ANNUNCIAZIONE

Il brano dell’Annunciazione dell’angelo a Maria è il passo per eccellenza al quale ci rivolgiamo tutti per parlare della Madonna, assieme al passo che la descrive sotto la croce di Gesù. E, naturalmente, assieme al passo nel quale si narra della nascita di Gesù: “giunse al termine il periodo della gestazione, partorì Gesù e lo depose in una mangiatoia perché in quel frangente non c’era un posto adatto alla riservatezza necessaria” (ho parafrasato – come vi siete accorti – il testo della nascita di Gesù in modo differente da come si fa di solito).

Il passo dell’Annunciazione, come già ricordavo, ha fatto da sfondo per ogni riflessione sulle ‘qualità’ e i privilegi di Maria, poiché nell’espressione “piena di Grazia”, “gratia plena” in latino, la Chiesa ha visto nascosti come in un forziere tutti i privilegi di Maria: ha sempre tenuto, insegnato e ribadito che in quel verbo greco è contenuto tutto ciò che rende Maria unica dinanzi a Dio Trinità e agli uomini. “Piena della grazia di Dio”: santificata pienamente fin dall’attimo del suo concepimento e poi santa in tutte le sue azioni, quelle che ha compiuto e che erano affidate alle sue scelte responsabili. Piena di Grazia unica dinanzi a Dio: perché Lei è così per opera di Dio e perché è insignita da Dio di una missione speciale per Dio. Unica Dinanzi agli uomini, perché questa missione la costituisce in uno stato unico dinanzi a ogni uomo che viene al mondo. Ritorno su questo tra poco.

Mi soffermo sul passo per dare qualche indicazione un po’ “tecnica”, che dovrebbe aiutare a ‘decodificare’ un po’ il brano e a farci pregare di più. Saranno indicazioni, o provocazioni, un po’ … ‘lunghette’. Voi potete scegliere anche di non leggerle tutte.

ŸAnzitutto l’Arcangelo è sempre quello che è stato mandato a dare l’annuncio a Zaccaria. E va da Maria solo dopo sei mesi: sembra quasi che aspetti che Elisabetta sia ormai avanzata nella gravidanza. Sei mesi dopo è un dato di fatto, ma dinanzi a Dio ha il significato di un progetto: si scoprirà, infatti, che le due gravidanze, quella di Elisabetta e quella della Madonna, sono collegate.

ŸDue annunci in due luoghi completamente differenti e in momenti completamente differenti. A Zaccaria nel momento più solenne della vita di un sacerdote che faceva servizio al Tempio di Gerusalemme. Non c’era momento più solenne – ad esclusione del giorno di Kippur (Espiazione dei peccati), quando il Sommo Sacerdote entrava nell’intimo del Tempio – … non c’era momento più solenne nella vita di un sacerdote se non quello dell’offerta dell’incenso sul braciere che stava nella prima aula intima del Tempio. Dunque, Gabriele va da Zaccaria nel momento più solenne della vita di Zaccaria come sacerdote.

Da Maria, invece, va a casa e non ci viene detto in quale momento della giornata: questo permette di dire con tutta tranquillità che era un momento qualsiasi. La Chiesa di Oriente ricorda due momenti dell’Annunciazione, uno presso il pozzo del villaggio, poi, mentre Maria rincasa in fretta ritrova l’Angelo ancora in casa (cfr chi è stato a Nazareth ricorderà quel che scrivo avendo ben presente quei luoghi). Nei secoli successivi, grazie anche alle immagini dipinte dell’Annunciazione, Maria viene immaginata mentre l’angelo la trova assorta in preghiera, spesso con il testo della Sacra Scrittura. Ma san Luca, che ha raccolto le informazioni necessariamente dalla stessa Maria e dai familiari di lei, non dà nessun dettaglio aggiunto: perciò diciamo che l’ha visitata in un momento qualunque della giornata, nella sua casa, una casa come tante altre, una casa che oggi è visibile ancora abbastanza bene.

Sulla base della logica del testo e dell’abitudine che l’Evangelista ci mostra sia nel suo Vangelo sia negli Atti degli Apostoli, dobbiamo ritenere che Luca l’avrebbe scritto se l’Arcangelo avesse incontrato Maria in un momento speciale e in un luogo speciale. È, invece, l’accadimento straordinario in quel posto normalissimo e semplice in un momento qualsiasi della giornata che farà diventare solenne sia quel luogo sia quel momento. E, soprattutto, è Maria stessa che diverrà dimora solenne della presenza di Dio ovunque Lei si muova (come capirà Giovanni Battista ancora nel grembo di sua madre, quando Maria entrerà nella casa di Elisabetta).

ŸTi saluto o piena di grazia, il Signore Dio è con te. Quale consapevolezza Maria aveva fino a quel momento di questo “suo essere nelle grazie di Dio”? Il Vangelo non lo dice. Alcuni mistici nei secoli successivi e alcuni teologi

parleranno di questo: ma io, qui, mi limito al testo del Vangelo. Il Vangelo, direttamente, non lo dice e ci lascia un mistero.

ŸMaria risponde in un modo ‘strano’. Anche questo ha fatto discutere teologi e studiosi, soprattutto negli ultimi secoli, perché la sua risposta tocca il fatto della verginità. Di fatto Maria era già sposata, e non tanto fidanzata, come potremmo pensare noi. Tanto che se si fosse separata da Giuseppe ci sarebbe dovuto essere il rituale del divorzio ebraico: non un semplice salutarsi per “rimanere buoni amici”. E se Maria aveva una dote, quella doveva riprendersela.

Del resto, la frase dell’angelo poteva essere intesa nella maniera più semplice e diretta possibile: “dal tuo uomo/marito concepirai e darai alla luce un figlio”. Qui scatta il problema, uno dei tanti: Maria dice “non conosco uomo”.

Al di là di quanto han tentato e tenteranno ancora di dire alcuni studiosi moderni e contemporanei, è la risposta dell’angelo che ‘costringe’ a dare un senso ‘rivoluzionario’ alla frase di Maria e ad accettarla semplicemente per quello che vuol dire.

Cerco di spiegarmi. E non parto dalla teologia della Tradizione della Chiesa, e nemmeno dai dogmi o dalle verità presentate dinanzi a tutti come certe e sicure. Lascio l’insegnamento della Chiesa per un attimo a lato anche se, per quanto riguarda la mia vita di fede, questa Tradizione ha un ruolo fondamentale e insostituibile: ma qui la lascio per un attimo da parte per portare la riflessione al fondo più irriducibile dal quale non si può scappare.

Dunque: la prima cosa che dobbiamo supporre è che san Luca – che vanta all’inizio del suo Vangelo tutta un’accuratezza di ricerche e di intendimenti (cfr Lc 1,1-4) – sia coerente quando scrive. Quindi, se riporta il dialogo tra Gabriele e Maria, deve rimanere in una coerenza: che non è necessariamente in linea con in nostri intendimenti e le nostre aspettative. Ma coerenza dev’essere: coerenza interna alla sua narrazione. Ora: è ovvio e scontato pensare e affermare che Maria sa bene che come donna maritata (sta attendendo di andare a vivere con il suo sposo Giuseppe1) avrà rapporti sessuali dai quali nasceranno anche figli, che sono un segno della benedizione di Dio nella mentalità semita.

Allora ci chiediamo: se Maria sa bene questo, perché dice all’Angelo “non conosco uomo”, frase di puro colore semitico, che nel contesto matrimoniale vuol dire avere/non avere rapporti sessuali? Si trova quest’espressione molte volte nell’Antico Testamento, e anche una volta in Matteo, con il significato diretto dei rapporti sessuali tra uomo e donna.

Nella lingua greca usata da Luca, che riporta il dialogo, che non si è svolto certamente in greco, Maria parla al presente, non al futuro: questo nella lingua greca indica un dettaglio importante (e se pensiamo a come possa aver parlato in aramaico/ebraico, la cosa è ancora più interessante, sia dal punto di vista linguistico sia da quello esistenziale per chi sta parlando).

L’angelo avrebbe potuto rispondere: “sì, certo: sono venuto a dirti che quando andrai a vivere con Giuseppe il tuo primo figlio sarà il Messia atteso da secoli”. Ma non le risponde così, sia perché non sarà così, sia perché Maria ha risposto con un linguaggio che solo Gabriele ci permette di ‘decodificare’ esattamente: le conferma che di fatto non conoscerà uomo, non avrà rapporti sessuali con suo marito. L’unica spiegazione sensata per ritenere che san Luca non scrive in maniera contraddittoria e arrangiata, nonché l’unica maniera per ritenere che Maria non fosse una donna ignara di quello che accadeva nella vita matrimoniale – cosa impensabile e impossibile – è intendere che Maria dice: “io sono sposata, ma non vivrò sessualmente con il mio marito”2. E ritenere anche che suo marito Giuseppe sapesse

1 Che fosse giovane o vecchio non lo sappiamo. Questo dettaglio, se vogliamo, lo ricaviamo dal Vangelo Apocrifo di Giacomo che ha offerto alla tradizione cristiana parecchi spunti.

2 Lo ricordava san Giovanni Paolo II nella sua Catechesi/Udienza del 24 luglio 1996.

questo. La conferma, che Gabriele dà alla risposta/domanda di Maria, dice che c’è logica nei fatti narrati proprio così come sono narrati.

Ma non solo. Se leggiamo con attenzione, Maria non dice così semplicemente che non può avere rapporti sessuali ponendo, quindi, un ‘veto’ all’annuncio dell’angelo. No, non pone veto all’annuncio, anche perché ha capito benissimo che Gabriele non è venuto a chiederle se vuole diventare la madre del Messia, ma a dirle che di fatto lo diverrà. È chiaro dal testo che Maria non può sindacare, discutere, come invece fece Zaccaria, il quale fu punito. Anche con Zaccaria l’Angelo non era andato a chiedere se voleva, ma a dirgli ciò che sarebbe avvenuto. La risposta/domanda di Maria è chiara, per lei; forse un po’ meno chiara per noi, se non ci aiutasse Gabriele a decodificarla con il suo interloquire successivo: “mi dici che devo diventare la madre del Messia. Come avverrà questo, poiché sono nella condizione di non avere rapporti sessuali con il mio uomo? (e quindi di non averli né in quel momento né in seguito). Devo cambiare il mio proposito con il mio marito, e quindi avere con lui i normali rapporti di ogni donna con il suo uomo?”. Stiamo attenti: la risposta di Maria, che ci sembra strana, come dicevo contiene già il “sì”, solo che chiede spiegazione sul come accadrà, su che cosa lei dovrà fare per realizzare ciò che Dio ha stabilito. L’angelo conferma che lei non avrà rapporti con suo marito ma che rimarrà incinta perché la potenza di Dio la “investirà”, la riempirà e la farà divenire madre.

Anzi, quel bambino che sarà il Messia, sarà molto di più. Proprio perché Suo Padre sarà Dio stesso – senza alcun tipo di rapporto sessuale. Quel bambino non sarà solo Messia: sarà figlio dell’Altissimo, e perciò chiamato Figlio di Dio perché sarà tale, non solo per un titolo datoGli per l’occasione.

ŸMaria, con quella sua legittima domanda, ha “provocato” un ulteriore rivelazione per bocca di Gabriele. Si compiono così le profezie, che attendevano il Messia senza avere la chiarezza di come sarebbe venuto, di come sarebbe stato concepito. C’erano alcune aspettative, alcuni dettagli abbastanza precisi: per il resto non si sapeva molto. Gli studiosi del tema, osservando tutte le fonti che si possono raccogliere su un tavolo di studio, dicono che al tempo di Gesù e poco dopo di Lui l’attesa del Messia si caratterizzava, grosso modo, in tal guisa: un unico personaggio che, come Messia, fosse sacerdote profeta e re. Oppure due personaggi, uno dei quali accorpasse una delle tre caratteristiche e uno le altre due. Qualcuno invece aspettava tre personaggi – il Re, il Profeta e il Sacerdote – ognuno di essi in relazione agli altri due.

ŸDa madre del Messia, Maria si ritrova a “dover” diventare madre del Figlio di Dio, senza essere lei divina. È la novità assoluta. Si spalanca dinanzi a lei il mistero che caratterizza la fede cristiana nella sua radice più profonda: la Trinità di Dio, mistero che si rende visibile attraverso Maria, nel momento in cui Dio genera in lei e da lei il figlio Gesù. Senza alcun incontro sessuale.

Sappiamo che nelle mitologie dei popoli e delle culture coeve al popolo ebraico era normale che una divinità maschile si unisse a una divinità femminile o che ‘entrasse’ nella dimensione umana per unirsi a un uomo o una donna, per dar vita a un essere semi-divino. Qui non accade nulla che possa essere davvero paragonato a queste mitologie, anche se qualche studioso cerca di fare questo paragone per trovare somiglianze. E cerca di leggere il fatto anche secondo ‘archetipi’ elaborati da alcune scuole di psicoanalisi, o di sociologia religiosa o di storia delle religioni.

L’Evangelista Luca conosce molto bene il suo tempo e le culture e le tradizioni religiose contemporanee agli avvenimenti che sta narrando, e sa bene che quello che narra potrebbe creare confusione o essere equiparato a quelle mitologie. Tuttavia, non mostra alcun timore di porre dinanzi a tutti questo fatto, senz’alcuna paura d’essere confuso o frainteso con le credenze allora diffuse. Come se il fatto constatabile e incontestabile si ponesse di fronte a ogni credenza religiosa in maniera autorevole; come se il detto contra facta non valent argumenta3 fosse incarnato dall’avvenimento che racconta. Nessun incontro sessuale particolare tra il Dio e la giovane di Nazareth Maria: solo

3 In italiano: contro i fatti accaduti non ha valore alcun argomento che cerchi di contraddire i fatti, perché i fatti reali si impongono su ogni argomentazione. Nessun argomento o ragionamento può cambiare un fatto accaduto.

un intervento di piena onnipotenza, al di là di ciò che è fisico, per far concepire e dare alla luce un bambino vero, che si sviluppa secondo le leggi della crescita fisiologica umana nel grembo della mamma, con una gestazione che, secondo quanto descrive san Luca, non mostra nulla di straordinario. Perché, se la gestazione fosse stata straordinaria e visibile nella sua straordinarietà, san Luca l’avrebbe scritto. Non aveva alcun motivo per non farlo. Anzi. Così: il concepimento è straordinario, la gravidanza no. Tutt’altra cosa sarà il modo in cui Maria interiormente vivrà quella gravidanza, così come Giuseppe.

ŸE per di più, nel prosieguo della narrazione del Vangelo, si comprende che questo concepimento straordinario non accade perché c’è un deprezzamento della realtà sessuale dell’uomo e della donna, come se l’incontro sessuale tra una moglie e suo marito fosse una cosa disdicevole (Giovanni Battista – “il più grande uomo nato da donna” – viene concepito a seguito di un normale rapporto sessuale maritale). Gesù non nasce senza concepimento normale perché il rapporto sessuale tra uomo e donna sarebbe disdicevole dinanzi a Dio: no, il motivo andrà cercato altrove. Così come non sarà un deprezzamento della sessualità il motivo per cui Gesù rimarrà vergine nella Sua vita terrena. Anche qui, il motivo andrà cercato altrove (Lc 20,27-38). Se vogliamo lasciare san Luca e rivolgerci a san Matteo o san Marco potremmo leggere, per questo cercare altrove, Mt 19,3-12 – Mt 22,23-33 – Mc 12,18-27.

ŸSi potrebbe dire, forse, che proprio perché Maria non conosce uomo, Dio “può” generare in lei e da lei il figlio Gesù. Maria, a partire da una domanda che diceva tutta la sua responsabilità nel voler assumere la ‘missione’ preparatale da Dio, si trova immersa in una risposta che spalanca le porte del mistero di Dio. Le viene rivelato che un Padre genera un Figlio per la potenza dello Spirito Santo. Colui che lei porterà nel suo grembo – verginale – è Dio, ma come Figlio del Padre che Lo genera nella potenza dello Spirito. Persone ben distinte, ma che non possono stare separate. E questo ‘mondo’ divino si pone a vivere dentro di lei.

Così, una domanda, fatta per assumere con impegno e responsabilità una missione, apre alla conoscenza di Dio.

Ÿ Ultime annotazioni. Il testo in italiano dice “nulla è impossibile a Dio”, e poi Maria chiude il dialogo dicendo “avvenga di me secondo la tua parola”. Per l’esattezza, san Luca riporta il dialogo con sapore e tono davvero semita. Non scrive di per sé che “nulla è impossibile a Dio”, ma che nessuna parola è impossibile a Dio. Il che corrisponde esattamente a come risponde Maria. Si tratta due volte della parola.

Che differenza fa dire nulla è impossibile a Dio rispetto a nessuna parola è impossibile a Dio? La prima differenza è di rimanere aderenti al testo originale. La seconda è che il senso fondamentale della frase dell’Angelo è, sì, che nulla è impossibile a Dio, ma il modo di dirlo permette di andare in profondità, molto più in profondità. Ogni uomo parla, parla, chissà quante volte a vanvera. Chissà quante volte, però, desidera che le sue parole intervengano sulla realtà e la trasformino. Invece Dio, quando parla, fa; e sempre la Sua parola compie esattamente quello che dice. Dunque, “a Dio nessuna parola è impossibile” non vuol dire che Dio può dire quello che Gli pare, tanto nessuno può dirGli nulla per contestarLo. No. Ma ogni parola che Dio dice diviene realtà. Nessuna parola che Lui dice rimane sospesa in aria. Dio non è un “parolaio”, un sognatore. Non è uno che parla tanto e poi fa soltanto qualcosa. La Sua parola è precisa, e diviene sempre un fatto. Un fatto incontrovertibile. Vi ricordate il Prologo del Vangelo di san Giovanni (“In principio era il Verbo…”)? Vi ricordate la Lettera agli Ebrei, nei primi versetti (Dio regge tutto con la potenza della sua parola)? Nessuna parola di quelle che Dio dice è vuota: si compirà. E quindi Maria risponde: “avvenga di me secondo la tua parola”. Accoglie con impegno e gioia la parola di Dio, ricevuta attraverso l’Angelo. E la Parola di Dio, il discorso che Dio le ha fatto attraverso l’Angelo, diviene carne. Diviene il fatto per eccellenza. Ricordate che anche i sacramenti si basano su parola e compimento? A parole precise, per esempio “questo è il mio corpo”, corrisponde un fatto: la presenza reale di Cristo.

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