono fare tutto: anzi, certe situazioni devono affrontarle direttamente quelli che sono bene addestrati per quelle situazioni; tutti però possono offrire il proprio aiuto e la propria preghiera a chi si dedica a far del bene in situazioni difficili e intricate.

E se Gesù dovesse rifare la parabola oggi, non pensate che metterebbe dentro la parabola, per esempio, i centri di aiuto alla vita, i cristiani perseguitati così come ogni perseguitato, o gli ignoranti, quelli privi di ogni cultura, affinché trovino qualcuno che li aiuti a sviluppare il dono dell’intelligenza? E forse metterebbe anche in guardia da chi si agita nel sociale solo per raccogliere voti in politica …

Comunque rimane certo e sicuro: se vuoi sapere se ami Dio con tutto Te stesso e sempre, devi vedere cosa sei disposto a fare per il tuo prossimo; lo devi amare come te stesso, e quindi devi essere preoccupato che anche lui ami Dio con tutto il suo cuore, con tutta la sua intelligenza.

Aggiungo altri dettagli, come ‘a cascata’.
• È chiaro da questa parabola, così come da alcune altre, che Gesù parla del giudizio di tutti. Cioè: Lui parla a coloro che lo stanno ascoltando, che erano normalmente tutti di fede giudaica-ebraica, ma parla di un giudizio che riguarderà tutti, ebrei e non.
• Ancora: i giusti, coloro che sono “benedetti del Padre Mio” non sanno di essere tali: sì, probabilmente non pensano di essere cattivi e perversi, ma non pare che si ritengano speciali e meritevoli di chissà quale premio. Lo si vede da come reagiscono alle parole di Gesù. E possono appartenere a ogni popolo, sia che conoscano Dio bene che poco bene.

In altre parabole appare chiaramente che coloro ai quali è stata data la possibilità di conoscere Dio bene ma hanno voluto farsi un altro dio, o hanno fatto di sé stessi dio, non troveranno un giudizio tanto favorevole. Mentre, tutti coloro che avranno praticato le opere di cui Gesù parla nella parabola sono “benedetti dal Padre”, anche se non lo sanno.

E lo sono perché non è possibile persistere in quelle opere di bene senza rispondere continuamente alle ispirazioni di Dio. Il bene, soprattutto quando è faticoso, non si può farlo con costanza se non hai in qualche modo Dio dentro che ti accompagna. Scrivo in qualche modo perché, magari, uno può avere un po’ di cose non in regola con Dio, e che deve sistemare: tuttavia, se persiste nelle difficili opere di bene, vuol dire che in qualche maniera permette a Dio di lavorare dentro di lui.

• Lo straniero di cui parla Gesù non è proprio come lo straniero di oggi, diciamo l’extracomunitario. L’extracomunitario di oggi arriva da noi in un paese che gli riconosce di fatto alcuni diritti fondamentali per il solo fatto che è extracomunitario. Spesso poi accade che lui pretende ancora di più altri diritti e di fare ciò che vuole a scapito delle nostre leggi e usanze. Questa è realtà sotto gli occhi di tutti. Negare questo o è ingenuità o malizia, per chissà quali fini. Però, ci sono “extracomunitari” che con umiltà si mettono nella possibilità di vivere con

gratitudine e rispetto per chi li ospita. E si integrano davvero (non interessa qui alla nostra riflessione se sono tanti o pochi).

Al tempo di Gesù le migrazioni erano un po’ particolari. Spesso potevano causare guerre, con le quali si consolidava un regime o se ne costituiva un altro. Mentre, lo straniero “preso così da solo” era senza alcun diritto di alcun tipo, se non godeva della protezione di chi lo ospitava. E attraverso questa protezione si inseriva pian piano nella nuova società. Del resto, in quei tempi esistevano di fatto solo due stati sociali: la persona libera o affrancata, e lo schiavo, che non aveva alcun diritto. Il mercante, che era straniero in molti paesi nei quali viaggiava, aveva una sua reputazione, le sue amicizie, costruite piano piano, ma certo conosceva bene le leggi dei vari luoghi e sapeva che, se non le rispettava, il mercante non l’avrebbe fatto più. Dunque, uno straniero non aveva diritti – tranne che non fosse membro di un’ambasceria – e, pertanto, se trovava ospitalità, doveva vivere rispettando le leggi di chi lo ospitava.

Se uno straniero veniva come spia, e si fingeva povero in cerca di lavoro per vivere, una volta che veniva scoperto, faceva una fine impietosa, anche perché aveva violato le sacre leggi dell’ospitalità.

Si capisce bene allora perché Gesù raccomanda l’ospitalità per uno straniero: perché se era di passaggio, o veniva per cercare lavoro, finché non aveva costruito legami di amicizia che lo lasciavano sereno e tranquillo, poteva cadere vittima nelle mani di chiunque e, per usare una espressione cruda ma chiara, lo straniero così da solo era carne per ogni abile predatore.

Questa, dunque, è una parabola che si deve applicare ai nostri giorni con molta attenzione.

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.