In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Lc 1,39-45
“Tra parentesi”, ricordiamo subito che nelle parole di Elisabetta c’è un ‘pezzo’ della preghiera dell’Ave Maria.
Ripeschiamo, anzitutto, un frammento del colloquio dell’Arcangelo Gabriele con Maria (Lc 1,36-37) che non è riportato nel brano di oggi: “Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”.
Se non ci fosse un prosieguo a questa frase dell’Angelo, e non ci fosse nemmeno l’antefatto dell’apparizione di Gabriele a Zaccaria nel Tempio di Gerusalemme, quello che l’Angelo dice a Maria sembrerebbe un inciso tanto per confermare ciò che le sta dicendo. Quello che accade subito dopo che l’Angelo ha lasciato Maria, così come quello che era accaduto al Tempio a Zaccaria, fa comprendere invece che l’Angelo non ha aggiunto a Maria una notizia quasi per inciso, marginale. Tutt’altro: ha voluto farle comprendere che il concepimento di Elisabetta era collegato a quello di Maria. Ed è proprio quello che Maria comprende, ed è per questo che ella si mette sùbito in viaggio verso il sud, a circa 120/130 chilometri da Nazareth.
Elisabetta si era tenuta ‘nascosta’ per cinque mesi, come fa notare san Luca, ma ormai la sua gravidanza era conosciuta ed era fonte di gioia presso tutta la parentela. E, per come andavano le cose in quei tempi, tenendo anche conto che era la moglie di un sacerdote, non le mancava certo l’aiuto per tutto quello che la sua situazione comportava. Maria sapeva bene che non avrebbe trovato una donna senza aiuto, e che – di per sé – non c’era bisogno che lei andasse da Elisabetta. Maria parte, dunque, perché sa che tra il piccolo di Elisabetta e il suo proprio figlio c’è un legame, posto da Dio.
La lettura del brano del Vangelo omette la preghiera di Maria, il ‘Magnificat’, che è la risposta all’esclamazione di Elisabetta, e tralascia l’annotazione che Maria si ferma da Elisabetta circa tre mesi. Il che vuol dire che si fermò fino alla nascita del piccolo, quando ormai anche Maria era incinta da più di tre mesi.
Se cercassimo di dare corpo a quanto Maria ed Elisabetta abbiano potuto dirsi in quei tre mesi, dovremmo fare leva soltanto sulla fantasia. Tuttavia, non è frutto di fantasia dire che le due mamme avranno parlato di quello che riguardava i propri bambini, e Maria avrà sentito dire dalla bocca di Elisabetta che il suo Giovanni avrebbe dovuto andare innanzi al Figlio di Maria per prepararGli le strade. Tre mesi intensi di comunicazione, tre mesi intensi di vita quotidiana spicciola, tre mesi intensi di preparazione al parto. Tre mesi intensi di comunione, mesi dei quali, purtroppo, ci mancano tanti dettagli, che avrebbero potuto regalarci alcuni spiragli sull’intimità di queste due donne, e anche su come Zaccaria stava vivendo la sua temporanea punizione per non aver creduto all’Angelo.
Non sappiamo, purtroppo, ma intuiamo qualcosa e immaginiamo altro ancora. Tuttavia, questo poco che abbiamo ci permette di ricavare un’applicazione pratica per noi. Maria va da Elisabetta per un motivo ben particolare e ci rimane anche per un motivo particolare, oltre che per collaborare e aiutare per le cose necessarie.
Noi … Quando andiamo a trovare qualcuno, parenti o amici, per quale motivo ci andiamo, e quali sono le nostre abituali conversazioni? Certo, non si può sempre parlare di argomenti seri e complessi, bisogna anche svagarsi. Di certo possiamo dire che Maria ed Elisabetta non persero tempo in pettegolezzi … Credo che questi tre mesi passati insieme tra le due mamme possano essere per noi davvero motivo di riflessione. Di che parliamo con gli amici o i parenti, come parliamo, come trascorriamo il tempo con loro? Comunque sia, è un tempo di edificazione reciproca, oppure potrebbe essere un tempo buttato un po’ lì, senza arte né parte, più trascorso con il desiderio di sfogarsi o di parlare semplicemente? E ancora: quale capacità di ascolto mettiamo in atto quando l’altro ci racconta qualcosa? Soprattutto – con chi condivide a fondo la nostra fede – sappiamo parlare anche di “cose alte”, di “cose” che ci riempiono di Dio?
Qualcosa in più
Siamo di fronte a un fatto … anzi a più fatti intrecciati in un unico fatto, che sono completamente fuori dell’ordinario: Elisabetta, che appena sente la voce di Maria la saluta in un modo con cui … ridice praticamente le stesse parole – come contenuto – che Maria aveva sentito dall’Angelo, e nulla fa pensare che l’Angelo fosse andato da Elisabetta a dirle che stava arrivando Maria e come doveva salutarla! Elisabetta afferma che Maria è la madre del Suo Signore (Dio, in sostanza), afferma che ella ha creduto alla parola ricevuta (evidentemente da un Angelo)! Ma non basta. Tutto questo perché il bambino che porta nel grembo, ormai di circa sette mesi, ha fatto un movimento strano, che Elisabetta comprende come di gioia: il suo piccolo ha riconosciuto l’altro piccolo …
Trovate qualcosa di normale, voi, in tutto questo, tranne il fatto che le due donne si incontrano!? Maria poi risponde alle parole di Elisabetta ‘inventando’ la preghiera del Magnificat.
Da tutti questi fatti straordinari, che ricaviamo? Ci si potrebbe soffermare sul fatto straordinario di ogni gravidanza, mai data per scontata e sempre nuova! E non sbaglieremmo a fermarci lì. Si potrebbe riflettere sul fatto che quando Dio decide di farsi sentire, Lo sentono anche i bambini nel grembo, che sono capaci di cogliere la voce di Dio! E non sbaglieremmo. Ci potremmo soffermare sull’intesa spirituale e affettiva di persone che, come Maria ed Elisabetta, condividono profondamente la medesima fede, e vivono in unione particolare con Dio. E non sbaglieremmo. Ci potremmo soffermare sul mistero immenso che due donne condividono: hanno la conoscenza che il Mistero atteso da secoli, e profetizzato dai “tempi dei tempi”, ce l’hanno lì, nascosto tra le loro mani, o meglio nel loro ventre, che si muove, e Lo sentono. E non sbaglieremmo!
… Mi soffermo sul fatto che Elisabetta loda la fede di Maria e che la fede di Maria, se leggiamo con attenzione il fatto dell’annunciazione, è ‘tremendamente’ razionale; ma anche sul fatto che la razionalità non è quello che si crede solitamente. Intanto la razionalità vera contiene sempre affettività. Sempre. La mente sta concentrata solo e sempre su quello che in qualche modo colpisce, che interessa, sia nel bene che nel male: e questa concentrazione è il primo segno che sono coinvolti i nostri affetti, nell’attrazione o nella repulsione.
Poi: non si può credere se non si usa la testa. Ma non si usa la testa ponendo noi i criteri assoluti del ragionamento e le condizioni perché una realtà sia realtà. Le condizioni, quelle fondamentali, si ricevono: non le costruiamo noi.
Poi ancora: la razionalità vera, affettuosa e affettiva sa lasciare da parte decisioni prese in precedenza, quando esse non sono più adatte e adeguate alla nuova realtà che si presenta; Maria aveva fatto una sorta di voto di verginità, quindi sapeva di non diventare madre. All’annuncio dell’Angelo capisce che deve diventare madre, anche se non in maniera normale.
Maria chiede conto all’Angelo non per decidere se dire di sì o di no. Questa possibilità infatti è esclusa dal testo: anche se spesso si è parlato sul fatto che Maria vuole spiegazioni perché non vuole rinunciare alla verginità e che vuole argomenti validi per cambiare scelta di vita … anche se si è riflettuto così o in maniera simile, e sono riflessioni certamente belle ed edificanti, in realtà non sono affatto sostenibili. Maria chiede soltanto come, perché davanti a un angelo, che Ella ben riconosce come Angelo, cioè inviato di Dio, tutto quanto lei ha tra le mani prima dell’arrivo dell’Angelo viene a non avere più valore, se Dio comunica qualcosa di nuovo.
Maria, infine, comprende in maniera nuovamente profonda che la sua promessa di verginità era proprio finalizzata al fatto che doveva concepire, partorire ed essere legata per sempre a Gesù. Maria, quindi, quando chiede la spiegazione, pone davanti all’angelo un fatto reale, che riguarda la sua decisione precedente, e desidera solo sapere come o se questa si concilierà con il fatto che deve divenire Madre. È la razionalità in ascolto del mistero e della realtà dei fatti, una realtà che è percepita al di là di ogni punto di vista parziale.
Razionalità piena, perché non dimentica nessun dettaglio della realtà conosciuta: sa riflettere, ma sa anche chiedere, quando la risposta non può sgorgare dal semplice puro e limpido ragionamento.
Non posso ‘farla tanto lunga ancora’, ma non credete che siamo invitati a rivolgerci a Maria perché curi la nostra intelligenza/razionalità, rendendola una vera razionalità? Per non rischiare un’inconsapevole o addirittura spocchiosa esternazione di vanità o d’una mediocre e allucinata superbia … con la scusa che sappiamo comunque qualcosa, anzi, molto.
Sì, razionalità: rapporto affettuoso con la realtà così come essa è, capacità di non trascurare nessun dettaglio, limpidezza di ragionamento, capacità di chiedere spiegazioni a chi può darle. Sapere che, anche se abbiamo colto il nocciolo della realtà, ci sfugge sempre qualcosa di profondo, perché la realtà e la nostra stessa vita sono mistero ancora deposto nelle mani di Dio, per la loro gran parte.
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