II Domenica del Tempo Ordinario
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Gv 2,1-11
Questo dialogo tra Maria e Gesù da sempre, cioè da quando è stato scritto dall’Evangelista e tramandato dalle prime comunità cristiane, ha posto alcuni problemi e sollevato alcune domande. Tra l’altro, perché appare a prima vista che Gesù non usi tanto rispetto verso Sua madre, cosa in realtà praticamente impossibile nella cultura del tempo, a meno di situazioni davvero particolarissime. E sembra anche che Gesù sia infastidito da ciò che Gli chiede Maria, non soltanto dunque che manchi di rispetto. Di qui, da queste difficoltà, si sono sviluppate diverse riflessioni per ‘giustificare’ la poca cortesia di Gesù: ripeto una ‘poca cortesia’ in realtà soltanto apparente.
Ciò che al tempo stesso colpisce è che Maria sembra incurante della reazione ‘poco cortese’ di Gesù e Lo costringe a fare un miracolo che sembra non volesse fare, dicendo semplicemente ai servi: “fate quello che vi dirà!”, quasi a dire “non preoccupatevi se mi ha risposto male: lo conosco bene, fa così, ma poi mi obbedisce sempre”. E il miracolo accade.
Non entro in merito alle questioni proprie degli studiosi. Però devo farvi qualche accenno. La frase in italiano “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”, sembra non lasciar dubbi sul senso, ma in realtà Giovanni scrive in greco, e riporta pari pari un’espressione ebraica antica, ma conosciuta anche oggi comunemente nel mondo arabo, oltre che ebraico. Quella frase lì, che noi leggiamo come una mancanza di rispetto, in realtà è una frase che, per capirla, va ascoltata nella lingua originale: cioè, solo dal tono con cui la si pronuncia si capisce se è di stizza o, al contrario, addirittura di interesse verso la persona con la quale si sta parlando o addirittura di ‘complicità’ con essa. Sì: dipende tutto dal tono, solo che il tono di voce non è riproducibile per scritto: soprattutto quella volta, quando trascrivevano i testi antichi, perché allora nemmanco usavano la punteggiatura, tipo i punti esclamativi. Allora si può ricavare il tono e il significato di questa frase solo dal contesto della narrazione, e da qualche altra nota pratica che fa parte comunque del contesto culturale.
Anzitutto: assai improbabile che un figlio mancasse di rispetto in quella maniera verso la madre, soprattutto a una festa pubblica. Addirittura se vedova, come pare che ormai lo fosse Maria.
Inoltre contano due fatti, che ci offre lo stesso Evangelista Giovanni. Il miracolo viene compiuto, quindi Maria ottiene ciò che vuole; ma – secondo fatto – Gesù nel Vangelo fa capire
che fa solo i miracoli che sa che deve fare e che il Padre vuole: non fa mai un miracolo che non rientri nel piano di Dio Padre, che Lui, Gesù, come uomo contempla in continuazione. Quindi, Maria poteva chiedere tutto quello che voleva: se non era nel piano del Padre, Gesù non l’avrebbe mai fatto, anche se glielo avesse chiesto lei con tutta la fede e l’amore che poteva avere.
L’unica cosa che possiamo dire, al di là dell’apparente poca cortesia di Gesù, è che quei due lì, Maria e Gesù, si intendono bene, nonostante la risposta ‘strana’ di Gesù. Si intendono bene, al punto che il vino ultimo, quello che offre Gesù, è il migliore. Oltre che davvero tanto.
E qui scatta il bello. Come si capisce molto bene dallo stesso brano di Vangelo, nelle feste di nozze il vino veniva offerto (e quindi procurato) dallo sposo o, in accordo previo con i familiari della sposa, dallo sposo e dalla sposa assieme. Qui, la festa di nozze ha un ‘giro di volta’, perché intervengono Gesù e Maria. I cristiani dei secoli antichi, e poi i santi che hanno meditato su questo, capirono che lì Gesù fa qualcosa di particolare, anche se lì per lì lo capisce quasi nessuno: Lui, Gesù, grazie a Maria e con Maria, diviene lo Sposo. Lì Gesù mostra qualcosa che verrà capita molto più tardi: Gesù è lo Sposo, che si è unito all’umanità per fare di ciascuna donna e ciascun uomo la Propria Sposa. Ha stabilito, come dire, le Nozze vere, le uniche nozze vere, quelle nozze che divengono modello delle nozze umane, tra un uomo e una donna. Quelle tra un uomo e una donna sono temporali, quelle di Gesù eterne.
Qualcosa in più
Qualche nota un po’ sparsa. Da come scrive san Giovanni si comprende che Gesù è un invitato aggiunto, con i Suoi primi discepoli, mentre Maria doveva essere una invitata “di diritto”…
Torno sulla frase “incriminata”. Si è cercato di trovare questa “scappatoia”: Gesù vorrebbe mettere in evidenza la fede certa di Maria, e non compie il miracolo perché Maria è Sua madre (quasi a dire una corsia preferenziale di parentela), ma perché lei ha fede pronta e sicura su quello che Gesù può fare. E, in tal senso, qualcuno ha anche detto che è come se Gesù avesse incominciato a fare miracoli prima di quanto avrebbe dovuto, proprio grazie alla fede di Maria.
La spiegazione è bella, ma francamente la ritengo poco adatta al testo e alla lingua e al contesto culturale e al contesto in cui si muove Gesù, … e anche una spiegazione un po’ preoccupata, forse, di giustificare che il modo di comportarsi di Gesù non è mancanza di rispetto, non è un peccato (trattar male gli altri, e addirittura non onorare il padre e la madre, è peccato). Questo non vuol dire negare la fede somma di Maria. Maria è donna dalla fede somma. Ma qui la risposta di Gesù non ‘oppone’ la fede di Maria alla parentela di sangue.
Gesù, ricordavo, fa solo quello che il Padre Gli mostra direttamente (vi ricordate che proprio san Giovanni riporta questa frase di Gesù: “Io vedo sempre il Padre e compio ciò che vedo compiere da Lui” – cfr per es. Gv 5,19-20; Gv 8,28-29.38). Così, anche, possiamo dire con tranquillità che quel miracolo di Cana è volontà del Padre. Ma la frase ‘maleducata’? Tradotta alla lettera dice così: “A te e a me che c’è, donna? ”. La seconda parte della frase, quella che parla dell’ora è un po’ più complicata, al di là di quanto potrebbe sembrare, anche perché potrebbe intendersi come una domanda (ricordiamo che Giovanni scrive in greco antico, e quindi io sto ragionando sul testo greco, non sulla traduzione della CEI), e in tal caso andrebbe tradotta “non è ancora giunta la mia ora? ” (nel senso retorico: “eh sì, è giunta la mia ora”. Se la frase è una domanda, il senso sarebbe solo questo, perché il greco antico conosceva due tipi di negazioni, e nelle domande una di queste due negazioni voleva proprio negare, l’altra – quella usata qui – voleva affermare in modo retorico il contrario della domanda: come quando una persona che non incontro da quand’ero
bambino mi trova da grande, e mi dice “ma guarda! Ma tu non sei Giovanni?” La risposta è scontata: “sì, lo sono”).
L’ora, qui come in quasi tutti gli altri passi del Vangelo di san Giovanni indica l’ora in cui Gesù deve manifestare chi è: l’ora per eccellenza è quella della croce, unita alla risurrezione.
Il senso della prima parte della frase, come dicevo, dipende tutta dal tono con cui la si dice. Giovanni non ci ha messo tra parentesi il tono con cui va letta la frase rivolta a Maria: ma è la continuazione del fatto che deve illuminarci. Maria prosegue chiamando i servi: se Gesù le avesse detto “guarda che non devo occuparmi di questa cosa, non è volontà del Padre”, Maria non avrebbe punto insistito. E, pertanto, dobbiamo sostenere che la risposta che Gesù dà, complicata nella seconda frase (che ripeto può essere anche una domanda), nella frase incriminata vuol dire che Gesù non è né infastidito e nemmeno tratta male la mamma. Anzi! La chiama donna e non madre, che di per sé ha un valore di dignità. E vi ricordate che in un’altra ora Gesù chiama Sua mamma donna … è nell’ora del calvario, quando le affida Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio, figlio, ecco tua madre”. Quel ‘donna’ non ha nessun motivo di essere inteso come distanza, ma anzi, come rilievo. L’importanza di Maria non è solo nel fatto che è la mamma di Gesù, colei che doveva metterLo al mondo, accompagnarLo per qualche anno e poi basta. L’importanza di Maria si spinge ben oltre. È una Donna che c’entra con l’ora di Gesù. Con l’ora in cui Gesù inizia a manifestare la Sua gloria e con l’ora in cui terminerà di manifestarla: sul Calvario e uscendo dal sepolcro.
In tal senso acquista tutto un significato profondo e ‘tremendo’ il peso di quel che fa Gesù a Cana grazie a Maria: si comporta come se loro due fossero gli sposi che dànno la festa di nozze, e come se le persone che stavano lì fossero gli invitati alla festa di nozze di Gesù e Maria. Una festa di nozze dove gli invitati vengono trattati molto bene, come non si usava in nessun’altra festa: la fine della festa sarà migliore dell’inizio. Lo si capirà dopo la risurrezione: la fine è migliore dell’inizio, perché apre a una nuova festa. Dunque Gesù, con una frase un po’ enigmatica per chi Lo aveva ascoltato lì, mette in rilievo proprio il ruolo di Maria, che è Donna per tutti quelli che beneficiano del suo intervento.
Quindi, sperando di non banalizzare troppo l’espressione di Gesù, io la tradurrei: “Eh sì, o Donna: dobbiamo incominciare l’opera per cui sono stato inviato attraverso di Te”.
Ed è possibile, o probabile, che Maria sia rimasta sorpresa che per un suo intervento così accorto ma concreto, limitato a quelle nozze, e motivato da una situazione di disagio imminente, si trovi coinvolta in una risposta con cui Gesù le dice: “ciò che mi chiedi ti coinvolge in maniera unica, perché con Te devo incominciare la manifestazione della mia ora, un’ora nella quale tu devi essere presente”.
Se mi consentite una battuta, sperando di non essere offensivo: chissà se Maria mentre parlava ai servi avrà pensato “ma io Gli chiedevo solo di non far fare una figuraccia a questi sposi, con tutto quello che poi sarebbe capitato! Il mio Gesù l’ha presa così sul serio che mi coinvolge dove non me l’aspettavo!”.
L’altra frase di Maria, così semplice, così concreta e serena: “qualsiasi cosa vi dica, fatela!”. Si è scritto tanto su questo: prendiamola alla lettera! Qualsiasi cosa Gesù ci dice espressamente nel Vangelo, facciamola, anche quando costa. E quando invece dobbiamo riflettere un po’ per capire che cosa ci vuol dire, confrontiamoci con uno/una che ne sa di più perché si vede che vive veramente appiccicato a Dio, e quando abbiamo buoni motivi di aver compreso quello che ci sembra che Gesù ci dica, facciamolo, con umiltà.
Ultimo: per la moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù prenderà dei pani e dei pesci, e – appunto – li moltiplicherà. Qui, invece, piglia l’acqua che veniva usata per la purificazione – ed era tanta (facendo un calcolo di minima/massima si va dai 450 litri ai 650 litri). Ma perché invece non si è fatto portare un’anforetta del vino rimasto, qualche goccia da qualche coppa, e non ha moltiplicato quello, tenendo la caraffa nascosta in cucina? Mi risponderete che forse non c’era più nemmeno una goccia. No: non credo che Maria si sarebbe mossa solo così tardi. Si sarà mossa quando ormai erano rimaste poche bicchierate, ma un po’ di vino c’era ancora.
Ecco: perché prende l’acqua? Gli antichi Padri hanno posto diverse riflessioni, che spaziano dal valore sacramentale a quello della stessa purificazione. Tenendo conto che gli invitati alla fine delle nozze si sono trovati con un 600 litri di vino gratuiti. E poi, altro problema: Gesù non ha fatto il vino uguale a quello di prima (i famosi pani moltiplicati erano uguali ai pani di partenza). Belle domande son queste, che Gesù ci costringe a fare.
Dall’acqua per la purificazione il vino buono senza paragoni per le nozze nuove. E tanto. Quando tutto sembra finito, incominciano altre nozze. Nozze che Gesù ci offre con Maria Sua madre, che chiama donna (che in greco a seconda dei contesti vuol anche dire moglie) ponendola di fronte a un “ruolo” nuovo, che la coinvolge. Lei era solo andata da Gesù per risolvere un problema contingente, e si sente definire “Donna”, appellativo che comprenderà in pienezza sotto la croce. … Dunque: il vino nuovo, il migliore viene tratto solo per miracolo a partire da ciò che serve per essere purificati per celebrare le nozze. Lo sposo e la sposa offrono il vino il migliore a partire da qualcosa di puro … Ce n’è per pensare!
Una nota simpatica, credo e spero, sui nomi e soprannomi della Madonna: Maria doveva essere ben contenta del suo nome (nome egiziano antico, che vuol dire amata da Dio), ma avrà pensato: “l’Angelo mi ha chiamato piena di grazia … Io vengo qui da Gesù per far evitare agli sposi una figuraccia, e Lui mi chiama Donna, e mi parla della Sua ora! Sotto la Croce ancora la chiama Donna, piuttosto La Donna, e forse andrebbe interpretato come Sposa … Tutti nomi che mi dicono quello che sono in riferimento a Lui per gli altri…”.
Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.