Nessuno sapeva. O meglio, solo due, che seppero tenere il segreto fino al tempo dovuto.
Mi pare davvero interessante il fatto che nessuno seppe che Gesù era il Figlio di Dio, che nessuno, cioè, a parte Maria e Giuseppe, conobbe sino al tempo opportuno la caratteristica più importante di Gesù, il connotato più singolare della sua carta d’identità, quel particolare che permetteva di capire come mai potesse fare tutto quello che faceva e parlare in quel determinato modo: Gesù Figlio di Dio.
Così pure nessuno conobbe, fino al tempo opportuno, che non era stato concepito normalmente, né partorito normalmente (è questo che la Chiesa ci insegna quando parla della perpetua verginità di Maria).
Strano ancora che questa ignoranza non fu un impedimento per avvicinarLo: anzi, c’era come una attrazione verso quell’uomo, le sue parole, la sua potenza risanatrice, il suo modo di stare accanto agli altri e servirli.
E c’era al tempo stesso una certa curiosità di saperne di più su di Lui, e un desiderio della sua compagnia (per qualcuno purtroppo anche di eliminarlo!).
Sembra che Gesù abbia scelto una via strana per condurre i Suoi alla scoperta del fondamento di tutto, della verità centrale.
In effetti, perché non dire subito “la cosa” più importante e poi aggiungerci gli altri contorni? Non era più semplice dire subito: «sono il Figlio di Dio» e accompagnarne l’annuncio con una prova convincente, di quelle giuste, durevole per tutti i tempi, piuttosto che svelarlo a poco a poco e soltanto a pochi? E perché poi affidare ad altri, ai primi cristiani, limitati, il compito di portare fino ai confini della terra la realtà di un Dio incarnato e di testimoniare che Lui è il Figlio di Dio? Non era più facile se Lui stesso lo avesse detto, lasciando un segno indubitabile e sensibile, immune da ogni corruzione, affinché tutti comprendessero la verità su Dio?
Verrebbe da dire: «sì che era più facile!», ma nei confronti di Gesù la nostra mente e il nostro desiderio spesso confondono il più facile per noi con l’unica via possibile, veramente adeguata alle esigenze degli uomini.
Dunque, modi strani: si incarna il Figlio di Dio e noi sappiamo soltanto alla fine chi era!
Strano ancor di più quello che segue, mi pare: oggi noi sappiamo a differenza di quelli che lo hanno visto e toccato che Lui è il Figlio di Dio ma rischiamo di comportarci nei Suoi confronti con indifferenza, in modo distratto. «Sì, è vero, lo sappiamo chi è, però non lo vediamo, e poi ci sono tante sofferenze, sono tante le faccende da sbrigare, per cui è naturale che ci scordiamo di Lui». Allora, era meglio non sapere chi è però poterLo vedere e toccare oppure, come oggi, saper chi è ma non poterlo vedere ed essere costretti a correre dietro alle mille “cose” di ogni giorno?
Io direi: è meglio quello che sceglie Lui, che per ogni tempo ha un modo particolare tutto Suo di essere presente, così, come “quella volta”, quando scelse un concepimento e un parto verginali, senza che lo sapesse praticamente nessuno.
Perché si è comportato così? Se Gesù fosse stato concepito normalmente sarebbe stato forse meno Figlio di Dio? No. E dunque?
I motivi che possiamo dirci qui sono pochi, e sono come la punta di un iceberg, come ci vai a sbattere sopra t’accorgi che non finisce più.
Ogni uomo è in un modo tutto suo immagine della Santissima Trinità, quindi lo è anche Maria: Ella deve mostrare al mondo – secondo una vocazione tutta sua – chi è Dio e come agisce con gli uomini.
Quando Maria concepisce e partorisce verginalmente Gesù, ella è immagine del Padre che genera eternamente il Figlio senza perdere neppure un “frammento” della sua divinità, rimane perfettamente Sé stesso. Anzi, il Figlio è uguale al Padre proprio perché il Padre non perde nulla della propria divinità. Così, Maria, non subendo alcuna corruzione fisica, è immagine del Padre.
Poi Maria lo è anche del Figlio eterno, il quale investe con tutta la Sua potenza l’umanità di Gesù: nel gergo degli studiosi si dice che assume la umanità. Il Figlio Eterno nell’assumere fino in fondo l’umanità non smarrisce nulla della propria santità, anzi, permette di essere alla umanità di Gesù quello che è: santa. Così, dunque, Maria che accoglie dentro di sé, che assume nel suo corpo l’umanità di Gesù, Figlio di Dio, e lo partorisce rimanendo integra e lo offre agli uomini, è immagine del Figlio che assume l’umanità e si dona al mondo per salvarlo.
Non manca il rapporto con lo Spirito Santo. Maria che concepisce e partorisce per opera dello Spirito è proprio immagine dello Spirito stesso. Lo Spirito Santo è il dono che il Padre e il Figlio si fanno continuamente ed eternamente, il loro vincolo di amore, la loro comunicazione
di amore. Anche Maria comunica al Figlio Suo – secondo le leggi biologiche più normali – la vita, il nutrimento, l’amore, l’educazione, e instaura con Lui quel legame così vitale, unico che soltanto una madre può comprendere. Vitale sul serio: dalla vita di Maria dipende la vita di Gesù nei nove mesi di gestazione.
Allora, perché vergine? Per mostrare che quando Dio interviene con la Sua onnipotenza non fa perdere nulla all’uomo, non priva di niente (a parte il peccato): anzi, aggiunge, santifica, porta a compimento.
Vergine perché è segno di Dio che non solo è tutto ma si dà tutto e non perde nulla.
Madre di un uomo che è Dio. Così Ella mostra fin dove arriva la collaborazione che Dio chiede a tutti gli uomini, la collaborazione della creatura con il Creatore: prendere in sé la vita di Dio e comunicarla poi agli altri e restituirla tutta a Lui. Essere Madre del proprio Creatore e Salvatore. Diciamolo con parole più azzardate, un po’ poetiche: “permettere” che Dio si incarni per salvarci, permettere a Dio di compiere la Sua volontà. Ma non è quello che Gesù voleva dire quando piangendo su Gerusalemme profetizzava la sua rovina perché avevano rifiutato Lui?
Strano, dunque, che Dio pensi e agisca in certi modi? Sarà, ma quando qualcosa è troppo strana è segno che sotto sotto c’è qualcosa di grosso, e se finisci per sbatterci sopra … E difatti i santi quando si imbattevano su questi misteri si perdevano volentieri, ci si gongolavano, e ne rimanevano così contenti che si trasformavano… diventavano strani, pure loro, santi appunto.
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