Non è un’ombra.
Può essere utile ogni tanto ricordarsi che alcune difficoltà e paure c’erano fin dall’inizio, e che pertanto non dobbiamo rimanere allibiti davanti a tutte quelle situazioni che oggi sembrano colpire al cuore la nostra fede. Preoccupati sì, ma non allibiti. Oggi, per esempio sembra diffondersi in fretta presso tutte le categorie di persone la convinzione che dopo la morte non c’è la risurrezione del corpo, ma una reincarnazione o la dissoluzione in un tutto unitario, indistinto, indefinibile, in un qualcosa in cui si perde la personalità. Naturalmente questa “convinzione” è legata al fatto che Dio oggi Lo si pensa spesso non più come Qualcuno (il vero Qualcuno) ma come qualcosa nel quale perdersi, una entità vaga che tutto riassorbe. Spesso, dunque, si insinuano e si diffondono “convinzioni” di questo tipo, ma, aggiungo subito, convinzioni che non hanno la forza di durare per sempre nell’animo di una persona, che prima o poi nel corso degli anni le cambierà ancora, magari raggiungendone di opposte. Per lo più, non sono convinzioni capaci di accompagnarci fino alla fine della nostra vita.
Mi interessa qui in modo particolare soffermarmi proprio sul fatto della risurrezione. Tenendo conto di tutte le differenze che si sono formate nel corso dei secoli nelle culture dei popoli, possiamo dire che fin dall’inizio il cristiano si è scontrato con chi non credeva affatto che i corpi dei morti risorgessero o con chi pensava alla vita dopo la morte come una vita perduta in un vago fluttuare dell’universo. Non solo queste erano credenze presenti nel mondo antico, ma penetravano anche nelle stesse comunità di cristiani. Che cosa rispondevano allora gli Apostoli? Ne scegliamo uno e non “a caso”: San Paolo. Nella sua prima lettera ai Corinzi interviene, rispondendo ai dubbi che i suoi fedeli di Corinto avevano su questo problema. L’idea che circolava presso alcuni e che metteva in difficoltà altri era che Gesù era risorto sì, ma noi, “comuni mortali” non saremo risorti. San Paolo usa un ragionamento molto semplice, che definirei quasi “alla rovescia”. Se non esiste la nostra risurrezione dai morti nemmeno Gesù è risorto. Se Gesù non è risorto noi siamo ancora nei nostri peccati e, peggio che mai, siamo i più miserabili tra gli uomini, i più ridicoli, perché perdiamo tempo dietro a una speranza che non esiste e sprechiamo la nostra vita quaggiù: meglio pensare a godersela finché la salute ce lo permette. Ora poiché Gesù è risorto – e San Paolo porta il nome di testimoni ancora vivi al tempo in cui scrive e fa riferimento anche a più di cinquecento fratelli! – anche noi risorgiamo.
Sembra mancare un pezzo al ragionamento di San Paolo: perché è necessario, assolutamente necessario il legame tra la risurrezione di Gesù e quella nostra? San Paolo sottintende la verità fondamentale della nostra fede, che altrove ricorda e che i suoi fedeli di Corinto già sapevano bene. Quando Dio ha creato l’uomo, ha posto un legame intimo, essenziale, vitale tra il Suo Figlio, Gesù, e ciascun uomo. Siamo stati creati in Gesù e per Gesù, Figlio di Dio. La natura di ogni uomo che viene al mondo è legata al Cristo, dal quale dipende nella sua vita profonda e piena totalmente.
Sempre lo stesso San Paolo in altre circostanze spiegava questo legame dicendo che è come se noi e Gesù formassimo un unico organismo, l’unico corpo di una sola persona. Ora, se l’anima di una persona, se la testa di una persona, se il cuore di una persona sono vive, tutto il resto deve essere per forza vivo.
Ecco allora che se noi mettiamo all’inizio del nostro ragionamento questa prima radicale verità, quello che poteva sembrarci un discorso “alla rovescia” e senza un pezzo – perché partiva da noi anziché da Gesù – diventa un ragionamento “per diritto”.
Vale la pena di aggiungere ancora due richiami di San Paolo, prima di invitarvi tutti a leggere, con calma, tutto il capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi (non è tanto lungo!). Carissimi, davanti a tutte queste “correnti” di pensiero, a queste mode che vanno e vengono e ritornano sotto altri vestiti, “non lasciatevi ingannare: «i cattivi discorsi corrompono i buoni costumi». Ritornate in voi secondo giustizia, e non peccate. Taluni dimostrano di non conoscere Dio; lo dico a vostra vergogna!” (1 Cor 15,33-34).
Il secondo richiamo, che ci spiega anche come l’attore di questa risurrezione sia proprio lo Spirito Santo: «Se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che risuscitò dalla morte Gesù Cristo darà la vita anche ai vostri corpi mortali, e lo farà in forza dello Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).
Detto questo, l’invito a leggere per conto vostro tutto il capito 15 della prima lettera ai Corinzi è d’obbligo.
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