Contemplazione
Un anno nuovo, con uno spirito nuovo, lo Spirito Santo.
C’era uno che aveva deciso di viaggiare e di scoprire tutto quello che c’era nel mondo di nuovo: si sarebbe fermato soltanto quando avrebbe ritrovato qualcosa di uguale, di già visto. E partì.
Dopo molto tempo, durante una sosta, in un paese lontano dalla sua terra natìa, seppe che lì vicino viveva un saggio, uno dal quale andavano tutte le persone dei villaggi attorno per prendere consigli, per ottenere grazie, ma soprattutto, anche se nessuno lo diceva apertamente al saggio, vi si recavano perché si sentivano soli, mentre dopo aver passato un po’ di tempo con lui tornavano a casa convinti di valere qualcosa, di avere un motivo in più per vivere e sorridere, e riuscivano a aiutare gli altri a fare lo stesso.
Quel giovane dunque, ricco di tutto il bagaglio delle sue esperienze, quasi ormai incalcolabili, si incamminò, non senza aver prima chiesto però alla gente che incontrava ritornare dal saggio che tipo fosse, che cosa facesse di straordinario che lui non avesse ancora mai visto. In realtà sperava anche di confrontare le sue ricchezze con quelle del saggio, e, forse, di potersi fermare finalmente nella sua ricerca.
E lo trovò.
Effettivamente qualcosa di nuovo capitò.
Quell’uomo appena vide il giovane cercatore lo guardò come se lo stesse aspettando da lungo tempo e gli disse: «Amico, vieni ad aiutarmi». Mentre lavoravano il giovane gli chiese: «Senti, ma perché tutti qui attorno non vedono l’ora di incontrarti? Sembra che vivano per attendere il momento in cui si potranno liberare di nuovo dalle loro faccende per tornare da te». L’uomo gli disse: «ti sbagli: sono io che ho bisogno di loro: sono loro che vengono ad aiutarmi». «Ma va’, forse a te non lo dicono, ma loro vengono qui convinti di trovare come una nuova voglia di vivere. Dicono che hai fatto anche guarigioni!». L’uomo lo guardò, un po’ stupito, sorridendo, e scosse la testa come per far
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capire che proprio non sapeva di chi si stesse parlando. Poi disse «Ma…questo nessuno me lo hai mai detto».
Finito il lavoro, il giovane ritornò “alla carica”: «ma proprio non vuoi dirmi che cosa fai per tutti quelli che vengono a cercarti? Vedi, io sto girando il mondo per fermarmi quando non troverò più niente di nuovo. Se tu mi dici il tuo segreto io partirò da qui con un’altra ricchezza in più, e magari potrò usarla anche per gli altri». L’uomo rispose: «Ma guarda che sono loro che fanno un servizio a me, un regalo a me, te l’assicuro. Mi dispiace che tu non mi creda». «Va bèh, ma dimmi almeno che fate quando siete insieme!». «Ah, quello è semplice, io non so fare niente altro: li contemplo. Li contemplo…». Quell’uomo continuò a ripetere con dolcezza ma con una strana sicurezza e serenità queste parole “li contemplo”.
Il giovane cercatore, all’improvviso si trovò come davanti a uno specchio, e con una luce completamente nuova: ebbe come l’impressione di vedersi dentro, di scoprire chi era, e di essere apprezzato nel profondo, mentre vide con chiarezza anche gli sbagli che aveva commessi in questa sua lunga ricerca del sempre più nuovo. Anche lui, guardando quell’uomo saggio fu come se si contemplasse.
Per un po’ rimase assorto. Poi, si riprese e stette in silenzio a contemplare quell’uomo, il saggio. Che gli chiese di nuovo, innocentemente: «Mi aiuti? devo fare quest’altro lavoro.».
Lo seguì.
Dopo un lungo silenzio, e un bel po’ di fatica, gli chiese: «ma… non ti stanchi mai?». «Dimmi – gli rispose il saggio – ma quanti tramonti hai visto identici, o quante foglie d’albero hai visto perfettamente uguali?». «Sono tutti diversi» disse il giovane. «Vedi, è sempre tutto nuovo… Quando le persone vengono da me, io mi metto a guardarle, a contemplarle, raccolgo la loro storia, e ci vedo la mano di Dio. Magari loro non ce la vedono, ma io… io sì». Il vecchio pronunciò queste parole con una profonda umiltà, come per far capire che ringraziava tutta quella gente che gli permetteva di vedere Dio.
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Poi, all’improvviso, nel pieno del meriggio, come se fosse la cosa più naturale in quel momento in cui il sole era caldo caldo e splendente, si reclinò sul suo giaciglio e sembrava volesse dormire, come se fosse stanchissimo, mentre prima pareva instancabile. E disse all’amico: «Senti, io ora devo andare, perché il Signore mi chiama ad andare da Lui. Continua tu».
Il vecchio si addormentò, e morì… meglio, incominciò a contemplare Colui che prima contemplava nel cuore degli uomini e nel suo stesso cuore. Ma il giovane, prese le sue ultime parole come se fossero il tesoro che da tanto cercava. E incominciò lui a contemplare tutte le persone che si recavano da lui. Tanto che quelle manco si accorgevano che non era più il vecchio di prima. Per loro era come se lì ci fosse sempre lo stesso saggio, e lo chiamavano sempre con lo stesso nome.
… Forse, potremmo prenderci per quest’anno la briga di cercare di contemplare almeno qualcuno di quelli che ci vivono accanto, la loro storia, o la nostra storia … Credo che di sorprese ne avremo parecchie: scopriremo un sacco di cosette nuove.
E lo Spirito Santo, che c’entra in tutto questo? Beh, Gesù come uomo pregava in un modo tutto suo, durante tutta la sua vita e in ogni momento della sua giornata, proprio così: con la luce dello Spirito Santo, che Lo riempiva in tutta la Sua umanità, contemplava negli altri quello che Dio Suo Padre voleva compiere nel loro cuore; e così, contemplando Dio nel cuore degli uomini, scrutando il loro intimo, Lui agiva e operava la loro salvezza: in altre parole, compiva la volontà del Padre.
Chissà se tentassimo di fare lo stesso…
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