[ Questa è una sorta di meditazione, o quasi forse anche di lezione/catechesi: … leggetela con molta pazienza … e misericordia nei confronti di me che l’ho scritta! ]
“Immacolata Concezione” vuol dire “Maria concepita senza peccato originale” … Ci chiediamo: “Perché e Come mai è stata concepita senza Peccato Originale?”.
Spesso si tessono elogi sulla bellezza di Maria, sull’opportunità e sulla necessità che il Figlio di Dio incarnandosi avesse una madre tutta pura, degna di tale Figlio: era disdicevole – si dice – che il Figlio avesse una madre come tutti, figlia del Peccato Originale … Sono elogi più che doverosi. L’idea è alta, e profonda, ma è vera solo in ultima battuta … come conseguenza ultima di altre verità più radicali. Solo che, forse, di queste verità “prime” radicali si sente parlare poco. Allora tento quanto segue. Con alcune affermazioni/premesse teologiche:
A – Premesse: elementi base per la riflessione
1. Primo elemento base della riflessione:
Di per sé Gesù, per essere il Figlio di Dio incarnato, non aveva bisogno di nascere da una donna concepita senza peccato. Il concepimento di Gesù poteva avvenire benissimo in una donna figlia del peccato originale: la potenza di Dio avrebbe comunque preservato dalle conseguenze del Peccato Originale Gesù nell’istante in cui veniva concepito (proprio com’è accaduto con Maria Santissima, che è stata concepita da due genitori che avevano il Peccato Originale).
2. Secondo elemento base della riflessione:
A rigore si deve anche dire che Gesù poteva essere il Figlio eterno Incarnato puro e perfetto anche se fosse stato concepito normalmente, da “seme di uomo e di donna”: il Figlio eterno, cioè, poteva assumere la natura umana venendo concepito in maniera normale e non miracolosa, come invece di fatto avvenne. Cioè, in altre parole, poteva essere concepito attraverso un normale atto sessuale. Quest’affermazione possiamo farla con tutta tranquillità, almeno in prima battutta. Poi vedremo che non è così, perché porremo in evidenza che la natura umana di Gesù è comunque speciale, e doveva esserlo anche per la Sua origine.
3. Terzo elemento base della riflessione:
Se Dio ha scelto, dunque, questi modi differenti dal normale, ha una ragione, una ragione che noi possiamo intuire poco a poco, decodificare poco a poco … Se mi permettete di inventare un termine nuovo, dico che noi possiamo/dobbiamo “de-misterizzare” poco a poco questi misteri e cercare di capirli un po’: si tratta di ‘trovare’ dei motivi per cui Dio ha agito così, che, peraltro, non possono essere solo estetici o di decoro (detto con parole ‘difficili’ per noi oggi si tratta di trovare argomenti di convenientia, espressione abituale per San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura, per esempio).
** Su questi tre punti base, allora, diciamo con altre parole il medesimo concetto.
E cioè: la Santa Trinità, per far concepire Gesù senza che Egli sia toccato dal peccato originale, non ha bisogno – di per sé – di una donna che sia immacolata, perché Dio che è onnipotente può intervenire direttamente a “proteggere” l’umanità di Gesù dal Peccato Originale nello stesso momento in cui Gesù viene concepito. Dunque, il fatto che Maria sia Immacolata ha un’altra motivazione che non quella di un decoro o di una “esigenza”, quasi che fosse una vergogna per Gesù nascere da una donna colpita dal Peccato Originale. Gesù, infatti, ne sarebbe rimasto immune comunque.
4. Ora aggiungo un elemento, il quarto: il concepimento di Gesù non avviene in maniera straordinaria senza rapporto sessuale perché il concepimento per rapporto sessuale è “una cosa brutta”, quindi non degna di Maria: no. Non è una cosa brutta, poiché il concepimento sessuale è stato pensato da Dio, prima ancora del Peccato Originale, come “cosa” sommamente buona, come una benedizione felice, tale da rendere due sposi “un’unica carne”, quasi un’unica persona.
Maria – invece – concepisce senza l’intervento di Giuseppe, per pura potenza dello Spirito Santo, per questo motivo: perché Ella deve essere l’immagine o, se volete, la riproduzione in terra di come il Padre genera il Figlio da tutta eternità per la potenza dello Spirito Santo.
Questa affermazione la pongo qui ora: più avanti ci tornerò per spiegarla un po’.
5. Quinto elemento base della riflessione.
Dio è fuori del tempo. E dovremmo avere il coraggio di dire che il tempo, che è reale certamente, è tutto sommato una sorta di modalità con la quale noi stiamo vivendo già l’eternità, solo che non ce accorgiamo. Quindi, non c’è distanza – per Dio – tra immacolata concezione di Maria, concepimento verginale di Gesù e tutti gli altri misteri. Non c’è distanza, per Dio, anzi … Questi fatti sono intrecciati come in un eterno presente, come se tra di loro non ci fosse affatto successione di tempo. Come se fossero contemporanei in unico istante. Sempre presenti dinanzi a Dio. … Come se fossero tutti contemporaneamente presenti “dentro” Dio.
B – Riflessione
Ecco il tentativo di riflessione o, meglio, un abbozzo di riflessione, dopo queste premesse. O meglio ancora: non ho lo spazio per dare molte spiegazioni, ma farò una serie di affermazioni, sperando di riuscire a collegarle abbastanza bene tra loro.
Dobbiamo pensare che ogni “privilegio” di Maria è legato strettamente a Gesù. Lo si capisce dal fatto che Maria, a partire dall’Annunciazione, vivrà tutta per Gesù, assieme a San Giuseppe, dedicandosi tutta all’opera del Figlio. La sua vita non avrà altro scopo.
Pensate che i nostri più grandi avversari della “prima ora” furono le persone di fede ebraica: guardate le vicende degli Apostoli, e di San Paolo in particolare.
Ebbene, ci sono due cose che proprio i nostri più grandi avversari di quel tempo – poi le cose cambiarono con il passare dei secoli, ma in quegli anni le insidie più gravi vennero spesso dalle comunità di fede ebraica – … due cose che proprio loro ci aiutano a confermare.
L’ultima in ordine di tempo: quando Gesù è risorto, non hanno cercato di dire che la tomba vuota non era quella giusta, e che il cadavere vero stava da un’altra parte, ma hanno cercato di spiegare che il cadavere era stato portato via dalla tomba giusta ad opera dei discepoli. Era evidente fin troppo che nessuno poteva più vedere il cadavere di Gesù, perché non c’era da nessuna parte. Il fatto era incontrovertibile: Gesù morto non si trovava da nessuna parte. Cercarono di spiegarlo in modo da far credere che i discepoli l’avessero trafugato, sapendo peraltro che mentivano.
La prima in ordine di tempo, che riguarda appunto Maria: la Chiesa venera Maria come sempre vergine, al di là di tentativi distorti da parte di teologi antichi e contemporanei e di correnti cristiane, deviate nella fede da pensieri e teorie purtroppo contorte e mescolate a credenze non cristiane.
Ora, che Maria non abbia avuto altri figli lo provano sempre i nostri primi avversari. In questo modo. Se Maria avesse avuto altri figli suoi propri, tutti lo avrebbero saputo in quel tempo. E ancor di più i nostri primi avversari, che hanno fatto di tutto per screditare Gesù. Sono questi nostri avversari della prima ora che confermano che Maria non ha avuto altri figli. Perché, per giustificare che Gesù era uno squinternato, un ribelle a Dio, un uomo rigettato da Dio, maledetto da Lui tanto da trovare la morte sulla croce, hanno cercato di screditare Maria, la madre, dando luogo a diverse tradizioni: diverse, che coincidevano però su una idea.
Maria era una ‘ragazza-madre’. Ed era diventata madre di Gesù o perché violentata da soldati romani, o perché donna di facili costumi, o perché messa incinta da un uomo e poi abbandonata perché donna poco pulita e decorosa. Presa poi da Giuseppe o per pietà, o perché lui stesso era uomo di poco cervello e non attento alla Legge di Dio. Ma nessuno dei nostri primi avversari cercò di dire che Maria aveva altri figli. E se non tentarono di dire ciò, era perché sapevano bene che era inutile tentarci. Cercarono ‘solo’ di spiegare in altra maniera il fatto che Maria ebbe un unico figlio e che non era figlio di Giuseppe.
Evidentemente il fatto che Maria avesse solo un figlio non è la prova assoluta che fosse vergine, ma è una conferma che non aveva altri figli né prima né dopo Gesù, e che la sua verginità dopo la nascita di Gesù non è contraddittoria con i fatti. Inoltre, la certezza che Maria avesse un solo figlio obbliga a non interpretare quei passi dei Vangeli dove si parla dei fratelli e delle sorelle di Gesù come se fossero fratelli e sorelle di sangue.
Attenzione: visto che siamo in epoca in cui è troppo facile accusare a buon mercato di razzismo e integralismo chiunque, devo precisare che quanto scrivo qui non vuol essere un atto di accusa al popolo ebraico: riporto solo fatti che sono documentati per iscritto (basta leggere, per esempio, le Toledôt Jeshu, o alcune parti del Talmud ). Nemmeno vuol essere istigazione contro il popolo ebraico. Sto affermando dati di fatto. Del resto, l’ebreo di oggi non può essere colpevole di quanto l’ebreo dei tempi di Gesù abbia fatto o detto contro Gesù o Maria, così come un cristiano di oggi non può essere colpevole di quello che un cristiano dei tempi antichi può aver fatto o detto contro gli ebrei di quel tempo. Si può chiedere scusa per le colpe degli antenati, come si usa fare, quando si viene a conoscenza di come è andata la storia: ma di per sé quelle sono colpe degli antichi, non nostre di oggi. Noi abbiamo le nostre colpe. Questo vale per tutti. Così come vale per tutti che abbiamo l’obbligo di rispettarci e di conoscere bene la storia così come essa è stata.
Torniamo al tema centrale.
Maria è ciò che è solo per Gesù, solo per il Figlio eterno incarnato e in vista di quello che Egli deve compiere e che Lei, a modo suo proprio, dovrà compiere insieme con Lui. Dunque, Maria non ha i suoi privilegi “perché deve stare vicino a Gesù che è santo e che non può avere vicino una persona che non sia santa”. Il mistero è molto più grande, e affonda la radice nel progetto intimo della creazione del mondo, dell’uomo e degli Angeli (sì anche degli Angeli, dal momento che Ella è anche Regina degli Angeli: uno dei motivi per cui satana la odia): una radice così intima tanto che senza Lei non c’è Cristo incarnato, e senza Cristo incarnato non c’è Lei … Ecco: non ci sarebbe l’uno senza l’altra e viceversa. Quest’ultima affermazione è importante, perché vedremo che si aggancia a quella che diremo tra poco: Non c’è Padre Eterno senza Figlio Eterno e non c’è Figlio eterno senza Padre Eterno.
Questo rapporto così vincolante tra Gesù e Maria è una luce, uno spiraglio che ci permette di conoscere un po’ il segreto della Trinità. Della Trinità noi sappiamo che non c’è il Padre senza il Figlio e lo Spirito, non c’è L’uno dei Tre senza gli altri Due. E proprio qui c’è il nodo della matassa: Gesù Uomo (Figlio di Dio incarnato) e Maria (totalmente creatura) sono per noi la porta della Santissima Trinità; sono come il grembo che “permette” alla Trinità di farci come Loro Tre.
Ma sono anche, prima di tutto, la rivelazione per noi tutti di come è la Santissima Trinità. Di “come è fatta” la Trinità (perdonatemi quest’espressione poco elevata).
Cerco di spiegarmi meglio … Il Figlio Eterno come uomo è senza peccato: possiamo dire che è solo beatitudine eterna d’amore donato e ricevuto dal Padre e ri-donato al Padre; oltre a ciò, dona la vita agli uomini … dona la Vita Eterna agli uomini attraverso l’unione con Maria Immacolata, Vergine, Madre di Dio e Madre nostra.
In altre parole: nel rapporto fisico-divino1 che si instaura una volta per sempre tra Gesù e Maria risplende la Trinità in Sé Stessa: risplende il modo in cui la Trinità vive in Sé stessa; e risplende anche il modo in cui Essa vive verso di noi, verso tutto il creato.
Possiamo dire, allora, con altre parole, che Gesù e Maria sono perfetta vita della Trinità incarnata nella umanità, sempre l’Uno in relazione all’altra.
‘Finisce così’ che Loro Due sono la fonte della Vita trinitaria in noi e per noi.
[ Certamente lo sono ognuno di Loro Due in un modo proprio, e cioè Maria come creatura che tutto riceve da Gesù, dal Padre e dallo Spirito, e tutto dona; il Figlio incarnato in un modo in parte simile e in parte differente dalla madre, perché è assieme Dio e uomo: come Figlio eterno di Dio dona tutto quello che riceve continuamente dal Padre, come uomo riceve tutto e dona a Sua volta tutto perché sa che lui come uomo è il fulcro di tutta la creazione e che essa viene salvata nella Sua umanità di Figlio Incarnato. E la prima creatura alla quale Lui, Gesù, dona tutto, è Maria, che è la prima creatura dalla quale Lui riceve tutto ]
… Essendo Gesù e Maria nella loro dimensione umana questa fonte, cioè la fonte della Vita Divina, la fonte non può essere che totalmente pura (diciamo immacolata). Dio, infatti, è puro: il Figlio incarnato nell’umanità attraverso Sua Madre non può che essere puro così come la Madre.
1 Scrivo “fisico-divino” perché il rapporto tra Maria e Gesù è per forza fisico, a motivo della loro umanità, ed è divino perché Gesù si rapporta necessariamente con Lei, così come con tutti, in maniera divina, perché è Dio.
La quale, del resto, è anche in un modo particolare e misterioso Sua sposa (a questa cosa accennarono alcuni padri della Chiesa, così come la liturgia, fin dai tempi antichi), e non potrà che essere pura e vergine, perché ella è madre di tutti, tutti.
I quali tutti sono creati in vista del Figlio eterno e per mezzo del Figlio eterno, passando per l’umanità creata di Gesù e per le Sue nozze misteriose e feconde con Maria. Misteriose nozze, quelle di Gesù con Maria, perché Maria, che noi cantiamo come sposa del Padre e dello Spirito, è anche sposa del Figlio: solo che dobbiamo un po’ cambiare il concetto di nozze, di matrimonio, poiché noi sappiamo che, secondo le leggi della natura che cade sotto i nostri occhi, un uomo e una donna sono fecondi soltanto attraverso una relazione sessuale. Qui, con Maria e Gesù, la cosa è differente.
Così, ‘finisce che’ Maria è al medesimo tempo Sposa, Figlia e Madre del Figlio Suo (come la chiamava Dante: Figlia del Tuo Figlio), che è al medesimo tempo per Lei Sposo, Figlio e Datore di vita.
Datore di vita: possiamo dirlo Padre, perché anche Lei riceve da Gesù la vita eterna e la sua stessa struttura umana, immune da peccato e capace di essere con Lui Madre di tutti gli uomini e regina dell’Universo. Vi ricordate che la Tradizione della Chiesa insegna che Gesù l’ha redenta ‘come’ in anticipo: cioè la Santissima Trinità, che sta al di fuori dello scorrere del tempo della storia, preserva Maria dal Peccato Originale e la “struttura” come madre e sposa del Suo Figlio per attuare in Lei in anticipo il frutto dell’incarnazione di Gesù.
Una sorta di “tempo prima del tempo”, una sorta di “danza del tempo”, di salto in avanti e indietro: ma lo ricordavamo prima: noi vediamo le cose con la modalità del tempo, per Dio tutto è contemporaneo, non c’è passato presente e futuro, c’è solo presente, e c’è solo la nostra responsabilità in questo speciale presente che è la vita eterna.
Maria, quindi, nel piano di Dio, l’unico piano reale, è Immacolata e doveva essere tale poiché con il suo Figlio è la nostra fonte, la nostra porta per la Vita Trinitaria. È Vergine Immacolata poiché Sposa eterna di Dio Figlio Incarnato. È Madre Vergine Immacolata poiché il Figlio eterno incarnato nasce da Lei come nasce da tutta l’eternità dal Padre: Il Padre è Puro, e non perde nulla di Sé stesso generando il Figlio; il Padre, cioè, è fonte pura, immacolata, piena e totale della Sua Vita divina, una fonte che rimane sempre piena, pur donandosi continuamente e totalmente.
E, così, Maria, come Vergine Immacolata Madre del Figlio, ci mostra l’amore che il Padre riversa nel Figlio rendendolo quello che è e rimanendo sempre congiunto a Lui, e con Lui dà la vita al mondo. Infatti, Maria, essendo Madre Pura regala al Suo Figlio la purezza; essendo Madre Vergine per Lui, totalmente dedicata a Lui, ne è la Sua Sposa e con Lui vive quelle nozze che sono la sorgente della vita eterna per gli uomini.
È tutto così semplice, non vi pare??!! …
Faccio un ‘piccolo’ Post-Scriptum.
Per qual motivo dico – mica solo io, in verità! – che
Gesù e Maria insieme sono immagine della Santissima Trinità…
Alcuni fatti:
• Nel libro della Genesi si ricorda per ben due volte, e almeno un’altra volta ancora nel libro della Sapienza (che è stato scritto non molti anni prima di Gesù), che Adamo ed Eva, ognuno per conto proprio e tutti e due insieme, sono creati a immagine di Dio. E lo sono, immagine di Dio, nel loro essere spirito/corpo e nel loro unirsi spiritualmente e fisicamente (cfr per es. Gen 1-2; Sap 2,23).
• Un secondo elemento: san Paolo – aprendo una strada che sarà percorsa molto dai Padri della Chiesa e dai teologi antichi e dalla liturgia antica fino ad oggi – insiste sul fatto che Gesù è il Nuovo Adamo, anzi, è l’Adamo vero e proprio, quello che l’Adamo del paradiso terrestre prefigurava (per es. Rm 5).
I Padri della Chiesa, a partire dai primissimi Padri (Ignazio di Antiochia per esempio, da quanto sappiamo conobbe Pietro e Giovanni), parlano di Maria come della Nuova Eva.
• Un terzo elemento: sempre san Paolo (Lettera agli Efesini, cap. 5) spiega l’unione maritale tra l’uomo e la donna come mistero che deve far intravvedere il modo in cui Gesù si sposa con la Chiesa, cioè con tutti noi, e ci redime, ci feconda di vita nuova. Affermazione che san Paolo può fare perché gli sono stati svelati ‘abbastanza’ i misteri di Dio in Gesù. “Finisce che” san Paolo ci fa capire che il matrimonio-base è quello di Gesù con la Chiesa, con ciascuno di noi, e che il matrimonio che celebrano due sposi è un vero matrimonio, un bel matrimonio, solo quando vive di quello di Gesù. Solo quando i due sposi (per esempio, Angelo e Carla) sono sposati davvero con Gesù, e quindi si amano tra loro due perché e come Gesù li ama.
• Quarto elemento: prima di morire Gesù affida Giovanni a Maria, dicendole “ecco il tuo figlio” (Gv 19,26- 27), una frase che va a congiungersi a quella che l’Angelo Gabriele Le disse quando le annunciò il concepimento di Gesù: “ecco, concepirai un figlio”.
• Quinto elemento: la visione della donna vestita di sole nell’Apocalisse di San Giovanni, alla fine del capitolo 11 e nella prima parte del capitolo 12.
• Sesto elemento: Quando Maria venne lodata davanti a Gesù, Gesù sottolineò che la beatitudine più piena non consisteva nel fatto di essere la Sua madre naturale, ma nel fatto che tutto quello che Dio Padre diceva Lei lo faceva (per es. Mt 12,48-50 e Lc 8,19-21).
• Settimo Elemento: le nozze di Cana (Gv 2): Maria e Gesù, lì per lì fortuitamente, si sostituiscono agli sposi di Cana per donare il Vino sovrabbondante che non ha paragoni con quello servito prima, per far sì che la festa di nozze sia piena e felice.
Poniamo attenzione a una cosa che accade “liscia liscia” in sordina, senza quasi che nessuno se ne accorga, e per farlo dobbiamo ricordarci di come si organizzava un matrimonio nella cultura di Gesù. E cioè: nella
preparazione di un matrimonio nella cultura di Gesù, la famiglia dello sposo e della sposa si davano da fare per organizzare tutto, e anche il cibo e il vino. Era lo sposo, con la sposa, che offriva il vino agli ospiti. A Cana succede che, per un ‘disguido’, le nozze si salvano perché Maria interviene e fa intervenire Gesù. Lì, di fatto, si vede che Gesù e Maria regalano il vino migliore, che prefigura le nozze vere ed eterne. Gesù e Maria, di fatto, senza che nessuno se ne accorga o quasi, divengono gli sposi che offrono la festa o – meglio ancora – che la salvano, trasformandola.
• Ottavo Elemento: Maria è presente sempre nei momenti salienti in cui Gesù opera manifestatamente la salvezza: concepimento e nascita (evidentemente!), Epifania; morte sulla Croce; attende la risurrezione; rimane vergine.
Dunque: mettendo insieme tutti questi elementi, si “intravede” (uso questa espressione perché non mi posso produrre qui in una dimostrazione fatta per filo e per segno) che il rapporto di Gesù con Maria è del tutto particolare e che fa da “perno” del rapporto di Gesù con la Chiesa, Chiesa di cui fanno parte lo stesso Gesù e Maria Santissima.
Noi, con l’aiuto della liturgia antica, dei Padri della Chiesa, dell’indagine dei Santi, e con la Tradizione costante della Chiesa possiamo dire che Maria e Gesù sono una “coppia” tutta particolare, sono la “coppia” sulla quale e nella quale è stata posta la radice della Chiesa. San Giovanni Paolo II parlava della dimensione Mariana e della dimensione Petrina (san Pietro) della Chiesa, due dimensioni imprescindibili, una in riferimento all’altra.
Diciamo dunque che Gesù e Maria sono l’immagine della Santissima Trinità sia per quanto concerne la vita intima della Trinità sia per il Suo modo di operare la creazione e la redenzione.
SOLENNITÀ DI MARIA MADRE DI DIO 1 GENNAIO
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha atto conoscere”. Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Lc 2,15-21
La riflessione che faccio è un po’ lunga.
Gli angeli partono verso il cielo, o meglio dovremmo tradurre e intendere che entrano in qualche maniera nel cielo “partendo da sopra” i pastori. Infatti, ci ricordiamo che un angelo appare lì dove i pastori facevano la guardia al gregge di notte, e appare sopra di loro con una grande luce, che avvolge i pastori. Non è distante dai pastori, lontano, è lì presso di loro ma sopra di loro. Poi, come lui finisce l’annuncio gioioso, improvvisamente, così come lo era stato per quell’angelo, si trova lì assieme anche la moltitudine dell’esercito celeste che inneggia a Dio. Proprio da lì, da “sopra” i pastori, gli angeli ripartono e entrano nel cielo scomparendo.
Va notato che l’angelo dice ai pastori che li evangelizza. Noi traduciamo “vi annuncio una grande gioia”: Luca scrive proprio “vi evangelizzo una grande gioia”; traduciamo in italiano più sciolto “vi porto un annuncio lieto di una grande gioia”.
La solennità di oggi 1° di Gennaio ci vede concentrati sulla maternità divina di Maria, e inoltre è da ormai molti anni la giornata mondiale della Pace istituita dalla Chiesa, in quanto, all’inizio dell’anno sociale nuovo, che accade nel Tempo di Natale, si vuole ricordare che Maria ha donato la Pace al mondo proprio dando alla luce Gesù.
Se dovessimo riflettere sulla divina maternità di Maria, non sarebbe solo questo il brano di Vangelo da leggere, e sarebbe più adeguato fare come per la solennità dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione2: una sorta di riflessione teologica, non strettamente legata al brano evangelico scelto per la Messa.
E si potrebbe iniziare questa riflessione teologica dicendo che nei primi secoli della Chiesa si discusse molto anche sul titolo di Madre di Dio, che in latino è sia Mater Dei che Dei Genetrix, e in greco Theotòkos-Qeotovko”: alla lettera propriamente genitrice di Dio. Si discusse, con tanto di condanne (ricordiamo per esempio Nestorio). Perché l’espressione Madre di Dio, Genitrice di Dio si poteva e si potrebbe prestare a un grande equivoco.
Va tenuto presente, infatti, che erano i secoli in cui ancora si discuteva e si faceva chiarezza poco alla volta sull’identità di Gesù, come vero uomo e vero Dio e come persona solamente divina, e non
2 Vedi le due omelie.
umana: si imparava e si insegnava poco alla volta a distinguere (non separare) tra natura di Gesù (divina e umana) e persona di Gesù (solo divina. In concreto vuol dire che il responsabile delle azioni che Gesù compie è solo Dio, il Figlio di Dio). Distinzione che tra l’altro oggi in filosofia e teologia spesso appare essere scomparsa e rimanere in una sorta di ambiguità, tanto che a volte, di fatto, persona e natura coincidono. E spesso gli stessi teologi non se ne accorgono.
In concreto, si arrivò a definire – uscendo dal linguaggio biblico – che Gesù è tutto uomo e tutto Dio (intendendo in questo la natura) ma è solo persona divina. E si stavano anche definendo o, meglio, chiarendo il concetto e la parola “persona” rispetto a quella di “natura” o “essenza”. La persona è un individuo ben distinto da tutto ciò che gli sta attorno e ha una natura, un’essenza intellettuale (l’intelligenza). Quindi il cane, per esempio, che è un individuo ben distinto da tutto quello che lo circonda, anche dall’uomo, non è persona, perché non ha natura intellettuale. E questa parola, persona, facendo debite distinzioni, era adatta sia per parlare di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito, sia per parlare degli angeli, sia per parlare dell’uomo. Certo, Maria non ha donato la natura divina a Gesù, e nemmeno il Suo essere persona divina. Ma è madre vera, genitrice vera nell’umanità di Colui che era ed è e sarà sempre il Figlio eterno di Dio, che chiamiamo Verbo/Logos-lovgo” (Lo chiamiamo così perché è venuto a rivelarci la salvezza, la Verità e la santificazione). Pertanto Madre di Dio, Genitrice di Dio è un titolo corretto, adeguato, ma non vuol dire che Maria ha donato a Gesù la Sua natura divina: non è Madre della Divinità di Gesù, ma ha generato nell’umanità Colui che era – ed è – Dio.
Quanto scritto fin qui varrebbe per introdurre una riflessione teologica sulla maternità di Maria, indipendente dal brano evangelico che ci è stato letto oggi nella Messa. Se stiamo invece al brano del Vangelo, varrà comunque la pena di leggere, con calma, tutta la narrazione che prende l’avvio dall’apparizione a Nazareth dell’Angelo.
Una lettura quindi lunga. E poi mettersi anche a leggere la narrazione di Matteo a partire da quando Giuseppe si accorge che Maria è incinta fino alla fuga in Egitto.
Scelgo di fermarmi al breve brano evangelico di questa Solennità, e di non fare una riflessione teologica. Dunque: quando i pastori arrivano a Betlemme, sulla scorta del messaggio dell’Angelo, sanno che devono cercare un bambino appena nato, proprio appena nato, che è stato posto dai genitori in una mangiatoia. Luca dà un indizio importante.
Infatti, è difficile pensare che Gesù fosse l’unico bambino nato in quei due/tre giorni. O addirittura in quella medesima notte.
Quindi, come fare a cercarlo senza nemmeno sapere il nome, se non soltanto i soprannomi di Salvatore Cristo e Signore, che non erano il nome che la gente di Betlemme avrebbe capito per indicare loro chi era il piccoletto ricercato?
Allora vuol dire che non era normale adagiare un bambino appena partorito in una mangiatoia. Il che ci ricollega al fatto che Luca, prima di descrivere la nascita, aveva anche detto che Giuseppe e Maria stavano già a Betlemme da qualche giorno, a motivo del censimento, ma ha aggiunto che mentre si trovavano là Maria partorì Gesù deponendolo ella stessa in una mangiatoia perché “per loro non c’era posto nell’alloggio”. In verità Luca vuol far capire che Maria e Giuseppe cercavano un posto alquanto riservato, per quanto questo fosse possibile. E in quel frangente non trovarono di meglio che un ambiente caldo offerto dall’ambiente riservato agli animali domestici. Queste piccole stalle con mangiatoie erano più normalmente ‘attrezzate’ per animali di piccolo taglio, come pecore, capre e asinelli ed erano ricavate a fianco delle case o inglobate nelle stesse, più o meno piccole, più o meno grandi, a seconda delle possibilità e dei possedimenti delle singole famiglie. Oppure, famiglie legate da vincoli di parentela, che abitavano in case addossate tra loro potevano condividere stalle più grandi dove raccoglievano i loro animali insieme. Dobbiamo tener conto anche che Giuseppe era di Betlemme: in Medioriente uno conserva vincoli di parentela anche se va a vivere lontano. Quindi, un posto in una casa presso i parenti lo si trovava sempre, almeno in prima battuta. Non soltanto: in quei luoghi e in quella cultura una mamma in gravidanza ormai in procinto di partorire trova sempre accoglienza, tanto più se condivide la religione di coloro che possono ospitarla.
Sia il fatto della parentela di Giuseppe, sia il fatto che Maria fosse ebrea, sia il fatto che fosse in procinto del parto non permettono assolutamente di pensare che “non c’era posto” perché non erano stati accolti. Erano là poi da diversi giorni: quindi avevano già un alloggio. Per partorire Gesù hanno cercato un posto riservato. Tuttavia, come sapete, almeno nella tradizione occidentale, si è sviluppato tutto un filone, seguito anche dai Santi, che vuole Gesù rifiutato da tutti tanto da essere partorito addirittura in una stalla, come segno di assoluta povertà ed emarginazione…
Ma, come avete capito già, una stalla non era, di per sé, in quei tempi e luoghi un ambiente disprezzato, tanto che era tenuto con cura e pulizia, poiché gli animali domestici sono fondamentali per la vita. Ma anche da noi, non più di poche decine di anni fa, nelle campagne, quando era inverno, i nostri “avi” si raccoglievano nella stalla, che era un ambiente riscaldato dal calore animale, per trascorrere un po’ di tempo assieme prima di ritirarsi a letto. E le stalle, come sa chi ci lavora dentro, erano tenute pulite. Il fatto che odorino degli animali non è indice di sporizia.
In una situazione di necessaria promiscuità, come quella in cui si erano venuti a trovare Maria e Giuseppe, la stalla degli animali domestici era davvero un posto tranquillo e con un’ottima temperatura (siamo d’inverno, e benché siamo laggiù, può fare freddo freddo, a seconda di come “butta la stagione”. Potrebbe anche nevicare. Chi vive lì oggi questo lo sa molto bene: Betlemme è a 800/900 metri di altitudine sul livello del mare; così come lo sa bene, perché ci è costretto a saperlo, chi bazzica le fonti antiche che parlano anche di come andavano le stagioni di anno in anno).
Questa tradizione del Gesù Bambino rifiutato da tutti a Betlemme in verità, dunque, non ha alcun senso, né con il testo così come scritto da San Luca né con la cultura del tempo.
Mentre la spiegazione che vi ho offerto è – tra l’altro – sostenuta dalle scoperte archeologiche, che hanno permesso di conoscere bene le differenti tipologie di case dell’ambiente palestinese del tempo di Gesù. L’archeologia infatti ci ha permesso di conoscere tutti i tipi di case dell’antica Palestina: case costruite inglobando grotte, che venivano modificate e rese accoglienti e chiuse all’esterno con opere di muratura (pietre, mattoni); oppure case costruite ex novo in sola muratura. Non parlo evidentemente delle ville gentilizie o dei palazzi dei nobili e dei re. Perché c’erano anche quelle.
In ogni modo – e termino questa carrellata di “informazioni” – nell’antichità ogni donna per partorire, finché era possibile, si appartava cercando il luogo più riservato, perché il parto era ritenuto – tra l’altro – una cosa sacra. Il padre del bambino, il maschio (tranne che non fosse medico nelle culture più evolute o più particolari) non entrava nel luogo del parto. Lì c’entravano solo le donne, le levatrici. Quindi ogni donna cercava un posto adatto per il parto, non solo Maria.
C’è comunque un particolare che Luca descrive, e che non pare essere una cosa comune. Tranne che una donna non fosse praticamente colta all’improvviso dalle doglie senza alcuno che l’aiutasse – e avrebbe comunque rischiato la vita – nessuna mamma che partoriva deponeva lei stessa la sua creatura nella culla: lo facevano le donne presenti. La mamma poi, appena ri-messa un attimo, riceveva il piccolo sulle braccia. E entrava poi il papà del bambino o, meglio, glielo portavano fuori. Luca fa notare che è Maria stessa che avvolge Gesù con le fasce e lo depone nella mangiatoia degli animali domestici, che avranno osservato con simpatica tenerezza e curiosità quella nuova creatura. È un dettaglio che da sempre la tradizione della Chiesa ha indicato come indizio di un parto piuttosto particolare, anzi miracoloso … diciamo, fuori dalle metafore, un parto verginale senza dolore. Chi contesta questo (e ce ne sono anche tra gli studiosi) vuol dire che non riconosce alla narrazione di Luca un valore storico. Tra l’altro, dettagli di tal fatta possono essere stati raccontati a Luca soltanto o dalla Madonna e qualcuno della sua famiglia, o da qualcuno della famiglia di Giuseppe. Se fossero stati inventati di sana pianta, sarebbero stati punti troppo esposti alla contestazione degli avversari delle prime comunità cristiane.
Dunque: i pastori non fecero fatica a trovare il posto. Però dovettero spiegare a Giuseppe e Maria e agli altri presenti (Luca parla di più persone che ascoltano ciò che loro raccontano) perché erano capitati lì (di sicuro con dei doni: dopo l’annuncio dell’angelo è impensabile che vadano a vedere quel bambino speciale senza portare dei doni), dal momento che la loro presenza – quella dei pastori – era davvero inattesa: erano venuti dai campi dove c’erano le grotte vicino al paese nelle quali avevano raccolto le greggi di notte. Così anche Maria e Giuseppe e gli altri che sono presenti ricevono un annuncio inaspettato. Il parto di Gesù si era consumato nell’intimità e nella riservatezza, in un posto scelto “ad hoc” da Maria, e ora addirittura vengono a sapere che gli angeli hanno annunciato il fatto ai pastori.
Reazione: tutti si stupiscono. È più che ovvio. Ma Maria ha una reazione … ‘in più’: “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Sono parole importanti dette in modo preciso.
Luca scrive con attenzione e precisione, anche nello stile e nell’uso dei modi e dei tempi dei verbi, ed è uno che il greco lo sa bene. Le parole “messe giù” da Luca per descrivere la reazione di Maria indicano uno stile di vita. Sì lo stupore: ma lo stupore potrebbe passare, e col tempo lasciare il posto ad altri fatti nella memoria prossima; tanto più che poi quella famiglia se ne andò da Betlemme dopo non molto tempo. Maria non si limita allo stupore; oltre allo stupore, conserva nel cuore e medita ciò che Le è stato detto. Gli angeli – e Lei lo sapeva bene ormai! – non si muovono per cosa da poco. All’annunciazione di nove mesi prima aveva accolto alcune parole fissandole bene nella sua mente. Nove mesi dopo “ri-sente” dai pastori che un angelo ha annunciato che Gesù è nato per salvare il popolo ed è il Cristo Signore. Aveva bisogno di quella conferma Maria? No, certo, e non lo diciamo per devozione, ma perché ciò che le era accaduto nove mesi prima aveva inciso la sua vita in maniera indelebile, eterna. E ormai camminava nella semplicità del suo quotidiano sulla strada del Messia che lei portava dentro, Messia Figlio di Dio, che solo lei, con Giuseppe, sapeva tra l’altro essere tale. Non ha bisogno di conferme, ma medita su quanto si aggiunge di volta in volta a quel primo annuncio. E di certo un punto di riflessione fu che gli angeli andarono a svegliare dei pastori, e non il sommo sacerdote a Gerusalemme o gli studiosi della Legge che scrutavano ogni giorno le Scritture. Sì, stavolta sono gli angeli a dire ai pastori che è nato il Messia Salvatore. E i sacerdoti al Tempio di Gerusalemme, i capi della comunità ebraica di Betlemme?
Nessun angelo a loro? C’è qualcuno che li ha informati? Non ne sappiamo nulla. Sappiamo solo qualcosa di quello che accadrà quaranta giorni dopo a Gerusalemme in occasione della presentazione e purificazione al Tempio (il vecchio Simeone e la vedova Anna).
Tanti hanno scritto su queste poche parole, che Luca tra l’altro ripete altre volte per Maria: custodisce, conserva nel cuore e ci medita sopra. Così come sono scritte, indicano una ‘faccenda’ prolungata: di più, un’abitudine, perché Luca lo fa notare più di una volta. Si deduce che ogni fatto nuovo che riguardasse in qualche maniera Gesù, direttamente o indirettamente, lei lo aggiungeva al ‘magazzino’ del suo cuore e ci meditava sopra.
Un modo di pregare tutto particolare, che la madre di Dio – proprio in quanto madre di Dio – ci mostra, e ci insegna. Meditare sui fatti e sulle cose che in qualche maniera c’entrano con Gesù.
Ma voglio condividere con voi questo particolare, in particolare. Ogni mamma – e ogni papà – in qualche maniera si tengono nella mente le cose che accadono ai figli e ci pensano, man mano che gli anni passano, così come se li ricordano. E Maria in questo non farebbe differenza dagli altri. La differenza sta nel fatto che Lei sa di essere la Madre del Messia, nonché del Figlio del Padre; sa che per la potenza di Dio Padre stesso ha donato la vita umana a Gesù, con tutto quello che questo comporta (il corpo, l’intelligenza, la memoria, la volontà, l’affettività); conosce, anche se non nel dettaglio, la missione di questo figlio, ma – … ed è qui la differenza la più particolare secondo me – sa che lei è coinvolta con quella missione, anche se non sa come. Lo scopre momento per momento, giorno per giorno.
Ogni mamma deve accompagnare i figli nel bene mentre crescono, e magari accade anche che li accompagna nella loro professione, quando sono adulti. Qui, in Maria, accade che lei comprende di essere vincolata a Suo Figlio per sempre nella missione della salvezza, e scoprirà, cammin facendo, che prima ancora che ci fosse il peccato c’era un progetto di Dio che l’aveva pensata come madre di quel Figlio. Una madre che non aveva solo il compito di essere madre biologica. Ella non era solo un puro strumento perché Gesù avesse la vita umana. Dio non aveva “preso in affitto solo per qualche anno” una donna o una balia che consegnasse Gesù al mondo.
Questo meditare di Maria, dunque, è un meditare su Dio presente tra le sue braccia, nella sua casa, che usa le sue stesse stoviglie, al quale lei tesse i vestiti. È un meditare sul fatto che lei rimarrà vergine anche dopo averlo partorito, perché lei è tutta per Lui e per l’opera di Lui, … che poi vorrà dire che è tutta per noi. Lei ha l’esperienza indelebile che tutto quello che accade ed è accaduto in Lei è avvenuto per l’intervento onnipotente di Dio. Lei comprende poco alla volta (dico poco alla volta perché non sapeva tutto fin dall’inizio: ma il suo poco alla volta non era lento come il mio, poiché, essendo priva del peccato originale, la sua intelligenza e la sua memoria e la sua libertà interiore erano tali che comprendeva le cose con facilità e rapidità inimmaginabili. Tuttavia non avrà mai preteso di sapere tutto e di non aver più alcun bisogno di imparare altro ancora) … Lei comprende poco alla volta che la sua maternità riguarderà tutti gli uomini e che la Sua verginità, desiderata prima di essere madre, è un modo tutto particolare di vivere ora – dopo che è madre – come sposa del Suo figlio, tutta per lui, e come una madre per tutti coloro che Gesù salverà. Questo suo meditare, dunque, è differente da quello che in qualche modo fanno tutte le mamme e tutti i papà. E ci mostra una donna fuori dell’ordinario, seppure per nulla superba o invaghita di sé stessa; una donna che si pone dinanzi a Dio e ai suoi messaggeri con ascolto e responsabilità.
Vi ricordate come interagisce con l’angelo quando le appare e la chiama con un’espressione particolare, “piena di grazia”? Vuole ragionare, proprio perché vuole amare bene e quindi essere responsabile
dell’amore. Nell’annunciazione non si mise a sindacare, ma con pronta obbedienza accolse l’annuncio: chiese però come sarebbe accaduto il concepimento, visto che non prevedeva di “conoscere” uomo. Chiede spiegazioni, ma non nel senso che dirà di sì solo se le spiegazioni le andranno a genio, ma chiede spiegazioni perché non si può accogliere la volontà di Dio, la missione che Lui ti chiede di svolgere, se non usi l’intelligenza, senza rapportarsi con Dio con piena responsabilità.
Il “sistema” usato con l’angelo è lo stesso che usa qui: Gesù ora non le può parlare, ma lei può accumulare tesori nel suo cuore e meditarli. È una preghiera che si concentra dal vivo su Gesù – oggi si direbbe una preghiera live. Non si fa scappare nulla. Anche perché non si tratta solo di capire sempre meglio Gesù ma anche sé stessa e ciò che dovrà fare, per rispondere sempre ogni giorno a ciò che Dio Padre le chiederà. Uno stile particolare, dunque. Diviene Madre di Dio interagendo con riflessione e meditazione sulle cose che l’angelo le dice. Continua a vivere la sua maternità con la custodia nel cuore e con la meditazione attenta e costante.
SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE AL CIELO IN ANIMA E CORPO
15 AGOSTO
Messa Vespertina della Vigilia
Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: “È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima”.
Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.
Lc 11,27-28
Messa del Giorno
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.
Allora Maria disse:
“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre”.
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Intitolerei questa riflessione, o catechesi se volete, con il titolo di “Circolo Santo”.
Questa riflessione si ricollega a quella sull’Immacolata Concezione di Maria facendone assieme come un completamento.
E “attacco subito” con questo: anche se quella di Maria Regina dell’Universo è una festa liturgica poco conosciuta o sentita, tranne da chi va a Messa ogni giorno, la solennità dell’Assunzione di Maria ha un suo coronamento proprio il giorno 22 di agosto, quando appunto celebriamo Maria Vergine Regina dell’Universo (cioè degli Angeli, degli Uomini, di tutto il creato).
E difatti, Maria, Assunta accanto al Figlio nella Gloria diviene Regina con Lui di tutto il creato, di cui Ella stessa fa parte.
Dante La cantava “termine fisso d’eterno consiglio”, dandone alcune motivazioni.
Dobbiamo dire che l’Assunzione di Maria è un premio certamente, ed è un privilegio anche certamente, cioè un dono. Cerco di spiegare un po’, se ci riesco.
Un premio perché Maria ha corrisposto perfettamente alla chiamata ricevuta da Dio Trinità. Una chiamata, però, particolare: quella di essere totalmente consacrata al Suo Figlio e, attraverso di Lui, consacrata nello Spirito Santo al Padre. E, solo così e sempre così, totalmente dedicata a noi.
Ogni privilegio che Maria ha Le è stato donato perché deve essere al fianco di Gesù come prima redenta e come corredentrice al tempo stesso: un mistero abbastanza … complesso, per il momento, per le nostre menti. Una redenzione totale che Lei ebbe nell’attimo del concepimento, con un destino dunque differente nella sua umanità santificata rispetto agli altri uomini. Un destino differente, ma solo se avesse poi risposto perfettamente continuamente alla chiamata che ha ricevuto e ai doni che riceveva ininterrottamente: cosa che Ella ha fatto, senza alcuna battuta d’arresto. E, pertanto, possiamo dire che meritò la sua assunzione. Ma c’è qualcosa di più che un ‘semplice’ premio. Il premio lo ha perché ha corrisposto alla sua vocazione perfettamente.
Questo lo abbiamo detto. Ma dobbiamo aggiungere … La Sua vocazione era appunto ed è tuttora e sempre quella di essere al fianco del suo Figlio come Madre degli Uomini e ‘regina’ degli Angeli, nonché sorella: come ‘perno’ assieme al suo Figlio. Come ‘perno’ della comunicazione della vita eterna della Trinità a ogni uomo e come ‘perno’ della diffusione dell’amore di Dio in tutto il creato (anche gli Angeli). Ma non perché è una “Super-Donna”, una sorta di quarta persona della Trinità. Ma perché è stata scelta come creatura che faccia da tramite principale e insostituibile della Trinità, la Quale dona Sé Stessa a tutto il creato. Una creatura che, rimanendo creatura, viene congiunta, sposata alla Santissima Trinità perché collabori come Madre, come Figlia, come Sposa e come Sorella al dono della Vita eterna di Dio Trinità. Quindi – diciamo ‘quindi’ come se fossimo stati chiari nella nostra esposizione e come se tirassimo una conclusione logica infallibile – … quindi, dovendo sempre stare a fianco del Suo Figlio per vivere questa sua vocazione, non poteva se non che essere assunta in anima e corpo, dal momento che aveva corrisposto sempre alla sua vocazione senza mai cadere nel peccato.
Lc 1,39-56
In questa ottica prende senso anche (1) il suo essere rimasta sempre vergine, (2) il suo essere madre di Dio, (3) oltre che sposa di Dio, e (4) il suo essere madre degli uomini e (5) regina degli angeli, dell’Universo: tutte caratteristiche sue che celebriamo in altri momenti dell’anno.
Certo, dunque, Lei ha meritato la sua Assunzione, perché ha corrisposto alla vocazione; e la sua vocazione – senza che lo sapesse forse all’inizio, quando l’Angelo Gabriele le apparve – comprendeva anche il fatto di non corrompersi nel sepolcro perché doveva essere la corredentrice con il Suo Figlio, sempre all’opera con Lui. Dato che la sua vocazione era questa, corrispondendo ogni giorno ai doni di Dio, ha meritato la sua assunzione, che rimane comunque un dono libero che Dio Trinità le fa.
Infatti, per un mistero che ora ci rimane conosciuto solo un po’ fino a che non andremo “di là”, dove lo conosceremo nella sua pienezza, Maria (come del resto ognuno di noi), se merita qualcosa lo merita a pieno diritto, ma Dio rimane sempre libero di donare ciò che Lei ha meritato: non è costretto3. Insomma, Maria merita, e al tempo stesso riceve in dono: ed è con questa consapevolezza che Ella può elevare a Dio Trinità un Magnificat di ringraziamento e lode con una consapevolezza che non ha paragoni. Lei conosce come nessun altro che tutto è grazia e tutto è conquista, una volta che si accetta la grazia. Accettare il dono oggi ci rende capaci di meritare, e meritare oggi ci rende capaci di accettare il dono di domani … E così via, fino al paradiso, che è conquistato/meritato ma sempre donato.
Invochiamo con confidenza questa Sposa, Madre, Figlia, Sorella, corredentrice e redenta, termine fisso d’eterno consiglio, che a diritto può, e deve, introdurci nei misteri di Dio e farci comprendere il circolo santo del dono/grazia e del merito.
Comunque, gli antichi insegnavano, sulla scorta di san Bernardo di Chiaravalle, che de Maria numquam satis, di Maria non si dirà mai abbastanza! … E non ne sapremo mai abbastanza, fino a che non andremo di là.
Vi benedico con affetto. Pregate tanto la Madonna per me. Grazie.
3 Si usa dire anche che Dio, una volta che decide di donarti la vita eterna, se tu ti impegnerai a meritarla “si costringe”, “si vincola” a donartela e lo fa con immenso piacere. Ora: sappiamo che Dio vive fuori del tempo, per cui dobbiamo dire che Dio “non si impegna” a fare qualcosa prima che un altro risponda e metta in pratica e meriti il dono che Dio vuole fargli, e attende poi di vedere che cosa l’altro decide di fare. E, se quell’uomo si impegna, gli donerà quel che ha promesso. In realtà, davanti a Dio tutto avviene in contemporaneità. Come se Dio, parlandoci di questo mistero del dono e del merito ci dicesse in un eterno presente: “Io ti faccio conoscere quello che è il dono che voglio farti e che nessuno può costringermi a fare, nemmeno tu, se io non voglio fartelo: ma lego questo dono, per il quale sono assolutamente libero, all’impegno che tu ci metti per meritarlo. Così, se tu ti impegni io voglio donartelo, nella mia assoluta libertà di amore; ma se non ti impegni io non te lo dono, perché tu non puoi riceverlo”. Avete visto che ho usato tutti verbi al presente: poiché Dio è eterno presente, contemporaneità assoluta.
Si parla anche di “costrizione dell’amore”: quando uno ama infinitamente si costringe a donare all’amato tutto quello che è il bene. Sì, parliamo anche così, ma per Dio dobbiamo sempre mantenere fermo l’equilibrio perfetto – nel nostro parlare e nel pensare – tra assoluta libertà del dono e assoluta fedeltà nei confronti del merito di colui che si impegna. L’assoluta libertà di Dio esce in parte – in buona parte – dalla nostra concezione di libertà, di costrizione, di amore, di condivisione e di merito. E facciamo fatica a concepire e a vivere l’equilibrio tra dono assoluto e merito pieno. Proprio perché ci sfugge la realtà della contemporaneità, dell’assenza del tempo. Noi pensiamo sempre in termini di “prima”, “adesso” e “dopo”. Per Dio è tutto solo “adesso”.
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